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Sistema Speenhamland

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Il sistema Speenhamland (conosciuto anche come Berkshire Bread Act) fu una forma di sussidio assistenziale introdotta nel Regno Unito per mitigare la povertà rurale in Inghilterra e Galles. Rimasto in vigore dalla fine del XVIII secolo all'inizio del XIX secolo, rappresentò una modifica sostanziale delle Poor Laws approvate all'epoca del regno di Elisabetta I. nacque come risposta indiretta alle difficoltà economiche causate dal coinvolgimento britannico nelle guerre della Rivoluzione francese e nelle guerre napoleoniche.[1][2]

Funzionamento

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Il provvedimento prese il nome da un incontro tenutosi il 6 maggio 1795 al Pelican Inn di Speenhamland, nel Berkshire. In quella sede, i magistrati locali idearono questo meccanismo per alleviare gli stenti della popolazione rurale causati dal forte rincaro dei cereali, introducendo di fatto un nuovo principio sociale ed economico: il diritto di vivere.[3] L'impennata del prezzo del grano fu causata principalmente dai cattivi raccolti del biennio 1795-1796, sebbene all'epoca la questione fosse oggetto di accesi dibattiti, con l'opinione pubblica che spesso attribuiva la responsabilità della carestia a intermediari e accaparratori.[4]

Le autorità di Speenhamland approvarono un sistema mobile di sussidi salariali. Le famiglie ricevevano un sussidio parrocchiale per integrare i propri guadagni fino a un livello minimo di sussistenza calcolato matematicamente. Questa soglia variava in base al numero dei figli a carico e al prezzo di mercato del pane. Ad esempio, se il costo del pane era di 14 penny a pagnotta, il reddito di una famiglia con due figli veniva garantito fino a 102 pence.

La formula fu concepita in un momento di forte inflazione; tuttavia, l'adeguamento del salario minimo fu calcolato per non seguire linearmente l'aumento dei prezzi. Se il prezzo del pane saliva a 20 penny, il livello salariale garantito aumentava a 132 pence: a fronte di un aumento del costo del pane del 43%, il sussidio cresceva solo del 30%.

L'impatto economico di queste integrazioni gravò interamente sui proprietari terrieri della parrocchia, che finanziavano il sistema attraverso le tasse locali. Di conseguenza, si cercarono presto soluzioni alternative per ridurre i costi dell'assistenza, come il finanziamento di case di lavoro (in inglese workhouses) gestite da consorzi parrocchiali. Il sistema di Speenhamland raggiunse la massima diffusione durante le guerre napoleoniche, fungendo da ammortizzatore sociale per placare il malcontento e prevenire rivolte tra i braccianti agricoli.[5] Molto popolare nelle contee dell'Inghilterra meridionale, il primo ministro William Pitt il Giovane tentò invano di estenderlo a livello nazionale. Non divenne mai una legge di Stato, ma rimase fortemente radicato soprattutto nelle zone che negli anni trenta del XIX secolo furono teatro delle rivolte note come Swing Riots, prima di essere definitivamente abolito con la riforma delle leggi sui poveri del 1834.

Nel 1834 il Rapporto della Commissione Reale sull'Operazione della Law Poor del 1832 definì lo Speenhamland un "sistema universale di pauperismo". Secondo la commissione, il meccanismo permetteva ai datori di lavoro (agricoltori e primi industriali) di pagare salari inferiori al livello di sussistenza, poiché la parrocchia copriva la differenza per garantire la sopravvivenza dei lavoratori. Di conseguenza, i salari reali rimanevano artificialmente bassi e i contribuenti locali si trovavano a sovvenzionare i profitti dei grandi proprietari.

L'economista Thomas Malthus criticò aspramente il sistema, ritenendo che il sostegno economico indiscriminato causasse un aumento incontrollato della popolazione. Secondo la sua visione, le leggi sui poveri incoraggiavano matrimoni precoci e nascite incontrollate, rischiando di condurre a una catastrofe malthusiana in cui la crescita demografica avrebbe superato la produzione alimentare.[6] Gli storici successivi hanno tuttavia evidenziato come la produzione alimentare britannica sia cresciuta costantemente di un terzo tra il 1790 e il 1830 e che l'effettivo incremento demografico fosse trainato dalla forte domanda di lavoro minorile nelle fabbriche, piuttosto che dai sussidi.[6]

Anche David Ricardo espresse contrarietà, sostenendo che lo Speenhamland creasse una trappola della povertà in grado di disincentivare il lavoro, ridurre la produttività agricola e preparare il terreno per una rivoluzione. Studi storici hanno però dimostrato che la miseria dell'epoca non dipendeva dal sussidio, bensì dalle politiche deflazionistiche di ritorno al sistema aureo, caldeggiate dallo stesso Ricardo.[6]

Il sociologo Karl Polanyi offrì un'analisi complessa del fenomeno: il diritto di vivere introdotto a Speenhamland si scontrava inevitabilmente con la necessità del nascente capitalismo industriale di creare un mercato del lavoro concorrenziale, composto da proletari costretti a lavorare per un salario. Poiché i salari offerti erano miserevoli e la produttività dell'epoca era ancora bassa, i lavoratori rurali non consideravano degradante vivere di sussidi. Secondo Polanyi, nel tentativo di proteggere la società rurale dalla sottomissione al mercato, il sistema Speenhamland finì paradossalmente per degradare il tessuto sociale, provocando il pauperismo di massa delle popolazioni agricole.

Nello studio del 1960 The Myth of the Old Poor Law, lo storico Mark Blaug ha sostenuto che la Commissione Reale del 1834 esagerò i difetti dello Speenhamland al fine di giustificare l'introduzione della nuova e più rigida legge sui poveri. Altri storici, tra cui Eric Hobsbawm, hanno invece ravvisato che la vecchia legislazione assistenziale tutelasse i lavoratori dai risvolti più brutali del mercato. In tempi recenti, lo storico olandese Rutger Bregman ha ripreso queste posizioni, contestando la validità economica delle storiche critiche mosse al provvedimento del 1795.

  1. ↑ Hammond, Hammond, p. 19.
  2. ↑ (EN) Karl Polanyi, The great transformation, Boston, Beacon Press, 1957, p. 168.
  3. ↑ Polanyi.
  4. ↑ Elder, pp. 294-302.
  5. ↑ Phillis Deane, The First Industrial Revolution, Cambridge, Cambridge Press, 1965, p. 144, ISBN 0-521-29609-9.
  6. 1 2 3 Rutger Bregman, Nixon's Basic Income Plan, in Jacobin, New York, 5 maggio 2016.

Collegamenti esterni

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