Provincia di Trieste
| Provincia di Trieste provincia | |
|---|---|
| (IT) Provincia di Trieste (SL) Pokrajina Trst[1] | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Amministrazione | |
| Capoluogo | |
| Data di istituzione | |
| Data di soppressione | |
| Territorio | |
| Coordinate del capoluogo | 45°38′10″N 13°48′15″E |
| Superficie | 212,51 km² |
| Abitanti | 227 740[6] (30-6-2026) |
| Densità | 1 071,67 ab./km² |
| Comuni | 6 comuni |
| Province confinanti | Gorizia, Litorale-Carso (Slovenia) |
| Altre informazioni | |
| Lingue | italiano, sloveno |
| Cod. postale | 34121 - 34151 (Trieste) 34010 - 34011, 34015 - 34016, 34018 (altri comuni) |
| Prefisso | 040 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| ISO 3166-2 | IT-TS |
| Codice ISTAT | 032 |
| Targa | TS |
| PIL | (nominale) 8 952,63 mln €[7] |
| PIL procapite | (nominale) 39 100 €[7] |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
La provincia di Trieste (Pokrajina Trst in sloveno[1]) è una provincia del Friuli-Venezia Giulia, con capoluogo Trieste.
Istituita per la prima volta il 18 gennaio 1923,[2] fu profondamente ridimensionata territorialmente in seguito alla seconda guerra mondiale e alle modificazioni del confine italo-jugoslavo. Dopo il passaggio del territorio triestino dall'amministrazione militare alleata a quella italiana, avvenuto il 26 ottobre 1954 in attuazione del Memorandum di Londra,[3] l'ordinamento amministrativo italiano fu progressivamente ripristinato nel territorio. Il giorno successivo il presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò il prefetto Giovanni Palamara commissario generale del Governo per il territorio di Trieste.[8]
La provincia quale ente amministrativo fu soppressa con la legge regionale n. 20 del 9 dicembre 2016. Per la provincia di Trieste, già commissariata, il procedimento di liquidazione ebbe inizio il 1º gennaio 2017; il trasferimento delle funzioni e la soppressione produssero effetto dal 1º ottobre 2017.[5] Le funzioni furono trasferite alla Regione, ai comuni e alle unioni territoriali intercomunali, nell'ambito della riforma dell'ordinamento locale regionale.
Nel territorio della soppressa provincia operò dapprima l'Unione Territoriale Intercomunale Giuliana; dal 1º luglio 2020 le principali funzioni di area vasta furono attribuite all'ente di decentramento regionale di Trieste, istituito dalla legge regionale n. 21 del 29 novembre 2019.
La reintroduzione delle province nell'ordinamento del Friuli-Venezia Giulia è stata resa possibile dalla legge costituzionale n. 1 26 gennaio 2026, che ha modificato lo statuto speciale regionale prevedendo nuovamente enti di area vasta dotati di organi eletti direttamente dalla popolazione.[4] In attuazione della riforma statutaria, la legge regionale n. 7 del 14 luglio 2026 ha istituito le quattro province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, facendo coincidere le rispettive circoscrizioni con quelle degli enti di decentramento regionale.[4]
Durante la fase transitoria l'ente di decentramento regionale di Trieste continua a esercitare le proprie funzioni. Dal 1º gennaio 2027 la provincia di Trieste subentrerà all'EDR nella totalità delle funzioni, del patrimonio e dei rapporti giuridici pendenti; gli enti di decentramento regionale cesseranno contestualmente la propria attività.[4]
Indipendentemente dalle vicende dell'ente territoriale, il territorio provinciale è rimasto utilizzato come circoscrizione per diverse amministrazioni statali e come unità statistica. Dopo la soppressione del 2017 l'Istituto nazionale di statistica ha infatti continuato a classificare l'ex provincia come «unità territoriale sovracomunale non amministrativa».[9]
Con una superficie di circa 212 km², il territorio di Trieste costituisce la meno estesa tra le circoscrizioni provinciali italiane. Le sue attuali dimensioni derivano dalla ridefinizione del confine orientale successiva alla seconda guerra mondiale: gran parte dell'antica provincia istituita nel 1923 rimase infatti al di fuori dell'amministrazione italiana.
La provincia comprende sei comuni: Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico e Trieste. È pertanto la provincia italiana con il minor numero di comuni.
Geografia fisica
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Il territorio della provincia di Trieste occupa l'estremità sud-orientale del Friuli-Venezia Giulia, tra il confine con la Slovenia e il golfo di Trieste, nel settore settentrionale del mare Adriatico. Con una superficie di circa 212 km², si sviluppa prevalentemente in una stretta fascia di territorio lunga circa 30 km e larga generalmente tra 5 e 10 km, compresa tra la costa e il confine di Stato.[10]
Dal punto di vista geomorfologico il territorio appartiene in larga parte al Carso triestino, prosecuzione in territorio italiano del più vasto altopiano carsico esteso anche nella vicina Slovenia. L'altopiano è costituito prevalentemente da rocce calcaree e carbonatiche formatesi tra il Cretacico e il Paleogene e presenta una morfologia caratterizzata dalla diffusione di fenomeni carsici superficiali e sotterranei.[11]
La morfologia varia dalla fascia costiera, posta al livello del mare, all'altopiano carsico, che si mantiene mediamente intorno ai 300 m s.l.m.;[11] le quote aumentano procedendo verso l'interno e raggiungono i valori maggiori nei settori prossimi al confine sloveno. I versanti costituiti da flysch degradano dall'altopiano verso il golfo di Trieste.[11]
La costa presenta caratteristiche differenti nei diversi settori. A nord di Trieste il ciglione carsico raggiunge in più punti direttamente il mare, formando coste alte e rocciose, particolarmente evidenti nel tratto compreso tra Duino e Sistiana. A sud della città si apre la baia di Muggia, delimitata a settentrione dal territorio di Trieste e a meridione dalla penisola di Muggia, in prossimità del confine italo-sloveno.
Carsismo e speleologia
[modifica | modifica wikitesto]Il Carso triestino costituisce una delle aree italiane maggiormente rappresentative dei fenomeni carsici epigei e ipogei. Tra il Carso triestino e quello goriziano sono censite oltre 3.000 cavità e migliaia di doline.[11] Il paesaggio è caratterizzato inoltre da campi solcati, inghiottitoi e altre forme prodotte dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche.
Tra le cavità più note si trova la Grotta Gigante, nel territorio comunale di Sgonico, la cui Grande Caverna è caratterizzata da dimensioni eccezionali. La cavità fu esplorata per la prima volta nel 1840 e, dopo la realizzazione del percorso attrezzato iniziata nel 1905, fu aperta al pubblico il 5 luglio 1908.[12]
La diffusione del carsismo condiziona profondamente anche la circolazione delle acque: gran parte delle precipitazioni si infiltra nel sottosuolo attraverso le fratture e le cavità della roccia calcarea, alimentando un esteso sistema idrico sotterraneo.[11]
Idrografia
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L'idrografia superficiale è relativamente poco sviluppata a causa della natura carsica di gran parte del territorio. Il sistema idrografico principale è quello del Timavo, uno degli esempi più rappresentativi di corso d'acqua carsico. Il fiume, noto come Reka nel suo tratto superiore, scorre inizialmente in superficie in territorio sloveno e scompare nel sottosuolo presso le Grotte di San Canziano, proseguendo quindi attraverso il sistema idrogeologico del Carso.[13]
Le acque riemergono presso San Giovanni di Duino, dove si trovano le risorgive del Timavo, principale emergenza idrica del Carso Classico. Le sorgenti sono costituite da quattro polle raccolte in tre rami, che confluiscono in un unico corso superficiale; dopo circa 3 km il Timavo sfocia nel golfo di Panzano.[14] Le risorgive drenano una parte rilevante delle acque sotterranee dell'acquifero carsico e costituiscono uno degli elementi principali del sistema idrogeologico transfrontaliero.[14]
Tra gli altri corsi d'acqua si trovano il torrente Rosandra, che attraversa l'omonima valle, e il rio Ospo, entrambi caratterizzati da alimentazione mista carsica e superficiale.[11] Nei settori costituiti da flysch, in particolare nelle aree di Trieste e Muggia, la minore permeabilità delle rocce permette inoltre lo sviluppo di una rete di corsi d'acqua superficiali minori.[13]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Dalla dissoluzione dell'Austria-Ungheria all'amministrazione italiana
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio che avrebbe costituito la provincia di Trieste appartenne fino al termine della prima guerra mondiale all'Impero austro-ungarico. Trieste costituiva il principale centro del Litorale austriaco, articolato nei territori di Trieste, della Contea principesca di Gorizia e Gradisca e del Margraviato d'Istria. La dissoluzione dell'Impero e l'occupazione italiana della Venezia Giulia nel novembre 1918 determinarono l'avvio di una lunga fase di transizione istituzionale, durante la quale l'ordinamento amministrativo preesistente venne progressivamente sostituito da quello italiano.[15]
Dal novembre 1918 al luglio 1919 la Venezia Giulia fu sottoposta a un governatore militare; con il decreto luogotenenziale 4 luglio 1919, n. 1081, l'amministrazione dei servizi civili, governativi e locali fu quindi affidata a un commissario straordinario. Il regio decreto 24 luglio 1919, n. 1251 istituì successivamente il Commissariato generale civile per la Venezia Giulia, con sede a Trieste e posto alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio dei ministri.[15]
Il passaggio alla sovranità italiana fu definito sul piano internazionale nel quadro dei trattati conclusivi della guerra. Il trattato di Saint-Germain-en-Laye e il successivo trattato di Rapallo definirono il nuovo assetto del confine orientale italiano; l'annessione dei territori della Venezia Giulia fu accompagnata da una graduale estensione dell'ordinamento del Regno d'Italia. L'amministrazione transitoria continuò tuttavia a conservare per alcuni anni strutture proprie, mentre l'integrazione amministrativa e giuridica con il Regno procedette progressivamente.[16]
Con il regio decreto-legge 17 ottobre 1922, n. 1353, venne soppresso l'ufficio del commissario generale civile e le sue attribuzioni furono trasferite a un prefetto per la Venezia Giulia, con sede a Trieste. Tale provvedimento non istituì tuttavia la provincia, poiché manteneva ancora provvisoria la circoscrizione amministrativa delle nuove terre.[15]
L'istituzione della provincia
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La provincia di Trieste fu istituita con il regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, nell'ambito della sistemazione amministrativa dei territori annessi all'Italia dopo la prima guerra mondiale. Il decreto istituì contemporaneamente la provincia di Trieste e la provincia dell'Istria, mentre i circondari di Gorizia, Gradisca e Tolmino furono aggregati alla provincia di Udine, che assunse la denominazione di provincia del Friuli.[2]
La nuova provincia comprendeva i circondari di Trieste e Postumia, estendendosi quindi su un territorio assai più ampio di quello dell'odierna circoscrizione provinciale. Ne facevano parte il capoluogo e il Carso triestino, il territorio di Monfalcone e Grado e vaste aree dell'attuale Slovenia sud-occidentale, comprendenti, tra gli altri, i centri di Sesana, Divaccia, Postumia e Senosecchia.[2] La sua configurazione territoriale rifletteva pertanto l'assetto del confine orientale italiano stabilito dopo la prima guerra mondiale e non corrispondeva alla successiva provincia formatasi dopo il secondo conflitto mondiale.
La provincia era inizialmente articolata nei circondari di Trieste e Postumia e in numerosi comuni. Negli anni successivi il governo fascista attuò un processo di accorpamento delle amministrazioni comunali, riducendone considerevolmente il numero. L'evoluzione delle circoscrizioni e dei comuni appartenuti alla provincia è trattata nella sezione dedicata alla geografia antropica.
Nel quadro dell'estensione dell'ordinamento amministrativo italiano alle nuove province, anche le strutture provinciali furono progressivamente uniformate a quelle del resto del Regno. Durante il fascismo, l'amministrazione locale venne interessata dalle trasformazioni che coinvolsero complessivamente gli enti territoriali italiani, con il superamento degli organi elettivi e la loro sostituzione con strutture di nomina governativa.
La seconda guerra mondiale e l'occupazione tedesca
[modifica | modifica wikitesto]Lo scoppio della seconda guerra mondiale e, soprattutto, gli avvenimenti seguiti all'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 determinarono una profonda cesura nella storia amministrativa della provincia. Nel settembre 1943 le forze tedesche occuparono Trieste e il territorio circostante e la provincia venne inclusa nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland, OZAK), insieme alle province di Udine, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana.[17]
La Zona d'operazioni fu posta sotto l'autorità del commissario supremo Friedrich Rainer, Gauleiter della Carinzia. Pur non essendo formalmente annessa al Terzo Reich, l'area fu sottratta nella pratica all'amministrazione ordinaria della Repubblica Sociale Italiana e sottoposta a un sistema di controllo tedesco nel quale il commissario supremo, affiancato da consiglieri germanici, esercitava i principali poteri civili e militari.[17]
Trieste assunse il ruolo di centro amministrativo della Zona d'operazioni. Il periodo compreso tra il 1943 e il 1945 fu caratterizzato dalla repressione nazista, dalle deportazioni e dalla lotta contro il movimento partigiano italiano e jugoslavo. Nel territorio provinciale operò inoltre la Risiera di San Sabba, utilizzata dalle autorità naziste come campo di detenzione e di polizia e come luogo di transito per deportati.
La guerra sul confine orientale assunse contemporaneamente una dimensione nazionale e territoriale particolarmente complessa, poiché alla lotta contro l'occupazione tedesca si sovrappose il conflitto politico e nazionale relativo alla futura appartenenza della Venezia Giulia. Le forze della Resistenza italiana e quelle del movimento partigiano jugoslavo condividevano l'opposizione al nazifascismo, ma perseguivano obiettivi differenti riguardo all'assetto territoriale del dopoguerra.
Il 1945 e l'inizio della questione triestina
[modifica | modifica wikitesto]Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio 1945, con il crollo dell'amministrazione tedesca, il territorio triestino divenne uno dei principali punti di confronto tra gli Alleati occidentali e la Jugoslavia di Josip Broz Tito. Le forze jugoslave raggiunsero Trieste il 1º maggio 1945; nei giorni successivi giunsero in città anche le forze neozelandesi dell'VIII Armata britannica.
La presenza jugoslava nella città e nel territorio circostante si protrasse fino al giugno 1945. La contrapposizione tra Jugoslavia e Alleati sulla Venezia Giulia fu temporaneamente regolata dagli accordi conclusi nel giugno dello stesso anno, che determinarono la separazione dell'area contesa lungo la cosiddetta Linea Morgan. La parte occidentale, comprendente Trieste e una fascia del Carso, passò sotto l'amministrazione del Governo militare alleato, mentre la parte orientale fu amministrata dalle autorità militari jugoslave.
Il nuovo assetto aveva carattere provvisorio e non risolveva la questione della sovranità. Dal 1945 al 1947 il Governo militare alleato esercitò nel territorio sottoposto alla propria amministrazione poteri civili e amministrativi, mantenendo e riorganizzando numerosi uffici pubblici locali. La documentazione prodotta dal Governo militare alleato tra il 1945 e il 1954 costituisce oggi uno dei principali nuclei archivistici conservati dall'Archivio di Stato di Trieste.[18]
Il trattato di pace e il Territorio Libero di Trieste
[modifica | modifica wikitesto]Il nuovo assetto internazionale fu stabilito dal trattato di pace di Parigi, firmato dall'Italia e dalle potenze alleate il 10 febbraio 1947. Il trattato dispose ampie modificazioni del confine orientale: una parte considerevole della precedente provincia di Trieste passò alla Jugoslavia, mentre alcuni comuni del Monfalconese e Grado rimasero all'Italia e furono aggregati alla provincia di Gorizia.[19]
Il trattato, entrato in vigore il 16 settembre 1947, istituì all'articolo 21 il Territorio Libero di Trieste, concepito come entità indipendente la cui integrità e indipendenza avrebbero dovuto essere garantite dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.[20]
Il territorio previsto dal trattato era diviso in due zone amministrative. La Zona A, comprendente Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Sgonico, San Dorligo della Valle e Muggia, rimase sotto il Governo militare alleato angloamericano; la Zona B, comprendente territori dell'Istria nord-occidentale, rimase sotto l'amministrazione militare jugoslava. La creazione del Territorio Libero modificò quindi radicalmente l'assetto della provincia istituita nel 1923.[20]
Lo Statuto permanente del Territorio Libero prevedeva la nomina di un governatore da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le divergenze internazionali maturate nel contesto della guerra fredda impedirono tuttavia di raggiungere un accordo sulla nomina e l'ordinamento definitivo non divenne operativo. Le due zone continuarono pertanto a essere amministrate separatamente dalle rispettive autorità militari.[20]
Il Governo militare alleato
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 1947 e il 1954 la Zona A rimase sotto l'amministrazione del Governo militare alleato. L'amministrazione angloamericana disponeva di proprie strutture competenti in materia di polizia, trasporti, porto, prezzi, affari legali e altri settori della vita pubblica.[18]
L'ordinamento della Zona A conservò tuttavia anche una componente amministrativa italiana. Nel 1952 tale settore venne ampliato e posto sotto la direzione di un direttore superiore dell'amministrazione, con rango prefettizio e subordinato al Ministero dell'interno italiano.[18] In tal modo, prima ancora della conclusione della questione internazionale, una parte delle funzioni amministrative era già esercitata attraverso strutture collegate allo Stato italiano.
La separazione del territorio e l'incertezza sulla sua destinazione politica influenzarono profondamente la vita pubblica locale. Trieste divenne uno dei punti simbolicamente e strategicamente più rilevanti della frontiera tra il blocco occidentale e la Jugoslavia socialista, mentre la questione della sua appartenenza rimase al centro dei rapporti diplomatici fra Italia, Jugoslavia, Stati Uniti e Regno Unito.
Il Memorandum di Londra e il ritorno dell'amministrazione italiana
[modifica | modifica wikitesto]La fase del Governo militare alleato terminò con il Memorandum di Londra, sottoscritto il 5 ottobre 1954 dai rappresentanti dei governi di Italia, Jugoslavia, Regno Unito e Stati Uniti. L'intesa dispose la cessazione dell'amministrazione militare angloamericana nella Zona A e il suo trasferimento all'amministrazione civile italiana, mentre la Zona B rimase sotto l'amministrazione jugoslava.[21]
Il trasferimento effettivo dei poteri avvenne il 26 ottobre 1954, quando cessò l'amministrazione militare alleata e le truppe italiane entrarono a Trieste.[21] Il 27 ottobre il presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò il prefetto Giovanni Palamara commissario generale del Governo per il territorio di Trieste; il passaggio formale delle funzioni tra le autorità alleate e quelle italiane si completò nei giorni immediatamente successivi.[22]
L'amministrazione italiana venne ripristinata nei sei comuni della Zona A: Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico. Questo territorio, assai più ridotto rispetto alla provincia del periodo 1923-1947, costituì da allora l'ambito territoriale dell'amministrazione provinciale triestina.
La nuova configurazione conferì alla provincia caratteristiche eccezionali nel panorama italiano: il territorio risultava costituito da una stretta fascia compresa tra il golfo di Trieste e il confine jugoslavo, con appena sei comuni e una forte concentrazione della popolazione nel capoluogo.
Dalla Regione autonoma al trattato di Osimo
[modifica | modifica wikitesto]Il ritorno dell'amministrazione italiana rese possibile anche il completamento dell'assetto regionale previsto dalla Costituzione. La costituzione del Friuli-Venezia Giulia era infatti rimasta sospesa per la particolare situazione internazionale di Trieste. Con la legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 venne approvato lo Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia, che costituì la Regione autonoma comprendendo i territori delle province di Gorizia e Udine e i sei comuni di Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico; Trieste ne divenne il capoluogo.[23]
Il primo Consiglio regionale si insediò a Trieste il 26 maggio 1964. L'inserimento del territorio triestino nella nuova Regione autonoma consolidò la sua integrazione nell'ordinamento amministrativo repubblicano, pur mantenendo le peculiarità derivanti dalla posizione di confine e dalla presenza della minoranza linguistica slovena.[24]
La questione territoriale rimasta aperta dopo il Memorandum del 1954 fu definitivamente regolata sul piano bilaterale dal trattato di Osimo, firmato dall'Italia e dalla Jugoslavia il 10 novembre 1975 e reso esecutivo in Italia con la legge 14 marzo 1977, n. 73. Il trattato definì il confine tra i due Stati sulla base della separazione territoriale determinatasi nel 1954 e disciplinò ulteriori questioni connesse alla cittadinanza, ai beni e alla tutela delle rispettive minoranze.[25]
La provincia nella seconda metà del Novecento
[modifica | modifica wikitesto]Dagli anni sessanta la provincia operò stabilmente come ente territoriale della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. La particolare ristrettezza della circoscrizione, la presenza di soli sei comuni e il peso demografico e amministrativo del capoluogo conferirono all'ente una struttura diversa da quella della maggior parte delle province italiane.
L'attività provinciale riguardò, secondo l'evoluzione della legislazione statale e regionale, funzioni di area vasta quali la viabilità, l'edilizia scolastica, la pianificazione territoriale, la tutela ambientale e ulteriori servizi sovracomunali. La Provincia operò inoltre in un territorio caratterizzato dalla presenza storica della comunità linguistica slovena e dalla progressiva intensificazione dei rapporti transfrontalieri con la Jugoslavia e, successivamente, con la Slovenia.
La dissoluzione della Jugoslavia e l'indipendenza slovena nel 1991 trasformarono nuovamente il contesto geopolitico del territorio, senza modificarne la circoscrizione. Con l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea nel 2004 e nello spazio Schengen nel 2007, il confine che per gran parte del secondo dopoguerra aveva costituito uno degli elementi caratterizzanti della provincia divenne una frontiera interna dell'Unione europea. Il nuovo quadro favorì l'intensificazione della cooperazione istituzionale e territoriale tra gli enti locali italiani e sloveni.
La soppressione della provincia
[modifica | modifica wikitesto]Nel secondo decennio del XXI secolo il Friuli-Venezia Giulia avviò una profonda riforma del proprio sistema delle autonomie locali. La legge costituzionale 28 luglio 2016, n. 1 modificò lo Statuto speciale eliminando il riferimento alle province quali enti necessari dell'ordinamento regionale e attribuendo alla Regione una più ampia potestà nella definizione degli enti di area vasta.
La successiva legge regionale 9 dicembre 2016, n. 20 dispose la soppressione delle Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine e disciplinò il trasferimento delle rispettive funzioni, del personale e dei rapporti giuridici.[26]
Poiché gli organi della Provincia di Trieste erano già sottoposti a gestione commissariale, il procedimento di soppressione ebbe inizio il 1º gennaio 2017. Il trasferimento delle funzioni e dei rapporti giuridici divenne efficace il 1º ottobre dello stesso anno, data dalla quale ebbe effetto la soppressione dell'ente.[27]
Il territorio dei sei comuni continuò tuttavia a essere utilizzato come circoscrizione statistica e amministrativa per diverse finalità. La soppressione dell'ente provinciale non comportò quindi la scomparsa della circoscrizione territoriale tradizionalmente identificata con la provincia di Trieste.
L'Ente di decentramento regionale
[modifica | modifica wikitesto]La riorganizzazione delle autonomie locali conobbe una nuova fase con la legge regionale 29 novembre 2019, n. 21, che istituì gli enti di decentramento regionale di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. L'Ente di decentramento regionale di Trieste assunse come propria circoscrizione i sei comuni già appartenenti alla provincia.
Dal 1º luglio 2020 l'EDR subentrò nell'esercizio di una serie di funzioni di area vasta, in particolare in materia di viabilità ed edilizia scolastica. Diversamente dalla precedente Provincia, l'ente di decentramento regionale non costituiva un ente locale dotato di organi politici elettivi, ma un ente funzionale della Regione.
La creazione degli EDR mantenne pertanto una circoscrizione territoriale corrispondente alle precedenti province, pur inserendola in un modello amministrativo differente. Nel caso triestino ciò determinò la continuità territoriale dell'area dei sei comuni anche durante il periodo in cui la Provincia non esisteva più come ente locale.
La reintroduzione della provincia
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni successivi la Regione avviò un nuovo processo di revisione del proprio ordinamento locale, orientato al ripristino di enti di area vasta dotati di rappresentanza politica. La riforma richiese una nuova modifica dello Statuto speciale, poiché la revisione costituzionale del 2016 aveva eliminato le province dall'assetto statutario regionale.
Il procedimento parlamentare si concluse il 21 gennaio 2026 con l'approvazione definitiva della legge costituzionale di modifica dello Statuto speciale. La legge costituzionale 26 gennaio 2026, n. 1, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2026, ha attribuito alla Regione la facoltà di istituire enti di area vasta dotati di organi eletti direttamente dalla popolazione e di disciplinarne circoscrizioni, funzioni e ordinamento.[28]
In attuazione della riforma costituzionale, la legge regionale 14 luglio 2026, n. 7 ha nuovamente istituito le quattro province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, stabilendo che le rispettive circoscrizioni corrispondano a quelle degli enti di decentramento regionale.[4] La provincia di Trieste è stata pertanto nuovamente istituita nella circoscrizione formata dai comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico e Trieste.
Il nuovo ordinamento provinciale prevede quali organi il presidente della Provincia, il consiglio provinciale e la giunta, inserendo nuovamente un livello di governo di area vasta direttamente rappresentativo nell'ordinamento regionale. La legge ha contemporaneamente disposto la soppressione degli enti di decentramento regionale.[4]
La ricostituzione amministrativa è accompagnata da una fase transitoria. Fino al 31 dicembre 2026 l'Ente di decentramento regionale di Trieste continua a esercitare le funzioni attribuitegli; dal 1º gennaio 2027 la Provincia subentrerà all'EDR nella totalità delle funzioni, del patrimonio e dei rapporti giuridici pendenti. Le elezioni del presidente e del consiglio provinciale saranno indette al completamento del processo costitutivo previsto dalla legislazione regionale.[4]
La riforma del 2026 conclude così, sul piano istituzionale, il periodo iniziato con la soppressione del 2017, ripristinando la Provincia di Trieste come ente di area vasta. La circoscrizione territoriale resta quella dei sei comuni formatasi nel secondo dopoguerra e mantenuta, attraverso differenti assetti amministrativi, anche durante il periodo di operatività dell'Ente di decentramento regionale.
Simboli
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- Stemma
Lo stemma venne concesso con regio decreto di re Vittorio Emanuele III del 22 settembre 1927.[29] Si tratta di una rielaborazione del sigillo comunale trecentesco, rimasto in uso fino al 1516, a sua volta ispirato a monete vescovili datate 1202. il "vallo romano" non corrisponde ad una costruzione realmente esistita ma allude all'antica cintura difensiva romana.[30] Dal 1933 al 1943 lo stemma era ornato con il capo del Littorio.[31]
- Gonfalone
Il gonfalone, concesso con regio decreto di re Vittorio Emanuele III del 21 ottobre 1937, è un drappo di azzurro.[29]
- Bandiera
La bandiera è un drappo rettangolare di azzurro, caricato al centro dello stemma provinciale.
Monumenti e luoghi d'interesse
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Il patrimonio storico, artistico e archeologico della provincia riflette la posizione di confine del territorio e la successione delle diverse civiltà sviluppatesi nell'area dell'alto Adriatico. Ai monumenti del capoluogo, tra i quali la cattedrale di San Giusto, il Castello di San Giusto e il Castello di Miramare, si affiancano siti archeologici, borghi storici, fortificazioni e luoghi di culto distribuiti sull'altopiano carsico e lungo la costa.
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Il principale edificio religioso del territorio provinciale è la cattedrale di San Giusto di Trieste, sorta sull'omonimo colle e divenuta uno dei principali simboli storici della città.

Sul colle di Muggia Vecchia sorge la basilica di Santa Maria Assunta, attorno alla quale si sviluppava l'antico insediamento medievale precedente alla crescita della moderna Muggia sulla costa. Nel Carso si trova invece il santuario di Monrupino, posto sulla sommità della rocca che domina l'abitato e il territorio circostante.
A Aurisina sorge la chiesa parrocchiale di San Rocco, mentre nella Val Rosandra, in posizione isolata sulle pendici del monte Carso, si trova la chiesetta di Santa Maria in Siaris, luogo di culto legato alla storia religiosa della valle.

Tra le architetture religiose contemporanee spicca il Santuario mariano di Monte Grisa, situato sull'altopiano a nord di Trieste e dominante il golfo. Il santuario fu realizzato nel secondo dopoguerra come Tempio nazionale a Maria Madre e Regina.[32]
Architetture militari e fortificate
[modifica | modifica wikitesto]Il sistema delle fortificazioni costituisce una componente rilevante del patrimonio storico provinciale. Tra gli edifici più significativi si trova il Castello di Duino, edificato in posizione dominante sulle falesie dell'Adriatico. Il complesso attuale sostituì progressivamente il più antico castello medievale, del quale rimangono le rovine nelle immediate vicinanze.[33]

Nel centro storico di Muggia sorge il Castello di Muggia, costruito nel XIV secolo per iniziativa del patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck. La fortezza faceva parte del sistema difensivo dell'abitato, del quale si conservano anche tratti delle successive mura cinquecentesche.[34]
Il monte Ermada, presso il confine con la Slovenia, conserva invece un vasto sistema di trincee, caverne e postazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale. Per la sua posizione dominante rispetto alle vie di accesso a Trieste, il massiccio costituì uno dei cardini del sistema difensivo austro-ungarico durante le battaglie dell'Isonzo. Nel territorio di Duino-Aurisina sono conservate, tra le altre, trincee sul monte Ermada e sul Timavo, caverne militari e diversi monumenti ai caduti.[33]
Architettura rurale
[modifica | modifica wikitesto]Una testimonianza dell'architettura tradizionale dell'altopiano è la Casa carsica di Repen, nel comune di Monrupino. L'edificio riproduce le caratteristiche della casa rurale tradizionale del Carso triestino ed è adibito a museo etnografico.[35]
Luoghi della memoria
[modifica | modifica wikitesto]Tra i luoghi della memoria del territorio assume particolare rilievo la Foiba di Basovizza, originariamente un pozzo minerario e divenuta nel secondo dopoguerra luogo commemorativo delle vittime delle foibe. Il sito fu dichiarato monumento di interesse nazionale nel 1980 e successivamente sottoposto a un complessivo intervento di sistemazione monumentale, realizzato tra il 2005 e il 2007 su progetto dell'architetto Ennio Cervi.[36] Il nuovo assetto monumentale fu inaugurato il 10 febbraio 2007, mentre nell'area è presente anche un centro di documentazione storico-culturale.[36]
Nel territorio di Monrupino si trova inoltre la Foiba di Monrupino, anch'essa inserita nel sistema dei luoghi della memoria del confine orientale.
Giardini e altri luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Nel comune di Sgonico si trova il Giardino botanico Carsiana, fondato nel 1964 per iniziativa di Gianfranco Gioitti, con la collaborazione di Livio Poldini e Stanislao Budin, e aperto al pubblico nel 1978.[37] Esteso su circa 5.000 m² all'interno di una dolina, raccoglie circa 600 specie vegetali e riproduce i principali ambienti naturali del Carso, associando le diverse formazioni vegetali alle rispettive caratteristiche geomorfologiche.[38]
Tra le principali cavità naturali accessibili al pubblico figurano la Grotta Gigante, nel comune di Sgonico, e la Grotta Torri di Slivia, nel territorio di Duino-Aurisina. La prima, esplorata nel 1840, fu attrezzata a partire dal 1905 e aperta al pubblico il 5 luglio 1908.[12]
Tra gli altri elementi caratteristici del paesaggio carsico figurano lo stagno di Percedol e le risorgive del Timavo presso San Giovanni di Duino, mentre lungo la costa si apre la baia di Sistiana, racchiusa dalle propaggini dell'altopiano carsico.
Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio conserva numerose testimonianze della frequentazione umana del Carso fin dalla preistoria. Particolarmente caratteristici sono i castellieri, insediamenti fortificati generalmente posti sulle sommità dei rilievi e difesi da cinte in pietra. Tra questi figura il Castelliere di Elleri, situato sul colle di Santa Barbara nel territorio di Muggia, importante sito archeologico per lo studio dell'insediamento protostorico nell'area carsica.[39]

Al periodo romano appartengono numerose testimonianze legate alla progressiva organizzazione del territorio circostante Tergeste. Tra i siti meglio conservati figura il Mitreo di Duino, ricavato all'interno di una cavità naturale sulle pendici del monte Ermada. La grotta, frequentata già in epoca preistorica, fu adattata tra il II e il IV secolo d.C. a luogo di culto dedicato a Mitra; al suo interno furono rinvenuti rilievi in calcare e iscrizioni votive.[40]
Nella Val Rosandra sono inoltre conservati i resti dell'acquedotto romano, costruito per convogliare verso l'antica Tergeste le acque provenienti dalla valle.
Aree naturali protette
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio provinciale comprende diverse aree sottoposte a tutela ambientale, rappresentative sia degli ecosistemi marini e costieri sia degli ambienti carsici dell'entroterra.
Lungo la costa si trova l'Area marina protetta di Miramare, prospiciente il Castello di Miramare e il relativo promontorio. Nel settore nord-occidentale, nel comune di Duino-Aurisina, è situata la Riserva naturale delle Falesie di Duino, istituita a tutela del tratto costiero in cui l'altopiano carsico raggiunge il mare formando alte pareti rocciose.
Nell'entroterra carsico si trovano la Riserva naturale del Monte Lanaro, la Riserva naturale del Monte Orsario e la Riserva naturale della Val Rosandra.[41] Le prime due tutelano settori dell'altopiano caratterizzati da morfologie, vegetazione e habitat tipici del Carso, mentre la Val Rosandra costituisce una profonda incisione valliva nella quale affiorano sia rocce carbonatiche sia formazioni di flysch.
Una parte considerevole dell'area carsica provinciale è inoltre compresa nella Zona speciale di conservazione Carso Triestino e Goriziano (IT3340006), estesa per 9.648 ettari e comprendente integralmente le riserve del Monte Lanaro e del Monte Orsario e, parzialmente, quelle delle Falesie di Duino e della Val Rosandra.[42]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti; in verde la popolazione residente entro i vecchi confini provinciali

La dinamica demografica della provincia è caratterizzata, nel lungo periodo, da una tendenza alla diminuzione della popolazione e da un marcato invecchiamento della struttura per età. Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente risultava pari a 227 792 abitanti, in diminuzione di 604 unità rispetto all'anno precedente.[43]
Nel 2024 l'età media della popolazione provinciale era di 49,4 anni, il valore più elevato tra le quattro province del Friuli-Venezia Giulia.[44] La struttura demografica risulta quindi fortemente sbilanciata verso le classi di età più elevate; nello stesso anno la provincia registrava inoltre il tasso di mortalità più alto della regione.[44]
La diminuzione della popolazione è riconducibile soprattutto al saldo naturale negativo, solo parzialmente compensato dai movimenti migratori. Tale andamento si inserisce nella più generale tendenza demografica del Friuli-Venezia Giulia, caratterizzata da bassa natalità e progressivo aumento dell'età media.[43]
Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 31 dicembre 2024 i cittadini stranieri residenti nella provincia erano 25 765, pari all'11,3% della popolazione complessiva, in aumento rispetto ai 25 019 registrati all'inizio dello stesso anno.[45]
Le comunità straniere più numerose alla fine del 2024 erano quelle provenienti da Serbia, Romania, Kosovo, Ucraina, Pakistan, Croazia e Cina.[45] La componente straniera presenta una struttura per età mediamente più giovane rispetto alla popolazione italiana e contribuisce pertanto a contenere, almeno in parte, il processo di invecchiamento demografico.[44]
La presenza di popolazioni di differente provenienza si sovrappone alla tradizionale composizione plurilingue e multiculturale del territorio triestino, storicamente caratterizzato dalla compresenza della popolazione italiana e della minoranza slovena.
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Accanto all'italiano, nel territorio provinciale è storicamente presente la lingua slovena, riconosciuta e tutelata dall'ordinamento italiano. La protezione della minoranza linguistica slovena è disciplinata in particolare dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482 e dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38, che prevede specifiche forme di tutela nell'uso pubblico della lingua, nell'istruzione, nella toponomastica e nei rapporti con le amministrazioni.[46]
La presenza slovena è particolarmente radicata nei comuni e nelle località dell'altopiano carsico. Nei territori nei quali si applicano le disposizioni di tutela sono diffusi la toponomastica e la segnaletica bilingui e l'uso dello sloveno nei rapporti con le amministrazioni pubbliche.[47]
Nel territorio provinciale opera inoltre una rete scolastica statale con lingua d'insegnamento slovena. Nell'anno scolastico 2025-2026 risultavano presenti istituti comprensivi sloveni a Trieste, Duino-Aurisina e San Dorligo della Valle e diversi istituti secondari superiori di lingua slovena nel capoluogo.[48]
Secondo i dati riportati da Pavel Stranj per il 1971, la popolazione della provincia risultava composta per il 91,8% da persone di madrelingua italiana e per l'8,2% da persone di madrelingua slovena.[49]
| Madrelingua | Popolazione | % |
|---|---|---|
| Italiana | 275 597 | 91,8 |
| Slovena | 24 706 | 8,2 |
| Totale | 300 303 | 100,0 |
Nel capoluogo e lungo la costa è inoltre tradizionalmente diffuso il dialetto triestino, appartenente al gruppo dei dialetti veneti e sviluppatosi storicamente come principale varietà urbana locale. Nei centri carsici sono invece presenti varietà slovene appartenenti al continuum dialettale del Litorale.
Religione
[modifica | modifica wikitesto]La tradizione religiosa maggioritaria del territorio è quella cattolica. La maggior parte dei sei comuni della provincia rientra nella diocesi di Trieste, che comprende parrocchie nei comuni di Trieste, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e in altre località del territorio provinciale.[50]
La presenza della comunità slovena si riflette anche nella vita religiosa: in numerose parrocchie del Carso e del territorio muggesano la liturgia e le attività pastorali si svolgono anche in lingua slovena.[51]
La storia cosmopolita di Trieste ha favorito inoltre la formazione di comunità religiose non cattoliche di antica presenza, in particolare ortodosse, ebraiche e protestanti, concentrate soprattutto nel capoluogo. Gli edifici di culto di maggiore rilevanza storico-artistica sono trattati nella sezione dedicata ai monumenti e luoghi d'interesse.
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Tra le tradizioni più caratteristiche del Carso triestino figura l'osmiza, forma tradizionale di vendita e consumazione diretta dei prodotti agricoli presso le case e le cantine dei produttori. L'usanza, diffusa nel territorio triestino e goriziano, prevede l'apertura temporanea dei locali nei quali vengono offerti soprattutto vino, salumi, formaggi, uova e altri prodotti aziendali.[52]
L'osmiza costituisce una tradizione legata alla cultura rurale slovena e carsica ed è generalmente segnalata lungo le strade da una frasca. La denominazione deriva dallo sloveno osmica, connesso al numero otto e alla tradizionale durata del periodo durante il quale era consentita la vendita dei prodotti agricoli.[53]
Il territorio conserva inoltre tradizioni popolari legate alla cultura marinara della costa, alla viticoltura carsica e alle consuetudini delle comunità slovene.
Istituzioni, enti e associazioni
[modifica | modifica wikitesto]Il capoluogo provinciale ospita le principali istituzioni della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Il Consiglio regionale ha sede a Trieste, nel palazzo di piazza Oberdan, utilizzato dall'assemblea regionale dal 1972.[54]
Nel territorio provinciale hanno sede anche istituzioni scientifiche di rilevanza nazionale e internazionale. A Sgonico, presso Borgo Grotta Gigante, ha sede l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, ente pubblico di ricerca vigilato dal Ministero dell'università e della ricerca e attivo nei settori delle scienze della Terra, del mare e delle aree polari.[55] A Trieste opera inoltre il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam, istituto di categoria 1 dell'UNESCO sostenuto dal Governo italiano e dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica.[56]
Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, il principale presidio ospedaliero pubblico dell'area è costituito dai complessi di Cattinara e dell'Ospedale Maggiore, appartenenti all'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina.[57] Nel capoluogo ha inoltre sede l'IRCCS materno infantile Burlo Garofolo, ospedale specializzato nella salute materno-infantile e riconosciuto come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.[58]
Qualità della vita
[modifica | modifica wikitesto]La provincia di Trieste occupa stabilmente posizioni medio-alte nelle indagini annuali sulla qualità della vita pubblicate dal Sole 24 Ore. Nell'edizione 2024 si classificò al 19º posto tra le province italiane,[59] mentre nell'edizione 2025 salì al 17º posto.[60]
L'indagine del 2025 prende in considerazione 90 indicatori, ripartiti nelle categorie ricchezza e consumi, affari e lavoro, giustizia e sicurezza, demografia e società, ambiente e servizi, cultura e tempo libero.[60] Nell'edizione 2025 la provincia di Trieste ha ottenuto risultati particolarmente elevati nella categoria cultura e tempo libero, nella quale si è collocata al primo posto nazionale.
Geografia antropica
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Il territorio provinciale presenta una struttura insediativa fortemente polarizzata attorno a Trieste, che costituisce di gran lunga il principale centro demografico, economico e infrastrutturale dell'area. Attorno al capoluogo si dispongono i cinque comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico, caratterizzati da dimensioni demografiche notevolmente inferiori e, con l'eccezione del territorio più urbanizzato di Muggia, da un insediamento maggiormente articolato in borghi e nuclei distribuiti sull'altopiano carsico.
La configurazione antropica del territorio risente della posizione di confine e della compresenza storica delle comunità di lingua italiana e slovena. La tutela della minoranza linguistica slovena è disciplinata dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38, oltre che dalle disposizioni dello Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia e dalla precedente legislazione regionale.[46] Tutti i sei comuni dell'area triestina sono interessati, secondo differenti modalità territoriali, dall'applicazione delle misure di tutela; nei comuni carsici è particolarmente diffuso l'uso pubblico bilingue dell'italiano e dello sloveno.[61]
Nel territorio provinciale continua inoltre a trovare applicazione il sistema tavolare, derivato dall'ordinamento catastale austro-ungarico e tuttora vigente in tutti i sei comuni della provincia.[62]
Comuni
[modifica | modifica wikitesto]La provincia comprende sei comuni. I dati demografici riportati nella tabella sono riferiti al 31 dicembre 2024.[63]
| Stemma | Comune | Denominazione slovena | Abitanti |
|---|---|---|---|
| Duino-Aurisina | Devin-Nabrežina | 8 186 | |
| Monrupino | Repentabor | 838 | |
| Muggia | Milje | 12 703 | |
| San Dorligo della Valle | Dolina | 5 678 | |
| Sgonico | Zgonik | 1 976 | |
| Trieste | Trst | 198 668 | |
| Totale | 228 049 | ||
Le denominazioni slovene dei comuni sono utilizzate nell'ambito della tutela della minoranza linguistica slovena.[61]
Il comune di Trieste concentra la maggior parte della popolazione provinciale e occupa il settore centrale del territorio. Muggia costituisce il secondo centro per consistenza demografica e si sviluppa nel settore sud-orientale della provincia, lungo l'omonima baia. I comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino e San Dorligo della Valle comprendono invece gran parte dell'altopiano carsico e sono caratterizzati da una struttura insediativa policentrica, costituita da numerosi nuclei e borgate.
Evoluzione territoriale e amministrativa
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Territori del già Litorale austriaco assegnati all'Italia nel 1920 e successivamente ceduti alla Jugoslavia
Territori assegnati all'Italia nel 1920 e rimasti italiani dopo il 1947
Territori passati nel 1947 alla zona A del Territorio Libero di Trieste e successivamente amministrati dall'Italia
Territori passati nel 1947 alla zona B del Territorio Libero di Trieste e successivamente alla Jugoslavia
L'attuale configurazione antropica della provincia è il risultato delle profonde modificazioni territoriali intervenute nel corso del XX secolo. Il territorio della Venezia Giulia, già appartenente al Litorale austriaco, fu assegnato al Regno d'Italia in seguito alla prima guerra mondiale e al trattato di Rapallo del 12 novembre 1920.
La provincia di Trieste fu istituita con il regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, entrato in vigore l'8 febbraio dello stesso anno.[2] Il provvedimento organizzò in forma provinciale territori che, durante l'amministrazione austro-ungarica, erano stati inseriti in differenti circoscrizioni del Litorale.
La provincia originaria aveva un'estensione notevolmente maggiore di quella attuale: dal territorio costiero di Trieste e Monfalcone si estendeva attraverso il Carso sino all'area di Postumia. Al momento della sua istituzione era articolata nei circondari di Trieste e di Postumia, suddivisi complessivamente in cinque mandamenti e 46 comuni. Le successive aggregazioni e soppressioni comunali attuate soprattutto nel corso degli anni venti ridussero progressivamente il numero dei comuni a 30.
Circondari e mandamenti
[modifica | modifica wikitesto]All'atto dell'istituzione l'organizzazione amministrativa era la seguente:[2]
| Circondario | Mandamento | Principali centri |
|---|---|---|
| Circondario di Trieste | Trieste | Trieste, Muggia, San Dorligo della Valle |
| Sesana | Sesana, Sgonico, Monrupino, Duttogliano, Tomadio e comuni circostanti | |
| Monfalcone | Monfalcone, Duino, Aurisina, Grado, Ronchi di Monfalcone, San Canzian d'Isonzo, San Pier d'Isonzo, Staranzano, Turriaco e comuni circostanti | |
| Circondario di Postumia | Postumia | Postumia, Bucuie, Cossana, San Michele di Postumia, San Pietro del Carso, Villa Slavina |
| Senosecchia | Senosecchia, Cave Auremiane, Auremo di Sopra, Famie, Lase, Senadole, Villabassa di Senosecchia |
La provincia alla vigilia del 1947
[modifica | modifica wikitesto]Dopo le aggregazioni comunali intervenute durante il periodo fascista, alla vigilia della ridefinizione del confine successiva alla seconda guerra mondiale la provincia comprendeva 30 comuni.
Il censimento del 1º dicembre 1921, effettuato nella Venezia Giulia prima della definitiva riorganizzazione provinciale, costituisce una delle principali fonti statistiche per la composizione linguistica e demografica dei territori successivamente compresi nella provincia.[64]
La ridefinizione del 1947
[modifica | modifica wikitesto]Il trattato di pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947 ed entrato in vigore il 15 settembre successivo, modificò radicalmente il confine orientale italiano e determinò la dissoluzione della precedente circoscrizione provinciale.[65]
Dei 30 comuni allora appartenenti alla provincia:
- nove — Doberdò del Lago, Fogliano di Monfalcone, Grado, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d'Isonzo, San Pier d'Isonzo, Staranzano e Turriaco — rimasero all'Italia e furono ricompresi nella provincia di Gorizia;
- sei — Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico e Trieste — entrarono nella zona A del Territorio Libero di Trieste, amministrata dal Governo militare alleato;
- i restanti quindici furono assegnati alla Jugoslavia.[65]
Il Territorio Libero di Trieste, previsto dall'articolo 21 del trattato, fu organizzato in una zona A sottoposta all'amministrazione militare britannico-statunitense e in una zona B amministrata dalla Jugoslavia.[65] Il Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 determinò il passaggio dell'amministrazione civile della zona A all'Italia; il trasferimento dei poteri fu effettuato il 26 ottobre successivo. I sei comuni della zona A costituirono da allora il territorio della nuova provincia di Trieste.
Il trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975, definì definitivamente la frontiera tra Italia e Jugoslavia lungo la linea che aveva separato le due zone del Territorio Libero.[66]
La circoscrizione formatasi nel 1954, composta dai sei comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico e Trieste, è rimasta sostanzialmente invariata nelle successive trasformazioni dell'ordinamento locale. Dopo la soppressione dell'ente provinciale nel 2017, gli stessi sei comuni hanno costituito l'ambito territoriale dell'ente di decentramento regionale di Trieste e sono stati nuovamente ricompresi nella provincia di Trieste istituita dalla legge regionale 14 luglio 2026, n. 7.[4]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia della provincia di Trieste è caratterizzata da una netta prevalenza del settore terziario, favorita dal ruolo del capoluogo quale centro amministrativo, commerciale, finanziario, assicurativo, scientifico e universitario e dalla presenza del porto di Trieste. Accanto ai servizi mantengono un ruolo significativo le attività industriali e manifatturiere, mentre l'agricoltura, quantitativamente più limitata, è caratterizzata soprattutto da produzioni specializzate legate al territorio carsico.
La posizione geografica all'estremità settentrionale del mare Adriatico e in prossimità dei mercati dell'Europa centrale ha storicamente favorito lo sviluppo delle attività commerciali e portuali. Il sistema economico locale presenta pertanto una particolare specializzazione nei trasporti, nella logistica e nei servizi connessi alla movimentazione delle merci.[67]
Agricoltura e pesca
[modifica | modifica wikitesto]L'attività agricola è concentrata prevalentemente sull'altopiano carsico e nelle aree periurbane e presenta una struttura condizionata dalla limitata disponibilità di terreni coltivabili e dalle caratteristiche geomorfologiche del territorio. Tra le produzioni maggiormente legate all'identità agricola locale figurano la viticoltura e l'olivicoltura.
La produzione vitivinicola rientra nella denominazione Carso DOC, estesa sul territorio carsico delle province di Trieste e Gorizia. La denominazione comprende vini ottenuti da vitigni tradizionalmente coltivati nell'area, tra i quali Vitovska, Terrano e Malvasia istriana.[68]
All'olivicoltura è legato l'olio extravergine di oliva Tergeste DOP, la cui zona di produzione comprende il territorio amministrativo dei comuni della provincia di Trieste.[69] Nell'economia rurale del Carso assumono inoltre rilievo le aziende agricole che commercializzano direttamente vino e prodotti alimentari attraverso le tradizionali osmize.
L'attività della pesca è storicamente legata ai centri costieri del golfo di Trieste e si inserisce nel più ampio comparto della pesca e dell'acquacoltura dell'alto Adriatico.
Industria
[modifica | modifica wikitesto]Le attività industriali sono concentrate principalmente nell'area urbana e portuale di Trieste. Il tessuto produttivo comprende imprese attive nei settori della metalmeccanica, della cantieristica e riparazione navale, dell'industria alimentare, della produzione di macchinari e delle attività connesse alla logistica e al porto.
Un ruolo storico nell'industrializzazione dell'area è stato svolto dalla cantieristica navale, sviluppatasi tra Trieste e il suo golfo a partire dall'età asburgica e successivamente integrata nel sistema industriale italiano. Il comparto continua a essere presente attraverso attività produttive e servizi collegati all'economia marittima.
L'area industriale triestina è strettamente connessa alle infrastrutture portuali e ferroviarie, che consentono il collegamento delle attività produttive locali con i mercati italiani ed europei.
Commercio e servizi
[modifica | modifica wikitesto]Il settore dei servizi costituisce la componente prevalente dell'economia provinciale. Trieste svolge funzioni amministrative e direzionali di livello regionale e ospita attività finanziarie e assicurative, servizi alle imprese, commercio e attività professionali.
Particolarmente radicato è il settore assicurativo. A Trieste furono fondate nel XIX secolo le Assicurazioni Generali e la Riunione Adriatica di Sicurtà, nell'ambito dello sviluppo commerciale e finanziario della città portuale asburgica. La tradizione assicurativa ha contribuito alla formazione di un settore finanziario e di servizi avanzati che continua a caratterizzare l'economia cittadina.
Un'ulteriore componente del terziario è costituita dalle attività scientifiche, universitarie e di ricerca. Nel territorio provinciale hanno sede l'Università degli Studi di Trieste, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam, l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale e numerosi altri enti di ricerca, la cui concentrazione ha favorito lo sviluppo di attività ad alta intensità di conoscenza.
Porto e logistica
[modifica | modifica wikitesto]Il porto di Trieste costituisce una delle principali infrastrutture economiche della provincia e uno dei maggiori scali marittimi italiani. La sua posizione nell'alto Adriatico ne fa un punto di accesso marittimo ai mercati dell'Europa centrale e orientale, ai quali è collegato attraverso una rete ferroviaria e stradale internazionale.[70]
Lo scalo è specializzato nella movimentazione di diverse tipologie di merci, tra cui container, semirimorchi, prodotti energetici e merci varie, e svolge una funzione particolarmente rilevante nel traffico ferroviario intermodale. Il porto costituisce inoltre il terminale marittimo dell'oleodotto Transalpino, attraverso il quale il petrolio sbarcato a Trieste viene trasportato verso raffinerie situate in Austria, Germania e Repubblica Ceca.[71]
Il porto beneficia del regime internazionale di porto franco, le cui origini risalgono al porto franco istituito dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo nel 1719 e il cui ordinamento contemporaneo trova fondamento anche nelle disposizioni dell'allegato VIII del trattato di pace del 1947.[72]
L'integrazione tra porto, terminal ferroviari, interporti e rete logistica costituisce pertanto uno degli elementi caratterizzanti del sistema economico provinciale.
Turismo
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Il turismo provinciale presenta una componente prevalentemente culturale e urbana nel capoluogo e una componente naturalistica, escursionistica e balneare nei territori del Carso e della costa. Trieste concentra una parte rilevante dell'offerta ricettiva e delle presenze turistiche grazie al patrimonio storico e architettonico della città, ai musei, al Castello di Miramare e agli eventi culturali e sportivi.
Al di fuori del capoluogo, il turismo è strettamente connesso al paesaggio del Carso. Tra le principali attrazioni naturalistiche figurano la Grotta Gigante, nel comune di Sgonico, la Val Rosandra, le risorgive del Timavo, le cavità carsiche e le aree naturali protette. Il territorio è inoltre attraversato da itinerari escursionistici che permettono di raggiungere punti panoramici, testimonianze archeologiche e fortificazioni delle due guerre mondiali.

Nel comune di Duino-Aurisina il turismo culturale e naturalistico si concentra soprattutto intorno al Castello di Duino, alle falesie di Duino e al Sentiero Rilke, percorso panoramico che collega l'area di Duino a quella di Sistiana attraversando la riserva naturale. Il tratto costiero di Sistiana costituisce inoltre uno dei principali poli del turismo balneare provinciale.
La costa comprende altre località frequentate per la balneazione e le attività ricreative, tra cui Grignano, Barcola e il litorale di Muggia. La particolare conformazione della costa triestina determina una forte integrazione tra turismo balneare, nautico e naturalistico.

Una componente specifica è rappresentata dal turismo storico e della memoria. Il territorio conserva testimonianze della prima guerra mondiale, in particolare sul monte Ermada e nel Carso, e luoghi connessi alle vicende del confine orientale italiano. Tra questi assume particolare rilevanza la Foiba di Basovizza, dichiarata monumento nazionale e divenuta uno dei principali luoghi commemorativi delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano dalmata. Il sito è interessato dalle commemorazioni istituzionali legate al Giorno del ricordo.[36]
Al turismo enogastronomico contribuiscono infine le produzioni tipiche del Carso, in particolare i vini della denominazione Carso DOC e l'olio Tergeste DOP, insieme alla rete delle osmize e alla ristorazione tradizionale.
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]La provincia è attraversata dalle linee nazionali Tarvisio - Trieste e Venezia - Trieste che collegano la zona con il resto d'Italia ed internazionali con la Slovenia. La stazione più importante, dotata di diversi collegamenti è quella di Trieste Centrale, alcuni treni metropolitani per Monfalcone (M40) fermano a Sistiana-Visogliano, Bivio d'Aurisina, Miramare. Le linee per la Slovenia partono da Villa Opicina. La città è collegata dalla seconda metà del 1800 con Vienna tramite la Ferrovia Meridionale e la Ferrovia Transalpina, ma sulle linee, nel tratto urbano, non circolano più treni internazionali.
Strade
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La provincia è un nodo fondamentale nei collegamenti stradali e ferroviari fra il Nord Italia e l'Est Europa. Sul suo territorio sono presenti importanti valichi confinari con la Slovenia.
Autostrade e raccordi:
Serenissima: dal confine della provincia presso il Lisert fino a Sistiana;
Raccordo autostradale 13 dall'allacciamento con l'A4 presso Sistiana a Padriciano (intera estensione);
Raccordo autostradale 14 dall'allacciamento con il RA13 presso Opicina fino al valico di Fernetti (intera estensione).
Strade statali
Strada statale 14 della Venezia Giulia: dal confine provinciale presso il Lisert fino al valico di Pesek (comprende anche la Costiera);
Strada statale 15 Via Flavia: da Trieste fino al valico di Rabuiese (intera estensione);
SS15 Raccordo: da Trieste a Cattinara (Via Brigata Casale) (intera estensione);
Strada statale 55 dell'Isonzo: da San Giovanni di Duino fino al confine provinciale;
Strada statale 58 della Carniola: da Trieste fino al valico di Fernetti (intera estensione);
Strada statale 202 Triestina: dal porto di Trieste fino a Cattinara (intera estensione).
Strade provinciali
Trasporto pubblico
[modifica | modifica wikitesto]I trasporti pubblici nella provincia sono gestiti dalla Trieste Trasporti. Sono 56 le linee gestite dalla società, che oltre a consentire gli spostamenti nel centro della città collegano i borghi della provincia con il capoluogo; tra queste c'è anche una caratteristica linea tranviaria a funicolare, la tranvia Trieste-Opicina. Vi sono anche 4 linee serali, operanti però solo nel capoluogo, ed 11 linee notturne.
Trasporto marittimo
[modifica | modifica wikitesto]Il porto di Trieste è uno dei maggiori del Mediterraneo sia per traffico petrolifero (grazie alla presenza di un oleodotto che collega la città con Ingolstadt, in Baviera) sia per traffico container. Il traffico passeggeri, dopo qualche decennio di assenza, grazie alla entrata della vicina Slovenia nell'Unione europea, sta tornando a svilupparsi nuovamente.
Sono presenti nella provincia anche una serie di porticcioli (Muggia, Sistiana, Duino, Grignano, Barcola) collegati con il centro della città da linee annuali e stagionali gestite dalla Trieste Trasporti.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Presidenti
[modifica | modifica wikitesto]Prefetti
[modifica | modifica wikitesto]Altre informazioni amministrative
[modifica | modifica wikitesto]Comunità montana del Carso
[modifica | modifica wikitesto]Nel territorio provinciale operò la Comunità montana del Carso, ente sovracomunale competente su parte del territorio carsico delle province di Trieste e Gorizia. Nell'ambito della riorganizzazione degli enti montani regionali, la legge regionale 20 dicembre 2002, n. 33 disciplinò la successione alla Comunità montana del Carso, stabilendo che dal 1º aprile 2003 le Province di Trieste e Gorizia ne assumessero le funzioni amministrative nei rispettivi territori e subentrassero nei relativi rapporti giuridici, patrimoniali e di impiego.[73]
Cooperazione transfrontaliera
[modifica | modifica wikitesto]La collocazione della provincia lungo il confine tra l'Italia e la Slovenia ha favorito lo sviluppo di forme di cooperazione transfrontaliera tra gli enti locali dei due Stati, anche nell'ambito dei programmi territoriali dell'Unione europea. Tali iniziative interessano in particolare il territorio del Carso, che costituisce un'area geografica e ambientale unitaria estesa su entrambi i lati del confine.
Sport
[modifica | modifica wikitesto]L'attività sportiva della provincia è concentrata prevalentemente nel capoluogo, sede delle principali società professionistiche e degli impianti di maggiore capienza. Accanto agli sport di squadra, una particolare rilevanza assume la vela, favorita dalla posizione sul golfo di Trieste e dalla presenza di numerose società veliche.
Calcio
[modifica | modifica wikitesto]La principale società calcistica del territorio è l'Unione Sportiva Triestina Calcio 1918, erede della tradizione sportiva dell'Unione Sportiva Triestina fondata nel 1918. La squadra, comunemente nota come Triestina, disputa le proprie partite interne allo stadio Nereo Rocco di Trieste.
La società ha partecipato nel corso della propria storia a numerosi campionati di Serie A e Serie B, raggiungendo come migliore risultato il secondo posto nella massima serie nella stagione 1947-1948. Dopo la retrocessione maturata al termine della stagione 2025-2026, nella stagione 2026-2027 la prima squadra partecipa al campionato di Serie D.
Pallacanestro
[modifica | modifica wikitesto]La principale società cestistica è la Pallacanestro Trieste, che nella stagione 2026-2027 partecipa alla Serie A, massimo livello del campionato italiano maschile.[74]
La squadra disputa le proprie gare interne al PalaTrieste, principale palazzetto dello sport della città. Per la stagione 2026-2027 la società ha confermato la permanenza nell'impianto e la propria disponibilità ad assumerne temporaneamente la gestione fino al 30 giugno 2027.[75]
Pallamano
[modifica | modifica wikitesto]La Pallamano Trieste 1970 costituisce una delle società storicamente più rappresentative della pallamano italiana. Nella stagione 2026-2027 la prima squadra maschile partecipa alla Serie A Gold, massima divisione nazionale.[76]
La società disputa tradizionalmente le proprie gare interne al PalaChiarbola di Trieste. Nel proprio palmarès annovera numerosi campionati italiani e Coppe Italia, risultati che ne fanno una delle società più titolate nella storia della disciplina nazionale.
Pallanuoto
[modifica | modifica wikitesto]La pallanuoto è rappresentata ad alto livello dalla Pallanuoto Trieste, attiva sia nel settore maschile sia in quello femminile. Le formazioni della società hanno partecipato ai massimi campionati nazionali e alle competizioni europee, disputando le gare interne nel polo natatorio «Bruno Bianchi» di Trieste.
Vela
[modifica | modifica wikitesto]La vela riveste un ruolo particolarmente rilevante nella tradizione sportiva locale. Lungo la costa hanno sede numerosi circoli e società veliche, favoriti dalle caratteristiche del golfo di Trieste e dalla lunga tradizione marittima della città.
La principale manifestazione velica è la Barcolana, regata internazionale organizzata dalla Società Velica di Barcola e Grignano e disputata ogni anno nel golfo di Trieste la seconda domenica di ottobre. Alla competizione principale si affianca un programma di regate ed eventi sportivi che coinvolge il territorio nei giorni precedenti.[77] La 58ª edizione è prevista per l'11 ottobre 2026.[77]
Impianti sportivi
[modifica | modifica wikitesto]I principali impianti sportivi della provincia sono concentrati nel comune di Trieste. Lo stadio Nereo Rocco, situato nel quartiere di Valmaura, costituisce il principale impianto calcistico e ospita le gare interne della Triestina. Nelle sue immediate vicinanze si trova il PalaTrieste, utilizzato principalmente per la pallacanestro e sede delle partite interne della Pallacanestro Trieste.
Tra gli altri impianti di rilievo figurano il PalaChiarbola, storicamente legato alla pallamano, e il polo natatorio «Bruno Bianchi», destinato al nuoto, alla pallanuoto e alle altre discipline acquatiche.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Decreto 19 giugno 2023, su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 19 giugno 2023. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, su Normattiva. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Atti parlamentari, Camera dei deputati, III legislatura, seduta dell'11 febbraio 1960 (PDF), su Camera dei deputati. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Legge regionale 14 luglio 2026, n. 7: Principi e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali, su Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, 21 luglio 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Legge regionale 9 dicembre 2016, n. 20, art. 8, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- 1 2 (EN) Gross domestic product (GDP) at current market prices by NUTS 3 region, su Eurostat. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Decreto del Presidente della Repubblica 27 ottobre 1954 - Nomina di un Commissario generale del Governo per il territorio di Trieste (PDF), su aspt-astra.it, 27 ottobre 1954. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Annuario Statistico Italiano 2021 (PDF), Roma, Istituto nazionale di statistica, 2021, p. 5. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Ambito territoriale Giuliano (PDF), su mtom.regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Bacini idrografici - Bacino idrografico del Levante, su Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 La scoperta, su Grotta Gigante. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Piano stralcio per l'assetto idrogeologico dei bacini idrografici di interesse regionale - Relazione illustrativa (PDF), su regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Il geoparco del Carso Classico (PDF), su regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d'Italia (PDF), Ministero della cultura - Direzione generale Archivi. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Dall'armistizio all'annessione, su Archivio di Stato di Trieste. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Operationszone Adriatisches Küstenland - OZAK, su Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche, Ministero della cultura. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 I fondi documentari dell'Archivio di Stato di Trieste (PDF), Archivio di Stato di Trieste, 2024. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430 - Esecuzione del Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, su Normattiva. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 Resoconto stenografico della seduta n. 373 del 2 novembre 2021, su Senato della Repubblica. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Resoconto della seduta n. 100 del 4 ottobre 2013, su Camera dei deputati. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Trieste ritorna all'Italia, su Archivio di Stato di Trieste, novembre 2024. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia (PDF), Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ 60 anni FVG. Storia. Idea nel '47 e nascita nel '63, poi 24 presidenti, su Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, 31 gennaio 2023. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Atti parlamentari - Disegno di legge n. 1054, su Senato della Repubblica. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Legge regionale 9 dicembre 2016, n. 20 - Soppressione delle Province del Friuli Venezia Giulia, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia - Lexview. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Legge regionale 9 dicembre 2016, n. 20, articolo 8, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia - Lexview. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Atto Senato n. 1279 - Modifiche alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, recante Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, su Senato della Repubblica. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Trieste (provincia), su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 27 maggio 2024.
- ↑ Provincia di Trieste, su rbvex.it. URL consultato il 27 maggio 2024.
- ↑ Friuli Venezia Giulia, su rbvex.it. URL consultato il 27 maggio 2024.
- ↑ Il Tempio Mariano di Monte Grisa (PDF), Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia, 2018. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Sapori di terra e di mare (PDF), su comune.duino-aurisina.ts.it, Comune di Duino-Aurisina. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Piano regolatore generale comunale - Relazione illustrativa, prima fase: analisi (PDF), su comune.muggia.ts.it, Comune di Muggia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Conosci il Carso - Spoznaj Kras (PDF), su comune.monrupino.ts.it, Comune di Monrupino. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 Monumento alla Foiba di Basovizza, su Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, Ministero della cultura. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Il Giardino botanico Carsiana (PDF), su regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Giardino Botanico Carsiana, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Luoghi, su Comune di Muggia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Trieste - Eventi per le Giornate Europee dell'Archeologia, 13 e 14 giugno 2026, su Ministero della cultura, 10 giugno 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Le Riserve naturali regionali, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ ZSC IT3340006 Carso Triestino e Goriziano (PDF), su mtom.regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 La popolazione residente in Friuli Venezia Giulia. Analisi dei dati relativi alle caratteristiche della popolazione (PDF), Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, febbraio 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 Censimento della popolazione: dati regionali - Anno 2024, su Istituto nazionale di statistica, 30 aprile 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Regione in cifre 2025 (PDF), Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Legge 23 febbraio 2001, n. 38 - Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia, su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 23 febbraio 2001. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Terza Conferenza regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena - Relazioni (PDF), Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, 2021. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Elenco delle istituzioni scolastiche del Friuli Venezia Giulia - anno scolastico 2025-2026 (PDF), Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Pavel Stranj, La comunità sommersa, Trieste, Založba tržaškega tiska, 1992.
- ↑ Le parrocchie della Diocesi di Trieste, su Diocesi di Trieste. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Orari Sante Messe, su Diocesi di Trieste. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Piano paesaggistico regionale del Friuli Venezia Giulia - Scheda dei beni dichiarati di notevole interesse pubblico del Comune di Trieste (PDF), Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Le osmize: i sapori forti e tradizionali del Carso, su PromoTurismoFVG, 11 marzo 2021. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Sede del Consiglio regionale, su Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, su OGS. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Governance, su International Centre for Theoretical Physics. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Bilancio consuntivo 2024 (PDF), Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Direzione scientifica, su IRCCS materno infantile Burlo Garofolo. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Qualità della vita 2024 - Classifica finale, su Il Sole 24 Ore, 2024. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Qualità della vita 2025 - La performance di Trieste, su Il Sole 24 Ore, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Terza Conferenza regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena - Relazioni (PDF), su consiglio.regione.fvg.it, Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, 2021. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Comuni in cui vige il sistema tavolare (PDF), su regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Popolazione censuaria, su Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Risultati sommari del Censimento della popolazione eseguito il 1° dicembre 1921. III - Venezia Giulia (PDF), su ebiblio.istat.it, Istituto centrale di statistica, 1925. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- 1 2 3 Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430 - Esecuzione del Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate, su Normattiva. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Atti parlamentari - Accordi di Osimo e confine italo-jugoslavo (PDF), su Senato della Repubblica. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Camera di commercio Venezia Giulia, su Camera di commercio Venezia Giulia. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Disciplinari dei vini DOP e IGP, su Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Prodotti DOP, IGP e STG, su Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Porto di Trieste, su Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Il sistema TAL, su SIOT - Società Italiana per l'Oleodotto Transalpino. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Porto franco, su Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Legge regionale 20 dicembre 2002, n. 33, articolo 32 - Successione alla Comunità montana del Carso da parte delle Province, su Regione autonoma Friuli Venezia Giulia - Lexview. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ LBA, il calendario ufficiale della Serie A 2026/2027, su Pallacanestro Trieste, 3 agosto 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Pallacanestro Trieste conferma la propria disponibilità a gestire il PalaTrieste per un anno, su Pallacanestro Trieste, 18 agosto 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Pallamano Trieste, il primo innesto per la nuova stagione è Juan Bautista Ceccardi, su handballtime.it, 20 giugno 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Coppa d'Autunno, su Barcolana. URL consultato il 7 settembre 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Territorio Libero di Trieste
- Trattati di Parigi (1947)
- Questione triestina
- Storia di Trieste
- Sistema Trieste
- Trattato di Osimo
- Lingua slovena in Italia
- Porto di Trieste
- Contee dell'Inghilterra
- Provincia di Santa Cruz de Tenerife, altro esempio di provincia di circoscrizione statale
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su provincia.trieste.it.
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