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Lavarone

Coordinate: 45°56′N 11°16′E
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Lavarone
comune
Lavarone – Stemma
Lavarone – Bandiera
Lavarone – Veduta
Lavarone – Veduta
Piazza Italia nella frazione di Chiesa, 2010
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Trentino-Alto Adige
Provincia Trento
Amministrazione
CapoluogoGionghi
SindacoClaudio Stenghele (lista civica Uniti per un Obiettivo Comune) dal 5-5-2025
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°56′N 11°16′E
Altitudine1 174 m s.l.m.
Superficie26,32 km²
Abitanti1 198[1] (31-5-2026)
Densità45,52 ab./km²
FrazioniChiesa, Bertoldi, Cappella, Gionghi, Piccoli, Stengheli, Lanzino, Azzolini, Albertini, Nicolussi, Masi di Sotto, Oseli, Gasperi, Magrè, Masetti, Longhi, Slaghenaufi, Rocchetti
Comuni confinantiCaldonazzo, Folgaria, Lastebasse (VI), Luserna, Pedemonte (VI)
Altre informazioni
Lingueitaliano
Cod. postale38046
Prefisso0464
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT022102
Cod. catastaleE492
TargaTN
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona F, 4 147 GG[3]
Nome abitantilavaronesi
Patronosan Floriano
Giorno festivo4 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gionghi
Gionghi
Lavarone – Mappa
Lavarone – Mappa
Posizione del comune di Lavarone nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Lavarone (Lavarón in dialetto lavaronese,[4] Lafraun in tedesco desueto,[5] Lavrou in cimbro[6]) è un comune italiano sparso di 1 198 abitanti della provincia autonoma di Trento, in Trentino-Alto Adige.

La sede comunale è situata nella frazione di Gionghi.[7] Il comune appartiene alla Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri, ente sovracomunale comprendente anche Folgaria e Luserna, la cui sede si trova anch'essa a Gionghi.[8]

Geografia fisica

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Il territorio comunale di Lavarone si estende sull'altopiano di Lavarone, nel settore sud-orientale della provincia autonoma di Trento, a un'altitudine media di circa 1 200 metri. Il comune presenta una struttura insediativa sparsa, articolata in numerose frazioni e località distribuite sull'altopiano.

Il territorio confina a nord e a ovest con Caldonazzo e Folgaria, a est con Luserna e, lungo il limite meridionale, con i comuni vicentini di Lastebasse e Pedemonte, appartenenti alla provincia di Vicenza. Lavarone, insieme a Folgaria e Luserna, fa parte della Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri.

Lago di Lavarone

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Lo stesso argomento in dettaglio: Lago di Lavarone.

Nel territorio comunale si trova il lago di Lavarone, piccolo bacino lacustre di origine carsica situato sull'omonimo altopiano a circa 1 080 metri di altitudine. Lo specchio d'acqua ha una superficie di circa 64 000 m² e raggiunge una profondità massima di 17 metri; occupa una conca formatasi in seguito allo sprofondamento di una dolina carsica.[9]

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo il lago e l'altopiano divennero una località di villeggiatura frequentata anche da esponenti della società mitteleuropea. Tra gli ospiti più noti vi fu Sigmund Freud, che compì un primo breve soggiorno sull'altopiano nel 1900 e vi trascorse successivamente le vacanze nel 1906, 1907 e 1923.[10] Durante i soggiorni del 1906 e del 1907 alloggiò con la famiglia presso l'Hotel du Lac, sulle rive del lago, dedicandosi allo studio, alle passeggiate nei boschi e alla balneazione; vi tornò ancora nel 1923.[10][11] Al rapporto tra lo psicoanalista e la località è dedicato il cosiddetto Sentiero di Freud, che collega l'abitato al lago.[9]

Il lago costituisce inoltre una delle principali risorse turistiche e ricreative dell'altopiano. Durante la stagione estiva è balneabile e dispone di spiagge attrezzate, mentre in inverno, quando le condizioni climatiche consentono il congelamento della superficie, viene utilizzato per il pattinaggio su ghiaccio.[9] Per la qualità delle acque e dei servizi ambientali ha ottenuto anche nel 2026 il riconoscimento della Bandiera Blu.[12]

Origini del nome

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L'origine del toponimo Lavarone non è stata determinata con certezza ed è stata oggetto di diverse interpretazioni. Il nome è generalmente considerato anteriore all'insediamento delle popolazioni germanofone che, a partire dal Medioevo, interessò gli altipiani trentini e portò alla formazione delle comunità cimbre. Sono state pertanto proposte per il toponimo origini romanze o persino preromane.[13]

Una delle interpretazioni riconduce il nome alla voce làvara, con il significato di «pietra piatta» o «lastrone». Un'altra proposta lo collega invece al latino medievale fossa luparia, espressione riferita alle fosse utilizzate per la cattura dei lupi, dalla quale sarebbero derivate le forme lovèra e lovàra.[13] Tra le altre etimologie avanzate figura quella dal latino lappa, «lappola», che indicherebbe quindi un luogo caratterizzato dalla presenza di tale pianta. È stata inoltre proposta una derivazione da una radice di origine celtica lab o rab, messa in relazione con i termini latini labi, labare, labescere, labefactare e labium e interpretata con riferimento all'azione erosiva delle acque sul territorio.[13]

Una diversa interpretazione, ricordata da Aldo Gorfer nell'opera Le valli del Trentino, mette il toponimo in relazione con la tradizione leggendaria riguardante la formazione del lago di Lavarone. Secondo questa ricostruzione, Lavarone sarebbe il risultato dell'alterazione romanza del tedesco Liebefrau, espressione associata alla figura femminile protagonista della leggenda del lago, dalla quale sarebbero derivate anche le forme cimbre La-vrou e La-fraun.[13]

Un'ulteriore ipotesi riconduce il nome alla voce cimbra laba, indicante un piccolo lago. Tale spiegazione presupporrebbe tuttavia una formazione relativamente tarda del toponimo, successiva all'insediamento germanofono sull'altopiano.[13] La toponomastica locale conserva infatti elementi di diversa origine linguistica: accanto a nomi riconducibili alla presenza cimbra sopravvivono toponimi di origine latina o romanza, testimonianza delle diverse fasi linguistiche che hanno interessato il territorio.[13]

Dalle origini al Medioevo

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Le più antiche testimonianze della frequentazione umana dell'altopiano sono state individuate in resti di forni fusori e in depositi di scorie rinvenuti nell'area di Millegrobbe. È stata inoltre ipotizzata l'esistenza, sul rilievo presso la frazione Chiesa, di un castelliere preistorico risalente al II millennio a.C.; tale interpretazione non è stata tuttavia confermata da indagini archeologiche sistematiche.[14] Al periodo romano e altomedievale sono invece attribuiti alcuni rinvenimenti sporadici, fra i quali monete romane provenienti dal Covelo di Rio Malo e reperti monetali e ornamentali di epoca longobarda. Tali ritrovamenti documentano la frequentazione dell'area, senza tuttavia consentire di stabilire l'esistenza di insediamenti permanenti.[14]

Nel corso dell'alto Medioevo l'area dell'altopiano fu inserita in un quadro politico ed ecclesiastico particolarmente articolato. Tra il 917 e il 921 Berengario del Friuli assegnò al vescovo di Padova Sibicone territori compresi fra l'Astico e il Brenta. Nei secoli successivi Lavarone venne a trovarsi politicamente nell'orbita del principato vescovile di Trento, pur appartenendo sul piano ecclesiastico alla diocesi di Feltre, situazione che si mantenne fino al 1786, quando il territorio passò alla diocesi di Trento.[15]

La più antica attestazione documentaria conosciuta del toponimo risale al 1184, nella forma in Lavaron, all'interno di un documento relativo ai possedimenti del vescovo di Feltre nella zona sottoposta alla giurisdizione di Caldonazzo.[16] Sul piano ecclesiastico, dal 24 giugno 1278 Lavarone costituì una curazia dipendente dalla pieve di Calceranica; la cura d'anime locale acquisì progressivamente maggiore autonomia e l'11 luglio 1667 il vescovo di Feltre Bartolomeo Giera la elevò formalmente a parrocchia, riconoscendo alla comunità anche il diritto di patronato e di presentazione del sacerdote.[16]

Colonizzazione cimbra

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Tra il XII e il XIII secolo l'area degli altipiani fu interessata dall'arrivo di coloni germanofoni provenienti dall'area bavarese e dalle Prealpi vicentine, nell'ambito del più vasto processo di colonizzazione che diede origine alle comunità successivamente indicate come cimbre. I coloni furono impiegati soprattutto nel dissodamento delle terre, nello sfruttamento dei boschi, nel taglio del legname e nella produzione di carbone e organizzarono l'insediamento attraverso nuclei rurali e masi sparsi.[17] La colonizzazione interessò l'antica Costa Cartura, territorio che si estendeva dalla Vigolana verso gli altipiani orientali ed era sottoposto al principe vescovo di Trento; la tradizione storiografica collega questa fase anche all'azione del principe vescovo Federico Vanga, sotto il quale proseguì la concessione di terre ai coloni germanofoni.[17]

L'insediamento cimbro contribuì in modo determinante alla formazione del paesaggio antropico dell'altopiano, caratterizzato ancora oggi dalla presenza di numerosi nuclei abitati separati. Con il passare dei secoli, tuttavia, a Lavarone la popolazione germanofona entrò progressivamente in contatto con quella romanza e l'uso del cimbro diminuì fino a scomparire come lingua della comunità, lasciando numerose tracce nella toponomastica.[17] Diversa fu l'evoluzione della vicina Luserna, dove la lingua cimbra si è invece conservata fino all'età contemporanea.

Lo sviluppo di Luserna fu a sua volta strettamente legato a Lavarone. Un documento del 1454 attesta infatti l'insediamento sul monte di Luserna di un gruppo di contadini provenienti da Lavarone in qualità di livellari della parrocchia di Santa Maria di Brancafora; allo stesso periodo risalgono le prime attestazioni di malghe e masi legati alle famiglie Gasperi, Nicolussi e Osele.[18] Luserna rimase amministrativamente legata alla comunità di Lavarone fino alla separazione definitiva del 1780.[15]

Una testimonianza particolarmente importante sulla progressiva scomparsa del cimbro da Lavarone fu raccolta dal linguista bavarese Johann Andreas Schmeller, che visitò gli altipiani nel settembre del 1833 durante le proprie ricerche sulle comunità germanofone dell'Italia nord-orientale. Schmeller registrò a Lavarone una situazione di avanzata regressione linguistica: il cimbro risultava ormai conosciuto prevalentemente dalle generazioni più anziane, mentre bambini e giovani non lo parlavano più. Le sue ricerche confluirono nello studio Über die sogenannten Cimbern der VII und XIII Communen auf den Venedischen Alpen und ihre Sprache, presentato all'Accademia bavarese delle scienze nel 1834 e pubblicato nel 1838.[19] La tradizione locale ricorda fra gli ultimi parlanti del cimbro lavaronese una donna della frazione Piccoli.[20]

La comunità di Lavarone e le controversie territoriali

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Nel Medioevo e nell'età moderna Lavarone si sviluppò come comunità rurale organizzata secondo il sistema trentino delle regole, fondato sull'amministrazione collettiva dei beni comuni e sulla disciplina dello sfruttamento di boschi e pascoli. Una testimonianza del 1344, conservata attraverso una trascrizione successiva, documenta una controversia tra gli uomini di Lavarone e quelli di Centa relativa alla gestione dei boschi, mentre la prima attestazione documentaria certa della comunità organizzata di Lavarone risale al 1556, nell'ambito di una controversia sui confini montani con Levico, Selva e Caldonazzo.[15]

Lavarone disponeva di proprie carte di regola, nelle quali erano disciplinati il governo della comunità, l'utilizzazione dei beni collettivi e la composizione delle controversie. La carta di regola del 1790, confermata dal conte Carlo Trapp il 16 dicembre dello stesso anno, descrive una comunità articolata nei due quartieri di Chiesa e Cappella e amministrata da due sindici, uno maggiore e uno minore, affiancati da quattro giurati eletti annualmente.[15] La documentazione archivistica attesta inoltre l'importanza economica dello sfruttamento forestale, con accordi e incanti riguardanti il taglio e la squadratura del legname.[15]

La storia della comunità fu segnata da ripetute controversie territoriali con gli abitati vicini. Fra queste ebbero particolare rilievo le dispute con Caldonazzo per il possesso del Monterovere e quelle con la vicinia di Luserna per la gestione dei beni comuni e dei pascoli di Millegrobbe. La documentazione dell'archivio comunale conserva gli atti della controversia fra Lavarone e Caldonazzo per Monterovere e Rio Bianco, protrattasi tra il 1602 e il 1606 e comprendente documenti risalenti anche al 1485.[15]

Lavarone e Luserna costituivano nell'antico regime un'unica comunità, della quale Luserna aveva lo status di vicinia. Un primo tentativo di separazione ebbe luogo nel 1710, in seguito anche alle controversie riguardanti Millegrobbe, ma non condusse alla costituzione di due comunità autonome.[15][18] La separazione definitiva fu sancita il 4 agosto 1780 con l'«Istrumento di divisione tra la magnifica comunità di Lavarone e l'onoranda vicinia di Luserna», che regolò la divisione della comunità e dei beni posseduti; da quel momento Luserna divenne una comunità autonoma.[15]

Sul piano politico-amministrativo Lavarone apparteneva al Principato vescovile di Trento, pur essendo inserita nella giurisdizione di Caldonazzo. Dopo diversi mutamenti dell'autorità feudale fra il XIII e il XV secolo, nel 1461 la giudicatura di Caldonazzo fu concessa stabilmente in feudo alla famiglia Trapp, che mantenne il proprio potere giudiziario, salvo le interruzioni dovute ai mutamenti politici dell'età napoleonica, fino al 1824.[15] Durante la guerra tra Venezia e Sigismondo d'Austria del 1487 Lavarone e Luserna passarono sotto il dominio della Repubblica di Venezia, rimanendovi fino al 1509; dopo una nuova fase d'influenza veneziana seguita alla pace di Bologna del 1530, nel 1535 il principe vescovo Bernardo Clesio ne ottenne la restituzione alla giurisdizione di Caldonazzo.[15]

Dall'età napoleonica all'annessione all'Italia

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Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo Lavarone fu coinvolta nei ripetuti mutamenti istituzionali che interessarono il Trentino durante le guerre napoleoniche. Dopo la secolarizzazione del principato vescovile di Trento nel 1803, il territorio fu incorporato nella Contea del Tirolo; nel 1805 passò al Regno di Baviera e, dopo la rivolta tirolese del 1809, nel 1810 fu aggregato al Regno d'Italia napoleonico, all'interno del Dipartimento dell'Alto Adige.[15] L'introduzione dell'ordinamento amministrativo italico pose fine all'antico sistema delle comunità regoliere e dal 1º settembre 1810 Lavarone fu organizzata secondo il nuovo ordinamento comunale.[15]

Con la restaurazione asburgica successiva al Congresso di Vienna, Lavarone tornò nel Tirolo dell'Impero austriaco. La famiglia Trapp mantenne inizialmente la giurisdizione dinastiale di Caldonazzo, ma il 15 agosto 1824 cedette allo Stato i propri diritti giudiziari; Lavarone venne quindi incorporata nel giudizio distrettuale di Levico. Dal 1849, con la separazione fra amministrazione politica e giudiziaria, il comune appartenne politicamente al capitanato distrettuale di Borgo Valsugana e giudiziariamente al giudizio distrettuale di Levico.[15]

Prima guerra mondiale

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La posizione di Lavarone, prossima al confine fra l'Austria-Ungheria e il Regno d'Italia, assunse crescente importanza strategica nei decenni precedenti la prima guerra mondiale. A partire dal 1907 il comando austro-ungarico avviò un vasto programma di fortificazione degli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, destinato a proteggere l'accesso al Trentino e a predisporre una base per eventuali operazioni verso la pianura veneta.[21]

Tra il 1908 e il 1914 venne così realizzata una cintura fortificata lunga circa 28 chilometri, comprendente sette opere corazzate distribuite fra Cima Vezzena e i rilievi di Serrada. Nel settore di Lavarone fu costruito il forte Belvedere-Gschwent, mentre nel sistema difensivo degli altipiani rientravano anche forte Luserna, Verle, Cima Vezzena, Cherle, Sommo Alto e Dosso delle Somme.[21] Il dispositivo era completato da altre strutture militari, fra le quali la stazione ottica di monte Rust e il comando di Virti.[21]

Forte Belvedere Gschwent, costruito tra il 1909 e il 1912 su progetto del capitano Rudolf Schneider nei pressi della frazione Oseli, a 1 177 metri di quota, aveva il compito di controllare la Val d'Astico e operava in collegamento con le altre fortificazioni del settore.[22] Nei primi mesi di guerra le fortificazioni degli altipiani impedirono i tentativi italiani di sfondamento e nel maggio 1916 costituirono uno dei punti d'appoggio dell'offensiva austro-ungarica degli Altipiani.[22]

Con l'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, Lavarone si trovò immediatamente a ridosso della linea del fronte. La popolazione civile fu inizialmente concentrata nelle località di Gionghi, Bertoldi e Slaghenaufi; il 31 maggio fu quindi impartito l'ordine di evacuazione. Gli abitanti furono trasferiti dapprima ad Altschwendt e successivamente nel campo profughi di Braunau am Inn, nell'Alta Austria.[14] L'esilio della popolazione si protrasse per l'intera durata del conflitto e il rientro a Lavarone ebbe luogo il 17 dicembre 1918.[14]

Il conflitto provocò gravi distruzioni nei villaggi e nei masi dell'altopiano e causò numerose vittime tra la popolazione originaria di Lavarone.[14] Con la dissoluzione dell'Austria-Ungheria alla fine della guerra, il territorio fu occupato dall'Italia e, in seguito al trattato di Saint-Germain-en-Laye del 1919, entrò formalmente a far parte del Regno d'Italia. L'ordinamento amministrativo italiano fu progressivamente esteso al comune e l'archivio storico locale individua nel 13 gennaio 1923 il passaggio istituzionale dal comune di ordinamento austriaco al comune retto secondo l'ordinamento italiano.[15]

Forte Belvedere, sopravvissuto alle demolizioni che interessarono numerose fortificazioni negli anni trenta, costituisce oggi la principale testimonianza materiale del sistema difensivo austro-ungarico presente nel territorio comunale. Acquistato dal Comune di Lavarone nel 1996, fu sottoposto, con il sostegno della provincia autonoma di Trento, a un intervento di restauro conservativo avviato nel 2000 e concluso nel 2002 ed è oggi sede di un museo dedicato alla prima guerra mondiale.[23]

Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Trento.

Lo stemma comunale fu riconosciuto con decreto del Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato Benito Mussolini del 19 maggio 1930.[24]

Stemma
«Troncato: nel 1º di rosso, alla lettera maiuscola M d'argento; nel 2º fasciato ondato nebuloso di quattro pezzi d'argento e di verde.[25]»
Gonfalone

Il gonfalone in uso è costituito da un drappo partito di bianco e di rosso, recante al centro lo stemma comunale con i relativi ornamenti e, inferiormente, la dicitura in argento «Comune di Lavarone».

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Chiesa di San Floriano

La chiesa di San Floriano, situata nella frazione Chiesa, è la principale chiesa parrocchiale di Lavarone. L'esistenza di un edificio di culto nella località è documentata almeno dal XIII secolo: il 24 giugno 1278 la comunità ottenne infatti l'istituzione di una curazia dipendente dalla pieve di Calceranica. La curazia fu successivamente elevata a parrocchia dal vescovo di Feltre Bartolomeo Giera l'11 luglio 1667.[16] L'edificio attuale deriva dalle successive trasformazioni e ricostruzioni della chiesa storica ed è dedicato a san Floriano, patrono del comune.

Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta si trova nella frazione Cappella ed è sede parrocchiale. L'edificio costituisce il principale luogo di culto della parte orientale dell'altopiano e presenta forme derivanti dagli interventi succedutisi nel corso della sua storia.

Chiesa della Madonna della Salette

La chiesa della Madonna della Salette, situata nella frazione Piccoli, è dedicata a Nostra Signora di La Salette.

Chiesa della Madonna Pellegrina

La chiesa della Madonna Pellegrina sorge nella frazione Slaghenaufi.[26]

Architetture militari

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Forte Belvedere-Gschwent
Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Belvedere Gschwent.

Il forte Belvedere-Gschwent è una fortificazione austro-ungarica costruita tra il 1909 e il 1912 nei pressi della frazione Oseli, a 1 177 metri di altitudine, nell'ambito del sistema difensivo realizzato dall'Austria-Ungheria sugli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna in previsione di un conflitto con il Regno d'Italia. Progettato dal capitano del genio militare Rudolf Schneider, aveva il compito di controllare la Val d'Astico e di operare in collegamento con le altre fortificazioni del settore.[22]

A differenza di numerose altre fortificazioni austro-ungariche del Trentino, l'opera non fu demolita negli anni successivi al conflitto e conserva gran parte delle strutture originarie. Acquistata dal Comune di Lavarone nel 1996, fu sottoposta a un intervento di restauro conservativo avviato nel 2000 e concluso nel 2002.[23] Ospita un percorso museale dedicato alla prima guerra mondiale e al sistema fortificato degli altipiani.[22]

Stazione ottica di monte Rust

Sul monte Rust sono conservati i resti della stazione ottica austro-ungarica, inserita nel sistema di comunicazione delle fortificazioni degli altipiani durante la prima guerra mondiale. La struttura permetteva le comunicazioni fra le opere fortificate attraverso segnalazioni ottiche e faceva parte del più ampio apparato militare predisposto nell'area di Lavarone prima del conflitto.

Aree naturali

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Lago di Lavarone

Il lago di Lavarone, bacino di origine carsica situato a circa 1 080 metri di altitudine, costituisce uno dei principali elementi paesaggistici e naturalistici del territorio comunale. Ha una superficie di circa 64 000 m² e una profondità massima di 17 metri.[9]

Avez del Prinzipe

In località Malga Laghetto si trovava l'Avez del Prinzipe, un monumentale esemplare di abete bianco considerato tra i più grandi d'Europa. L'albero raggiungeva un'altezza di oltre 50 metri, con una circonferenza del tronco superiore ai quattro metri, ed era ritenuto uno degli esemplari arborei più significativi del Trentino. Il nome, nel dialetto locale, significa «abete del principe» ed era tradizionalmente collegato alla famiglia principesca degli Asburgo. L'albero morì nel 2017 in seguito ai danni provocati da eventi meteorologici e dal successivo deterioramento delle sue condizioni vegetative; il tronco è stato conservato sul posto come testimonianza dell'esemplare monumentale.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[27]

Etnie e minoranze straniere

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Al 1º gennaio 2024 i cittadini stranieri residenti nel comune erano 53, pari al 4,4% della popolazione. La cittadinanza straniera maggiormente rappresentata era quella romena, con 13 residenti.[28]

Lingue e dialetti

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Il territorio di Lavarone appartiene storicamente all'area linguistica cimbra degli altipiani trentini. La colonizzazione germanofona dell'area ebbe origine nel Medioevo e interessò un territorio esteso dalla zona dell'odierna Centa San Nicolò fino a Luserna; ancora intorno alla metà del XIX secolo il linguista Johann Andreas Schmeller documentò la presenza della lingua cimbra nell'area comprendente gli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna. Nei decenni successivi il suo uso si ridusse progressivamente, fino a concentrarsi prevalentemente a Luserna.[17]

Il legame storico-culturale con la minoranza cimbra permane nell'assetto istituzionale del territorio: Lavarone, insieme a Folgaria e Luserna, appartiene alla Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri, la cui identità storico-culturale è ufficialmente ricondotta alla lingua cimbra.[8]

In occasione della rilevazione sulla consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra effettuata nel quadro del censimento del 2021, il 3,8% della popolazione di Lavarone si dichiarò appartenente alla popolazione di lingua cimbra, mentre il 96,2% non dichiarò tale appartenenza.[29]

La comunità cattolica locale fa capo alla parrocchia di San Floriano martire, appartenente all'arcidiocesi di Trento e inserita nell'Unità pastorale Regina della Pace degli Altipiani. La parrocchia fu istituita l'11 luglio 1667; precedentemente il territorio costituiva una curazia dipendente dalla pieve di Calceranica, documentata come tale dal 1278.[30]

Tradizioni e folclore

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Le tradizioni popolari di Lavarone sono legate al patrimonio culturale dell'Alpe Cimbra, condiviso con Folgaria e Luserna. Una delle principali manifestazioni collettive del territorio è la Brava Part, festa dedicata alla cultura e alle tradizioni degli altipiani cimbri, durante la quale le comunità locali rappresentano mediante carri, costumi e gruppi folcloristici gli antichi mestieri e aspetti della vita tradizionale di montagna.[31]

Alla manifestazione partecipa anche la comunità di Lavarone, tradizionalmente rappresentata, tra gli altri elementi, dal carro della fortezza; alla sfilata prendono inoltre parte gruppi e associazioni dell'altopiano, tra cui il coro Stella Alpina e la scuola di sci di Lavarone con costumi storici.[32]

Istituzioni, enti e associazioni

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Lavarone è uno dei tre comuni, insieme a Folgaria e Luserna, che costituiscono la Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri, comunità di valle istituita nell'ambito dell'ordinamento della Provincia autonoma di Trento. L'ente esercita funzioni sovracomunali, tra l'altro, nei settori socio-assistenziale, dell'edilizia abitativa, del diritto allo studio e dell'urbanistica, e identifica istituzionalmente il territorio accomunato dalla propria eredità storico-culturale cimbra.[8]

L'economia di Lavarone è caratterizzata principalmente dalle attività legate al turismo, sviluppatesi sia nella stagione estiva sia in quella invernale, e dalle tradizionali attività agricole e zootecniche dell'altopiano. La rilevanza del settore turistico è testimoniata dalla capacità ricettiva del territorio comunale, particolarmente elevata in rapporto alla popolazione residente.[33]

L'attività agricola è tradizionalmente legata all'allevamento bovino e alla produzione lattiero-casearia. Tra i prodotti caratteristici dell'altopiano figura il Vezzena, formaggio la cui produzione è storicamente associata agli altipiani di Lavarone, Folgaria e Luserna. La produzione casearia locale è proseguita attraverso forme cooperative: nel 2014 il caseificio di Lavarone produceva circa 9 000 forme di Vezzena da latte proveniente dagli allevamenti dei soci e circa 2 000 forme di Vezzena di malga, ottenute durante il periodo estivo con latte proveniente dagli alpeggi dell'altopiano.[34]

Lavarone presenta una duplice vocazione turistica, estiva e invernale. Durante la stagione estiva il turismo è legato principalmente all'ambiente montano, all'escursionismo e al lago omonimo, mentre nella stagione invernale assume particolare rilievo il turismo legato agli sport sulla neve.

La consistenza delle strutture ricettive riflette il peso del turismo nell'economia locale. Secondo i dati dell'ISPAT, nel territorio comunale risultano 21 esercizi alberghieri, per complessivi 946 posti letto: quattro strutture a due stelle dispongono di 96 letti, sedici alberghi a tre stelle di 735 e una struttura a quattro stelle di 115.[35]

Alla ricettività alberghiera si aggiungono 15 esercizi complementari, con complessivi 788 posti letto, comprendenti affittacamere, case e appartamenti per vacanze, bed and breakfast, campeggi, agriturismi e altre strutture ricettive. Sono inoltre censiti 187 alloggi turistici, corrispondenti a 848 posti letto, e 1 651 alloggi a disposizione, ai quali sono attribuiti 7 128 posti letto.[33]

Amministrazione

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Sindaci e commissari prefettizi

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Regno d'Italia (13 gennaio 1923 – 18 giugno 1946)

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
13 gennaio 1945 agosto 1945 Giovanni Righele Commissario prefettizio [36]
agosto 1945 7 aprile 1946 Erardo Giongo Sindaco pro tempore [36]
7 aprile 1946 18 giugno 1946 Mario Osele Sindaco [36]

Repubblica Italiana (dal 18 giugno 1946)

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 giugno 1946 1964 Mario Osele Sindaco [36]
19 giugno 1964 1974 Silvano Gheser Sindaco [36]
24 gennaio 1975 1980 Luciano Giongo Sindaco [36]
1980 1985 Luciano Penner Sindaco [36]
12 maggio 1985 1990 Carlo Marchesi Sindaco [36]
1990 4 giugno 1995 Carlo Marchesi Sindaco [36]
4 giugno 1995 14 maggio 2000 Carlo Marchesi Lista civica Sindaco [36]
14 maggio 2000 8 maggio 2005 Aldo Marzari Lista civica Sindaco [36]
8 maggio 2005 16 maggio 2010 Aldo Marzari Lista civica Sindaco [36]
16 maggio 2010 10 maggio 2015 Mauro Lanzini Lista civica Sindaco [37]
10 maggio 2015 21 settembre 2020 Isacco Corradi Lista civica Sindaco [38]
21 settembre 2020 5 maggio 2025 Isacco Corradi Lista civica Sindaco [38]
5 maggio 2025 in carica Claudio Stenghele Lista civica Sindaco [39]

Il territorio comunale è attraversato da numerosi itinerari per mountain bike, alcuni dei quali seguono la viabilità militare realizzata nell'area dei forti austro-ungarici durante la prima guerra mondiale. Tra questi figura il percorso permanente della 100 km dei Forti, articolato in più anelli attraverso gli altipiani di Lavarone, Folgaria e Luserna; il tratto che interessa il territorio di Lavarone misura circa 23,6 km ed è accessibile dal Parco Palù.[42]

Sul medesimo territorio si disputa annualmente la 100 km dei Forti, competizione di mountain bike. Nel 2026 la manifestazione ha raggiunto la trentesima edizione e si è articolata, per la prova principale, nei percorsi Marathon di 94,4 km e Classic di 52,4 km, entrambi con partenza dal Parco Palù e arrivo a Gionghi.[43]

Nella frazione di Bertoldi, alle pendici del monte Tablàt, è inoltre presente il Bike Park Lavarone, dedicato principalmente al downhill e all'enduro. I percorsi sfruttano durante la stagione estiva l'area dello Ski Center Lavarone e l'impianto di risalita del Tablàt.[44]

Escursionismo

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La rete escursionistica del territorio comprende itinerari che attraversano boschi, pascoli e le testimonianze fortificate della prima guerra mondiale. Parte dei percorsi è condivisa con gli itinerari per mountain bike che seguono l'antica viabilità militare dell'altopiano.[42]

Durante la stagione invernale, nell'area di Millegrobbe sono inoltre predisposti percorsi segnalati per le racchette da neve e il nordic walking.[45]

Lo Ski Center Lavarone costituisce l'area dedicata allo sci alpino e si estende da Bertoldi verso Passo Vezzena, attraverso le aree del monte Tablàt, di Malga Laghetto e del monte Cucco. Il comprensorio dispone complessivamente di circa 30 km di piste; nella stagione 2025-2026 risultavano 22 piste di difficoltà facile, 6 di difficoltà media e 2 di difficoltà elevata, oltre a quattro campi scuola. Gli impianti di risalita erano complessivamente 14, costituiti da sei seggiovie, uno skilift e sette tapis roulant.[46]

Bertoldi costituisce uno dei principali punti di accesso al comprensorio; da qui le piste del Tablàt e di Sonneck si collegano, attraverso la pista Ust, all'area di Malga Laghetto e quindi al monte Cucco.[46] Tra i tracciati più impegnativi figura la pista nera Avéz del Prinzep, così denominata dall'omonimo abete bianco monumentale che sorgeva nei pressi del tracciato prima di essere abbattuto dalla tempesta Vaia.[46]

Per lo sci di fondo è presente il Centro Fondo Millegrobbe, situato a un'altitudine compresa approssimativamente tra 1410 e 1520 e inserito nel circuito SuperNordicSkipass. Il centro dispone di circa 36 km di piste, predisposte sia per la tecnica classica sia per la tecnica libera, delle quali una parte servita da innevamento programmato. Un collegamento conduce verso Passo Vezzena, mentre un percorso di 21 km permette di raggiungere il centro fondo di Campolongo, sull'Altopiano dei Sette Comuni.[45]

Millegrobbe è inoltre legata all'omonima competizione di sci di fondo, manifestazione internazionale disputata sull'altopiano.[45]

Impianti sportivi

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Oltre alle infrastrutture dello Ski Center e del Centro Fondo Millegrobbe, nella frazione di Bertoldi sono presenti il campo da calcio Moar e un centro per il tennis. Il campo da calcio è omologato per ospitare ritiri di società calcistiche di Serie A.[47]

  1. ↑ Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, Pàtron, 1981.
  5. ↑ Ignazio Putzu e Gabriella Mazzon, Lingue, letterature, nazioni. Centri e periferie tra Europa e Mediterraneo, Milano, FrancoAngeli, 2012, p. 332.
  6. ↑ Dizionario Lusérnaresch-Belesch, Istituto Cimbro, p. 114.
  7. ↑ Sindaco, su Comune di Lavarone. URL consultato il 14 settembre 2026.
  8. 1 2 3 Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri, su Comune di Lavarone. URL consultato il 14 settembre 2026.
  9. 1 2 3 4 Lago di Lavarone, su Visit Trentino. URL consultato il 14 settembre 2026.
  10. 1 2 Quando Freud veniva in vacanza sugli Altipiani Cimbri, su Alpe Cimbra. URL consultato il 14 settembre 2026.
  11. ↑ In Trentino sulle orme dei grandi artisti, su Visit Trentino, 20 gennaio 2026. URL consultato il 14 settembre 2026.
  12. ↑ Lago di Lavarone, su Trentino.com. URL consultato il 14 settembre 2026.
  13. 1 2 3 4 5 6 La Storia di Lavarone - Il nome[collegamento interrotto], su Comune di Lavarone.
  14. 1 2 3 4 5 La storia di Lavarone, su Comune di Lavarone. URL consultato il 17 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2021).
  15. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Comune di Lavarone. Inventario dell'archivio storico (1602-1963) e degli archivi aggregati (1887-1994) (PDF), su cultura.trentino.it, Provincia autonoma di Trento, Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2006. URL consultato il 14 settembre 2026.
  16. 1 2 3 Curazia di San Floriano, Lavarone Chiesa, 1490-1667 luglio 10, su Trentino Cultura, Provincia autonoma di Trento. URL consultato il 14 settembre 2026.
  17. 1 2 3 4 I Cimbri, su Autorità per le minoranze linguistiche, Consiglio della Provincia autonoma di Trento. URL consultato il 14 settembre 2026.
  18. 1 2 Luserna: storia di un territorio e di una comunità, su yumpu.com, Centro Documentazione Luserna. URL consultato il 14 settembre 2026.
  19. ↑ Johann Andreas Schmeller, Über die sogenannten Cimbern der VII und XIII Communen auf den Venedischen Alpen und ihre Sprache, München, 1838.
  20. ↑ Anthony Rowley, Bersntoler Kulturinstitut – Istituto Culturale Mòcheno, Johann Andreas Schmeller presso i Mòcheni – Visita di un linguista a Pergine, Vèlt za kennen. L'indagine antropologica: soggettività, pratiche e prospettive nel rapporto tra antropologia e terreno, Palù del Fersina, 5 giugno 2026.
    «Intervento di Anthony Rowley, Bayerische Akademie der Wissenschaften, Monaco di Baviera.»
  21. 1 2 3 Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, su Trentino Grande Guerra, Museo Storico Italiano della Guerra. URL consultato il 14 settembre 2026.
  22. 1 2 3 4 Werk Gschwent - Forte Belvedere, su Trentino Grande Guerra, Museo Storico Italiano della Guerra. URL consultato il 14 settembre 2026.
  23. 1 2 Sentinelle di pietra (PDF), su Trentino Grande Guerra, Museo Storico Italiano della Guerra. URL consultato il 14 settembre 2026.
  24. ↑ Lavarone, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 5 luglio 2024.
  25. ↑ Luigi Rangoni Machiavelli, Stemmi delle colonie, delle provincie e dei comuni del Regno d'Italia riconosciuti o concessi dalla Consulta Araldica del Regno al 1º novembre 1932, in Rivista del Collegio Araldico, anno 1933, p. 468.
  26. ↑ Chiesa della Madonna Pellegrina , su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 30 luglio 2022.
  27. ↑ Dati tratti da:
  28. ↑ Cittadini stranieri Lavarone 2024, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 settembre 2026.
  29. ↑ Rilevazione sulla consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra (PDF), su statistica.provincia.tn.it, ISPAT – Istituto di statistica della provincia di Trento, 2021.
  30. ↑ Lavarone Chiesa, su Unità pastorale Regina della Pace, Arcidiocesi di Trento. URL consultato il 14 settembre 2026.
  31. ↑ La Brava Part - La grande festa della comunità, su Alpe Cimbra, Azienda per il turismo Alpe Cimbra Folgaria Lavarone Luserna Vigolana. URL consultato il 14 settembre 2026.
  32. ↑ La grande sfilata della Brava Part, su Alpe Cimbra, Azienda per il turismo Alpe Cimbra Folgaria Lavarone Luserna Vigolana. URL consultato il 14 settembre 2026.
  33. 1 2 Consistenza degli esercizi ricettivi per comune, su statweb.provincia.tn.it, ISPAT – Istituto di statistica della provincia di Trento. URL consultato il 14 settembre 2026.
  34. ↑ Terra Trentina (PDF), n. 1, Provincia autonoma di Trento, 2016.
  35. ↑ Consistenza degli esercizi alberghieri per comune e categoria, su statweb.provincia.tn.it, ISPAT – Istituto di statistica della provincia di Trento. URL consultato il 14 settembre 2026.
  36. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Fernando Larcher, La Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri. Il territorio, l'ambiente, la storia (PDF), 2012.
  37. ↑ Comune di Lavarone - Elezioni comunali 2015, su la Repubblica. URL consultato il 14 settembre 2026.
  38. 1 2 Storico Elezioni Comunali di Lavarone, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 settembre 2026.
  39. ↑ Claudio Stenghele, su Comune di Lavarone. URL consultato il 14 settembre 2026.
  40. ↑ 23° Gemellaggio Lavarone - Prato, su Visit Trentino, Trentino Marketing. URL consultato il 14 settembre 2026.
  41. ↑ (DE) Städtefreundschaft Braunau - Lavarone, su Stadt Braunau am Inn. URL consultato il 14 settembre 2026.
  42. 1 2 La 100Km dei Forti è tutto l'anno!, su 100Km dei Forti, Sci Club Millegrobbe Lavarone A.S.D.. URL consultato il 14 settembre 2026.
  43. ↑ 100Km dei Forti, su 100Km dei Forti, Sci Club Millegrobbe Lavarone A.S.D.. URL consultato il 14 settembre 2026.
  44. ↑ Bike Park Lavarone: downhill, pump track e fat bike in Alpe Cimbra, su Alpe Cimbra, Azienda per il turismo Alpe Cimbra Folgaria Lavarone Luserna Vigolana, 4 ottobre 2016. URL consultato il 14 settembre 2026.
  45. 1 2 3 Lavarone Centro Fondo Millegrobbe, su Visit Trentino, Trentino Marketing. URL consultato il 14 settembre 2026.
  46. 1 2 3 Ski area Lavarone, su Visit Trentino, Trentino Marketing. URL consultato il 14 settembre 2026.
  47. ↑ Bertoldi, su Alpe Cimbra, Azienda per il turismo Alpe Cimbra Folgaria Lavarone Luserna Vigolana. URL consultato il 14 settembre 2026.

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