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Trasformabile

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Una Fiat Nuova 500 versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.

Il termine trasformabile indica una tipologia di carrozzeria per autovetture simile alle cabriolet aventi un tetto morbido in tessuto che può essere spostato all'indietro con il suo scorrimento su dei binari posizionati sui montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere, scoprendo così la vettura, ma lasciando immutate le intere fiancate. Quest'ultima caratteristica non viene conservata sulle cabriolet, visto che con la medesima operazione di arretramento del tetto le sue fiancate invece si modificano. In alcuni mercati la carrozzeria trasformabile viene definita semi-cabriolet oppure berlina-cabriolet. Un vantaggio di questa tipologia di carrozzeria è che mantiene fissa gran parte della struttura dell'autovettura e ciò significa che, in linea di principio, essa ha una maggiore rigidità strutturale rispetto alle cabriolet[1].

La carrozzeria trasformabile fu molto diffusa dalla fine degli anni 1920 fino alla fine degli anni 1970. Cadde poi in disuso all'inizio degli anni 1980, per poi tornare sui mercati all'inizio del XXI secolo, dapprima nel 2003 con l'arrivo della Citroën C3 Pluriel, e poi nel 2009, quando la Fiat ha introdotto la 500C, con entrambe le vetture citate che erano disponibili solo con carrozzeria trasformabile. Qualche anno dopo, nel 2013, la 500C venne seguita dalla Citroën DS3 versione trasformabile, a cui è seguita nel 2020 la Fiat Nuova 500 versione trasformabile. Il design delle trasformabili fu particolarmente popolare anche negli anni 1930, ma cadde in disuso nell'immediato secondo dopoguerra. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale solo i produttori tedeschi Opel e Borgward produssero trasformabili in numeri significativi, poi tra la fine degli anni 1940 e l'inizio degli anni 1950 il mercato mondiale per questo tipo di vetture si riprese completamente. Le trasformabili, insieme alle cabriolet, le roadster, le berlinette, le berline sportive, le spider, le coupé, le targa, le coupé-cabriolet, le muscle car e le barchetta appartengono alla categoria delle autovetture sportive.

Una Fiat Topolino versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.
Una Citroën 2CV, tipico esempio di trasformabile, qui in modalità scoperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato all'indietro.

Questo tipo di carrozzeria fu molto diffuso dalla fine degli anni 1920 fino alla fine degli anni 1970. Il design delle trasformabili fu particolarmente popolare negli anni anche negli anni 1930, ma cadde in disuso nell'immediato secondo dopoguerra. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale solo i produttori tedeschi Opel e Borgward produssero trasformabili in numeri significativi, poi tra la fine degli anni 1940 e l'inizio degli anni 1950 il mercato mondiale per questo tipo di vetture si riprese completamente. Esempi di vetture trasformabili che furono prodotte anche nei decenni seguenti furono la Fiat Nuova 500, la Nash Rambler, l'Autobianchi Bianchina, la Nissan Figaro, la Citroën Visa e la Citroën 2CV[2][3][4][5].

Questa tipologia di carrozzeria cadde in disuso all'inizio degli anni 1980, per poi tornare sui mercati all'inizio del XXI secolo, dapprima nel 2003 con l'arrivo della Citroën C3 Pluriel, e poi nel 2009, quando la Fiat ha introdotto la 500C, con entrambe le vetture citate che erano disponibili solo con carrozzeria trasformabile. Qualche anno dopo, nel 2013, la 500C venne seguita dalla Citroën DS3 versione trasformabile, a cui è seguita nel 2020 la Fiat Nuova 500 versione trasformabile. Le trasformabili, insieme alle cabriolet, le roadster, le berlinette, le berline sportive, le spider, le coupé, le targa, le coupé-cabriolet, le muscle car e le barchetta appartengono alla categoria delle autovetture sportive.

Un sistema differente da quello montato su tutte le altre trasformabili mantenente invece il lunotto posteriore fisso quando il tetto morbido in tessuto si ritrae verso la parte posteriore del veicolo apparve per la prima volta negli anni 1930. Esso ha il grande vantaggio di poter essere installato più facilmente su un modello che ha originariamente un altro tipo di carrozzeria, visto che quest'ultima può essere facilmente riprogettata in una trasformabile. Un esempio di modello che montava questo tipo di sistema era il Volkswagen Maggiolino, per il quale rimase un optional fino al 1963[6]. Questo sistema si discosta da tutti gli altri sistemi esistenti sulle trasformabili perché essi invece prevedono l'abbattimento del lunotto, il quale si ripiega verso il basso insieme al tetto in tessuto quando quest'ultimo è arrotolato nella parte posteriore della vettura.

Una Renault 4CV versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.
Una Nash Rambler versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.
Un'Autobianchi Bianchina versione trasformabile, qui in modalità scoperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato all'indietro.
Una Maybach 62 versione trasformabile, qui in modalità coperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato in avanti.

Il termine trasformabile indica una tipologia di carrozzeria per autovetture simile alle cabriolet aventi un tetto morbido in tessuto che può essere spostato all'indietro con il suo scorrimento su dei binari posizionati sui montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere, scoprendo così la vettura, ma lasciando immutate le intere fiancate. Quest'ultima caratteristica non viene conservata sulle cabriolet, visto che con la medesima operazione di arretramento del tetto, le sue fiancate invece si modificano. In alcuni mercati la carrozzeria trasformabile viene definita semi-cabriolet oppure berlina-cabriolet.

Come già accennato, la trasformabile è un tipologia di autovettura dotata di un tetto in tessuto ripiegabile all'indietro simile a quello di una cabriolet. La differenza tra i due tipi di carrozzeria citati sta nel fatto che le cabriolet non hanno montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere, mentre una trasformabile li possiede e conserva l'intera carrozzeria laterale in altezza fino ad essi quando il tetto è retratto completamente verso la parte posteriore della vettura. Per il fatto che la trasformabile, rispetto alla cabriolet, si scopre solo parzialmente, in alcuni mercati le carrozzerie di tipologia trasformabile sono chiamate semi-cabriolet. Il tetto morbido in tessuto delle trasformabili, che incorpora il lunotto posteriore, per essere ripiegato all'indietro scorre su dei binari situati sui montanti superiori posizionati in corrispondenza delle portiere. Ci sono casi di trasformabili aventi come tetto mobile un pannello rigido che può essere rimosso manualmente.

La carrozzeria trasformabile deriva dalle classiche carrozzerie chiuse di tipologia berlina, di cui può essere considerata una variante, e dalle cabriolet, risultando un incrocio tra le due. Visivamente una trasformabile si presenta come una berlina con tetto in tessuto ripiegabile all'indietro mediante avvolgimento manuale o tramite un sistema meccanico azionato elettricamente. Il tetto della trasformabile, che generalmente è morbido e in tessuto, può includere pannelli metallici fissi[7]. La versione trasformabile è particolarmente diffusa per i modelli con carrozzeria monoscocca, poiché la loro conversione da berlina a cabriolet richiede una riprogettazione completa della berlina, evento che non capita se la berlina è convertita in una trasformabile. Per tale motivo in alcuni mercati le trasformabili sono chiamate berline-cabriolet.

Tale tetto in tessuto va ad includere anche la parte posteriore del padiglione ed il lunotto. Arrotolando all'indietro il tetto in tessuto, l'autovettura diventa simile ad una cabriolet, ma al contrario di quest'ultima, mantiene fissi i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere ma non il lunotto, che si ripiega verso il basso insieme al tetto in tessuto quando quest'ultimo è arrotolato nella parte posteriore della vettura. Un vantaggio delle trasformabili è che mantengono fissa gran parte della struttura dell'autovettura e ciò significa che, in linea di principio, esse hanno una maggiore rigidità strutturale rispetto alle cabriolet[1].

Come già accennato, a differenza di una cabriolet, una trasformabile ha i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere che sono fissi. Ciò offre due vantaggi. Il primo è che l'operazione di sigillare il tetto di una trasformabile che è a contatto con i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere è più semplice rispetto all'impermeabilizzazione del tetto quando quest'ultimo è in diretto contatto con i finestrini come invece avviene sulle cabriolet. Il secondo vantaggio è quello per il quale i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere di una trasformabile sono dei componenti della struttura monoscocca, caratteristica strutturale che non si trova sulle cabriolet a meno di una progettazione molto complessa del loro pianale.

Una Citroën Visa versione trasformabile, qui in modalità scoperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato all'indietro.
Una Citroën DS3 versione trasformabile, qui in modalità scoperta con il tetto in tessuto completamente sviluppato all'indietro.

Sulla norma DIN 70011 ("Carrozzerie; termini e definizioni") del marzo 1959, la trasformabile è definita come un'autovettura utilizzabile aperta o chiusa, con quattro o più posti a sedere, due o quattro porte, due o quattro finestrini laterali, barre sul tetto fisse per sigillare i finestrini laterali e avente un tetto retrattile a forbice o ad arco estensibile. Questa norma è stata incorporata nella norma DIN 70010 ("Classificazione dei veicoli stradali; termini per autoveicoli, combinazioni di veicoli e rimorchi") nell'aprile 1978[8].

Le caratteristiche delle trasformabili menzionate nelle norme anzidette sono state riformulate nell'aggiornamento della definizione di trasformabile usata nella nuova edizione della norma DIN 70010 ("Classificazione dei veicoli stradali; termini per autoveicoli, combinazioni di veicoli e rimorchi"). Questa nuova definizione è stata inserita nella norma citata nella sua edizione del maggio 1990. In base a questa norma una trasformabile è un'autovettura con carrozzeria aperta e barre portatutto fisse sul tetto, con un tetto in tessuto ripiegabile, sollevabile o retrattile, quattro o più posti a sedere disposti su almeno due file, due o quattro porte laterali e due o più finestrini laterali.

Con questo aggiornamento la trasformabile è definita anche come una carrozzeria con tetto apribile e con montanti fissi superiori situati in corrispondenza delle portiere, completando così la sua definizione nella forma che conosciamo oggi. Il tetto – come in una cabriolet – deve essere fisso o flessibile prevedendo due posizioni estreme, ovvero abitacolo completamente chiuso oppure interamente scoperto oltre i montanti superiori situati in corrispondenza delle portiere. L'aggiornamento della norma DIN 70010 ("Classificazione dei veicoli stradali; termini per autoveicoli, combinazioni di veicoli e rimorchi") menziona anche il fatto che su una trasformabile devono essere previste pure tutte le posizioni intermedie di apertura del tetto comprese tra i due estremi.

  1. 1 2 (EN) The Semi-Convertible or Cabrio Coach: It's About Being Chic and Strong at the Same Time, su autoevolution.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  2. ↑ (EN) Citroen does the Charleston in Paris with special C3 Pluriel, su autoblog.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  3. ↑ (EN) 1981 Citroen 2CV 6 Cabriolet/Convertible, su hemmings.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  4. ↑ (EN) First Drive: 2012 Fiat 500 Cabrio, su motortrend.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  5. ↑ (EN) 2015 Fiat 500c Lounge Cabrio review, su autoweek.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  6. ↑ (EN) 1963 Ragtop VW Beetle, su vintagevwcars.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  7. ↑ (EN) 1963 Ragtop VW Beetle, su vintagevwcars.com. URL consultato il 5 aprile 2018.
  8. ↑ (DE) Norma DIN 70010, edizione aprile 1978, p. 14.

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