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Reti transeuropee dei trasporti

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Mappa dei corridoi di trasporto europei ridefiniti dal Regolamento (UE) 2024/1679, in vigore dal 18 luglio 2024

Le reti transeuropee dei trasporti o RTE-T, più comunemente note come TEN-T (dall'inglese Trans-European Networks – Transport), sono un insieme d'infrastrutture di trasporto integrate previste per sostenere il mercato unico europeo, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione europea. La politica delle reti transeuropee mira a realizzare entro il 2050 una rete multimodale di alta qualità, che colleghi ferrovie, strade, vie navigabili interne e rotte marittime a breve raggio in tutta l'Unione, senza interruzioni fisiche, strozzature o collegamenti mancanti.[1]

In passato, i sistemi di trasporto europei si sviluppavano per lo più secondo criteri nazionali, con la conseguente scarsità o completa assenza di interconnessioni ai confini o lungo corridoi strategici. La debolezza delle interconnessioni di trasporto ostacola la crescita economica. Sin dagli anni novanta, la politica RTE-T ha orientato i fondi europei al sostegno della realizzazione di progetti infrastrutturali fondamentali per l'Europa.[2]

La base giuridica delle reti si fonda sul Trattato di Maastricht siglato nel 1992, benché si possano individuare dei primi documenti di lavoro sin dai primi anni ottanta, in special modo quelli prodotti dalla Tavola rotonda europea dell'industria.[3][4] Un altro documento fondamentale è stato il Libro bianco sui trasporti Lo sviluppo futuro della politica comune dei trasporti, pubblicato nel dicembre del 1992, modificato poi dai successivi Libri bianchi del 2001[5] e del 2011.[6] La decisione formale sullo sviluppo delle RTE-T avvenne con la decisione n. 1692/96/CE[7] del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea.

Le reti di trasporto transeuropee sono definite come una delle tre classi costituenti le reti transeuropee, previste dall'Unione europea con l'articolo 129b, titolo XII,[8] del Trattato di Maastricht del 1992. Il Trattato ha l'obiettivo di creare un mercato interno europeo e di sviluppare la coesione economica e sociale; tale mercato unico, con libertà di movimento per beni, persone e servizi, necessita di infrastrutture efficienti e moderne. Le reti RTE sono state dunque definite anche a questo scopo, oltre che per garantire l'interconnessione e l'interoperabilità delle reti nazionali. Inoltre, la costruzione delle reti transeuropee è vista come un importante elemento di crescita economica e occupazionale.

La Commissione europea ha sviluppato linee-guida relative ad obiettivi, priorità, identificazione dei progetti di interesse comune e linee maestre per i tre settori coinvolti (trasporti, energia e telecomunicazioni). Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno approvato tali linee-guida dopo essersi consultati con il Comitato economico e sociale e con il Comitato delle regioni.

A partire dal 2006, la responsabilità per l'implementazione e la gestione del programma RTE-T fu affidata all'Agenzia esecutiva per la rete transeuropea di trasporto (TEN-T EA), soppressa il 31 dicembre 2013 e sostituita dall'Agenzia europea per l'innovazione e le reti (INEA), a sua volta confluita il 1º aprile 2021 nell'Agenzia esecutiva europea per il clima, l'infrastruttura e l'ambiente (CINEA), attualmente responsabile della gestione del programma.[9]

Il Trattato ha definito tre classi di reti transeuropee.

  • Reti di trasporto transeuropee (RTE-T) suddivise in:
    • rete stradale transeuropea;
    • rete ferroviaria transeuropea (che include la rete ferroviaria convenzionale transeuropea e la rete ferroviaria ad alta velocità transeuropea);
    • rete fluviale transeuropea e porti per la navigazione interna;
    • rete di porti marittimi transeuropea;
    • rete marittima transeuropea (detta anche «autostrade del mare»), aggiunta dall'elenco dalla Decisione n. 884/2004/CE;
    • rete aeroportuale transeuropea;
    • rete combinata di trasporti transeuropea;
    • rete di informazione e gestione delle spedizioni transeuropea;
    • rete di gestione del traffico aereo transeuropea, che comprende il Cielo unico europeo (CUE) e i concetti di ricerca ATM (SESAR).
  • Reti energetiche transeuropee (RTE-E) che includono i seguenti progetti prioritari:[10]
    • rete offshore mari del Nord;
    • interconnessioni elettriche nord-sud in Europa occidentale;
    • interconnessioni elettriche nord-sud in Europa centrale e orientale;
    • piano di interconnessione elettrica del Mercato Energetico Baltico;
    • gasdotti nord-sud in Europa occidentale;
    • gasdotti nord-sud in Europa centrale e orientale;
    • corridoio meridionale del gas, che a sua volta include:
      • gasdotto Trans-Adriatico (TAP);
      • gasdotto Adriatico Ionio (IAP);
      • piano gas di interconnessione del Mercato Energetico Baltico;
      • area tematica prioritaria d'implementazione delle reti intelligenti.
  • Reti di telecomunicazioni transeuropee (eRTE) che include la rete di posizionamento e navigazione satellitare transeuropea.

Struttura della rete

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Mappa generale della rete RTE-T nel 2019

Con l'adozione del Regolamento (UE) n. 1315/2013 del 17 ottobre 2013 – poi sostituito dal Regolamento (UE) 2024/1679 del 13 giugno 2024 – la rete RTE-T è articolata su tre livelli gerarchici, ciascuno con una scadenza di completamento distinta:[1]

  • Rete globale: garantisce la copertura dell'intero territorio dell'UE e l'accessibilità di tutte le regioni. È costituita da tutte le infrastrutture di trasporto, esistenti e pianificate, che realizzano gli obiettivi di coesione territoriale, integrando e interconnettendo la rete centrale. Deve essere completata e resa pienamente interoperabile entro il 2050.
  • Rete centrale: comprende le parti più strategicamente rilevanti della rete globale, destinate a smistare i principali flussi di traffico merci e passeggeri a lunga distanza. Deve essere completata entro il 2030.
  • Rete centrale estesa: livello intermedio introdotto dal Regolamento 2024/1679, comprende le tratte prioritarie della rete globale che fanno parte dei corridoi di trasporto europei, con particolare attenzione ai grandi progetti transfrontalieri. Deve essere completata entro il 2040.

Finanziamento

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Il finanziamento dei progetti RTE-T proviene da fonti diverse, combinate in modo variabile a seconda del tipo e della localizzazione del progetto. La disciplina del finanziamento comunitario si è evoluta attraverso una serie di atti normativi: il Regolamento (CE) n. 2236/95 del 18 settembre 1995,[11] modificato successivamente dal Regolamento (CE) n. 1655/1999 e dal Regolamento (CE) n. 807/2004; infine il Regolamento (CE) n. 680/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2007, che ha stabilito norme generali per la concessione di contributi comunitari nel settore delle reti transeuropee di trasporto e di energia.[12]

Lo strumento principale di finanziamento diretto dell'UE è il fondo "Meccanismo per collegare l'Europa" (MCE), istituito per il periodo 2014–2020 con il Regolamento (UE) n. 1316/2013 (CEF 1)[13] e rinnovato per il periodo 2021–2027 con il Regolamento (UE) 2021/1153 (CEF 2).[14] In generale, i progetti RTE-T sono prevalentemente finanziati dai governi nazionali degli Stati membri. Ulteriori fonti di finanziamento includono:

Il MCE prevede contributi a fondo perduto per studi, lavori e strumenti finanziari combinati. Per ciascun progetto beneficiario viene stipulato un accordo di sovvenzione tra la Commissione europea e i soggetti attuatori. A titolo di esempio, la sezione transfrontaliera della ferrovia Torino-Lione ha beneficiato nell'ambito della terza edizione del MCE (2024–2027) di un contributo di 700 milioni di euro, risultando il terzo maggiore investimento europeo tra i 134 progetti selezionati.[15]

La rete stradale

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Storia normativa

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La rete stradale transeuropea è un complesso progetto costituito sia dall'insieme delle grandi direttrici che attraversano le singole nazioni europee sia dei progetti di interconnessione prioritari. La sua disciplina giuridica si è evoluta attraverso successivi atti normativi:

  • decisione n. 629/1993/CEE del Consiglio del 29 ottobre 1993, che ha istituito la rete stradale transeuropea;[16]
  • decisione n. 1692/96/CE del 23 luglio 1996, che ha ridefinito gli orientamenti comunitari e costituisce il fondamento iniziale dell'intera politica RTE-T;[17]
  • decisione n. 661/2010/UE del 7 luglio 2010, che ha ulteriormente riorganizzato la rete;[18]
  • regolamento (UE) n. 1315/2013 del 17 ottobre 2013, che ha introdotto la distinzione tra rete globale e rete centrale e ha fissato requisiti tecnici minimi per le strade della rete centrale in termini di sicurezza, larghezza delle corsie e standard ambientali;[2]
  • regolamento (UE) 2024/1679 del 13 giugno 2024, che ha abrogato il Regolamento n. 1315/2013, ridefinendo la struttura complessiva della rete su tre livelli e aggiornando i requisiti tecnici stradali, con particolare attenzione alle infrastrutture per i combustibili alternativi e alle aree di parcheggio sicure per gli autotrasportatori.[1]

Principali infrastrutture stradali realizzate

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Tra le infrastrutture stradali realizzate nell'ambito delle prime fasi del progetto RTE-T figurano:

In aggiunta ai specifici progetti prioritari si affiancano i «progetti di interesse comune», i quali soddisfano i criteri stabiliti dalla normativa vigente e la cui implementazione dipende dal grado di maturità e dalla disponibilità delle risorse finanziarie.

La rete stradale nel quadro del Regolamento 2024/1679

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Il Regolamento (UE) 2024/1679, nel disciplinare il settore stradale (art. 13), conferisce priorità allo sviluppo di una rete sicura e protetta, con sufficienti infrastrutture per i carburanti alternativi e aree di parcheggio adeguate per gli autotrasportatori.[1] Coerentemente con gli obiettivi del Patto Verde europeo, il Regolamento prevede che almeno 30 milioni di autovetture a emissioni zero e 80 000 autocarri a emissioni zero circolino sulle strade dell'Unione entro il 2030, e che quasi tutte le autovetture, i furgoni e gli autobus nuovi siano a emissioni zero entro il 2050. Rispetto al passato, il focus si sposta dall'esclusiva realizzazione di nuove infrastrutture verso l'ottimizzazione e la sostenibilità dell'esistente, inclusa la gestione efficiente della capacità e del traffico e la promozione della multimodalità.

La rete ferroviaria

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La rete ferroviaria transeuropea è un complesso progetto di rete ferroviaria costituito dall'insieme delle grandi direttrici che attraversano le singole nazioni; queste sono state individuate e determinate la prima volta con l'adozione della Decisione 1692/96/CE del 23 luglio 1996,[19] per essere ridefinite nel 2004 con la Decisione n. 884/2004/CE[20] e nuovamente nel 2013 e nel 2024 con i rispettivi regolamenti.[1][2]

Assi ferroviari e marittimi RTE-T 2005. Sono evidenziati gli assi 1, 6 e 24 che interessano l'Italia. Le «autostrade del mare» costituiscono il progetto prioritario 21

Con il provvedimento del 1996, partendo dalle singole reti ferroviarie nazionali dei 15 Stati membri, l'Unione europea ha delineato specifiche tecniche volte a costituire una grande rete di trasporto sovranazionale denominata RTE (Rete Trans-Europea). La Decisione 884/2004/CE ha poi esteso l'applicazione ai nuovi paesi aderenti. Lo scopo della RTE-T è di assicurare, razionalizzando e rendendo compatibili e interoperabili le infrastrutture, il riequilibrio del trasporto merci tra i vettori stradale e ferroviario, contribuendo alla riduzione del divario economico tra le regioni del continente europeo e promuovendone lo sviluppo.[21]

L'UIC si è impegnata nello sviluppo del progetto EURAILINFRA (European Infrastructure Market Capacity and Investment) in sinergia tra i principali gestori ferroviari europei, al fine di individuare gli interventi opportuni per eliminare i colli di bottiglia della rete RTE-T basandosi sull'analisi strutturale dei singoli corridoi internazionali.

Le disomogeneità tecniche tra le reti ferroviarie nazionali, ereditate dalla diversa genesi storica e dalla differente evoluzione tecnica dei sistemi ferroviari europei, si manifestano principalmente nelle seguenti tipologie:[22]

  • limitazioni di tipo tecnico:
  1. peso assiale;
  2. sagoma limite (o gabarit);
  3. tipo di sistema di elettrificazione;
  4. qualità del materiale rotabile;
  5. massima lunghezza possibile dei treni;
  6. massima massa totale dei treni;
  • limitazioni funzionali connesse con l'andamento plano-altimetrico del tracciato;
  • limitazioni di capacità (tracce orarie disponibili).

Per ovviare a tali disomogeneità, l'Agenzia dell'Unione europea per le ferrovie (ERA) elabora le "specifiche tecniche di interoperabilità" (STI), atti esecutivi della Commissione europea che fissano i requisiti tecnici e operativi minimi per ciascun sottosistema ferroviario. Il Regolamento 2024/1679 prevede che entro il 2030 le ferrovie elettrificate della rete centrale raggiungano una velocità operativa minima di 160 km/h per il trasporto passeggeri e di 100 km/h per il trasporto merci, con attraversamento delle frontiere interne dell'UE in meno di 25 minuti in media.[1]

L'omogeneizzazione delle caratteristiche tecniche richiede ingenti investimenti e tempi lunghi, specialmente in Italia, dove la morfologia orografica rende particolarmente onerosi gli interventi. Esempi rilevanti sono la galleria di base del Brennero, la ferrovia Torino-Lione per il Corridoio Mediterraneo, e gli adeguamenti della direttrice adriatica, tra cui la potenziale realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina.[22]

Assi e progetti prioritari

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Corridoi della rete centrale (Reg. 1315/2013)

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A seguito della revisione della mappa RTE-T e dell'approvazione del Regolamento (UE) n. 1315/2013 del 17 ottobre 2013, affiancato dal Regolamento (UE) n. 1316/2013 istitutivo del "Meccanismo per collegare l'Europa", erano stati definiti 9 corridoi della rete centrale:[2]

Nº asse Corridoio Percorso Zone attraversate Caratteristiche / sezioni critiche Lunghezza
1Corridoio Baltico-AdriaticoDal Mar Baltico (Gdynia) al Mar Adriatico (Ravenna)Le zone industrializzate dalla Polonia meridionale a Vienna e Bratislava, la Regione delle Alpi orientali e l'Italia settentrionaleImportanti opere ferroviarie: galleria di base del Semmering, galleria di base della Koralpe in Austria, sezioni transfrontaliere tra Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia2 400 km
2Corridoio Mare del Nord-BalticoDai porti della costa occidentale del Mare del Nord (Anversa), passando per Varsavia, ai porti del Mar Baltico (Helsinki)Collegamento della Finlandia con l'Estonia tramite navi traghetto; strade e ferrovie moderne tra i tre Stati baltici, la Polonia, la Germania, i Paesi Bassi e il Belgio; include il "Mittelland-Kanal" come via navigabileIl progetto più importante è la Ferrovia Baltica a scartamento standard tra Tallinn, Riga, Kaunas e la Polonia nordorientale3 200 km
3Corridoio MediterraneoDalla Penisola iberica (Algeciras) al confine ungaro-ucraino (Miskolc)Il litorale mediterraneo della Spagna e della Francia, le Alpi nord-italiane verso est, la costa adriatica in Slovenia e Croazia, quindi l'UngheriaIl collegamento ferroviario Lione–Torino (Tunnel di base del Moncenisio) e la sezione Venezia–Lubiana sono le opere più importanti3 000 km
4Corridoio Orientale/Mediterraneo orientaleDai porti del Mare del Nord (Amburgo) al Mar Baltico, passando per Budapest, al Mar Nero (passando per Sofia) e al Mediterraneo (Nicosia)La Germania settentrionale, la Repubblica ceca, la regione pannonica e il sudest europeoOttimizza l'uso dei porti e delle autostrade del mare; include l'Elba come via navigabile interna3 700 km
5Corridoio Scandinavo-MediterraneoDal Baltico finlandese (Helsinki) e dalla Svezia, via Copenaghen e la Germania (Monaco di Baviera), attraverso l'Italia fino alla Sicilia e a Malta (La Valletta)I principali centri urbani e porti scandinavi, i centri produttivi della Germania meridionale, dell'Austria e dell'Italia, fino ai porti italiani e a MaltaOpere più importanti: tunnel del Fehmarn Belt, galleria di base del Brennero e Ponte sullo stretto di Messina[23]4 858 km
6Corridoio Reno-AlpiDai porti del Mare del Nord (Rotterdam), via la Ruhr e Colonia, fino al Mar Mediterraneo (Genova)La Ruhr renana, le regioni del Reno-Meno-Neckar, la Svizzera e MilanoCorridoio multimodale che include il Reno come via navigabile; principali opere: gallerie di base in Svizzera e loro vie di accesso1 300 km
7Corridoio AtlanticoDalla Penisola iberica occidentale (Lisbona), via Vitoria, fino a Mannheim/StrasburgoPorti di Le Havre e Rouen a Parigi, includendo la Senna come via navigabileLinee ferroviarie ad alta velocità e convenzionali parallele; dimensione marittima cruciale8 200 km
8Corridoio Mare del Nord-MediterraneoDall'Irlanda (Dublino e Cork) e dal nord del Regno Unito al Mar Mediterraneo nel sud della Francia, via Le Havre e BruxellesPaesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, con vie navigabili interne nel Benelux e in FranciaCollegamento tra i porti del Mare del Nord e i bacini della Mosa, Reno, Schelda, Senna, Saona e Rodano933 km
9Corridoio Reno-DanubioDalle regioni centrali di Strasburgo e Francoforte sul Meno a Costanza (Romania)La Germania meridionale, Vienna, Bratislava e Budapest, fino al Mar NeroRilevante la sezione Monaco di Baviera–Praga–Žilina–Košice–confine ucraino2 137 km

Si trattava di un progetto complessivo destinato a divenire funzionale entro il 2030.[24] La rete ferroviaria centrale si articola in linee ad alta velocità, convenzionali e miste, rispondenti a parametri di prestazione e specifiche tecniche di interoperabilità comuni. Nella Pianura Padana il Corridoio Mediterraneo (n. 3) interseca tre corridoi di direttrice nord-sud (nn. 1, 5, 6).[25]

Nel luglio 2021, con il Regolamento (UE) 2021/1153 (Meccanismo per collegare l'Europa 2), i 9 corridoi della rete centrale sono stati estesi, in parte significativamente (ad esempio Atlantico, Mare del Nord-Baltico, Scandinavo-Mediterraneo), mentre il corridoio Mare del Nord-Mediterraneo, a causa della Brexit, è cambiato in Irlanda–Belgio–Paesi Bassi e Irlanda–Francia.[26]

I corridoi di trasporto europei (Reg. 2024/1679)

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Il Regolamento (UE) 2024/1679, entrato in vigore il 18 luglio 2024, ha abrogato il Regolamento n. 1315/2013 e ha ridefinito i corridoi della rete centrale come corridoi di trasporto europei (CTE), integrando in un'unica struttura multimodale i corridoi ferroviari per il trasporto merci e quelli per il trasporto passeggeri. Ciascun corridoio deve attraversare almeno due frontiere e coinvolgere almeno tre modi di trasporto.[1]

I nove corridoi di trasporto europei definiti dall'art. 11 del Regolamento 2024/1679 sono:

Nº Corridoio di trasporto europeo
1Corridoio Atlantico
2Corridoio Mar Baltico – Mar Nero – Mar Egeo
3Corridoio Mar Baltico – Mar Adriatico
4Corridoio Mediterraneo
5Corridoio Mare del Nord – Reno – Mediterraneo
6Corridoio Mare del Nord-Baltico
7Corridoio Reno-Danubio
8Corridoio Scandinavo-Mediterraneo
9Corridoio Balcani occidentali – Mediterraneo orientale

Tra le principali novità rispetto al quadro del 2013, il Regolamento 2024/1679 ha:

  • introdotto la rete centrale estesa come livello intermedio con scadenza 2040, per anticipare il completamento di grandi progetti transfrontalieri;[1]
  • previsto il prolungamento di quattro corridoi verso l'Ucraina e la Moldavia, e la sospensione dei collegamenti transfrontalieri con la Russia e la Bielorussia;
  • posto l'accento sulla mobilità militare, sollecitando gli Stati membri a valutare requisiti ferroviari duali per uso civile e militare nella pianificazione degli investimenti;
  • inserito tra le opere della rete centrale il Ponte sullo stretto di Messina, sul Corridoio Scandinavo-Mediterraneo.[23]

Per l'Italia, il Regolamento 2024/1679 interessa cinque corridoi di trasporto europei: il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, il Corridoio Mediterraneo (esteso fino all'Ucraina), il Corridoio Mare del Nord-Reno-Mediterraneo (che unisce Genova ai porti del Nord Europa), il Corridoio Mar Baltico-Mar Adriatico (arricchito, sul lato italiano, dal prolungamento della "Dorsale Adriatica" fino a Bari) e il nuovo Corridoio Balcani occidentali-Mediterraneo orientale (cui l'Italia è connessa da nord con la sezione Trieste–Lubiana e da sud con la tratta Bari–Durazzo–Skopje–Sofia).[27]

La NLTL e i corridoi transeuropei RTE-T

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Nel 2004 la NLTL fu inglobata nel Progetto prioritario europeo n. 6, inizialmente asse ferroviario Lione–frontiera ucraina denominato «corridoio 5».[28] A sua volta questo tracciato era concepito come parte di un corridoio più esteso, «paneuropeo», che nelle ipotesi formulate alle conferenze di Creta (1994) e di Helsinki (1997) si estendeva fino a Kiev. Successivamente la politica comunitaria si limitò a definire corridoi «transeuropei», inquadrati nella RTE-T, così che il corridoio inglobante la NLTL risultò esteso da Lisbona al confine ucraino.[29]

La ferrovia Torino-Lione (NLTL) è oggi inserita nel Corridoio Mediterraneo, asse est–ovest della rete RTE-T di circa 3 000 km che, attraversando sei paesi (Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Croazia e Ungheria), costituisce l'anello centrale di un corridoio esteso fino all'Ucraina nella sua ultima configurazione. Il Corridoio Mediterraneo attraversa tre delle quattro principali aree manifatturiere d'Europa (Catalogna, Auvergne-Rhône-Alpes e Piemonte-Lombardia), con una popolazione servita di circa 190 milioni di persone e un PIL aggregato dei paesi coinvolti pari a circa 5 300 miliardi di euro.[30]

La sezione transfrontaliera della NLTL, lunga complessivamente 65 km tra le stazioni internazionali di Saint-Jean-de-Maurienne e Susa/Bussoleno, è affidata al promotore pubblico binazionale TELT (Tunnel Euralpino Lione Torino). Il cuore dell'opera è il Tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna a singolo binario, lungo 57,5 km (45 km in territorio francese e 12,5 km in territorio italiano): al completamento diventerà la più lunga galleria ferroviaria al mondo.[31] Il costo della sezione transfrontaliera è stato aggiornato dal Consiglio di amministrazione di TELT nel luglio 2024 a 11,1 miliardi di euro (a valuta 2012), equivalenti a 14,7 miliardi di euro a valuta corrente, con messa in servizio commerciale prevista al 31 dicembre 2033.[32] Al gennaio 2025 risultavano scavati circa 54 km sui 162 km totali di gallerie previste per l'intera opera, corrispondenti a circa il 25% del totale.[33]

Nell'ambito della terza edizione del MCE (2024–2027), la sezione transfrontaliera ha ottenuto un contributo europeo di 700 milioni di euro, terzo maggiore investimento tra i 134 progetti selezionati e primo per importo tra i progetti italiani e francesi.[34] Il Regolamento (UE) 2024/1679 ha confermato il Corridoio Mediterraneo – e con esso la NLTL – tra le infrastrutture della rete centrale RTE-T, riallineando le vie di accesso al valico e inserendo il progetto nel perimetro degli atti di esecuzione che la Commissione può adottare ai sensi dell'art. 55 del medesimo Regolamento.[1]

Collegamento con i paesi limitrofi

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Lo sviluppo delle RTE-T nei Balcani (Albania, Bosnia-Erzegovina, Cosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale e Serbia) è stato affidato nel 2017 alla Comunità dei trasporti dell'Europa sud-orientale.

Nel 2017 è stato deciso che le reti di trasporto transeuropee sarebbero state estese nell'Europa orientale, includendo gli Stati membri del Partenariato orientale.[35][36] L'espansione più orientale della rete RTE-T ha raggiunto l'Armenia nel febbraio 2019.[37]

Il Regolamento (UE) 2024/1679 ha esteso quattro corridoi di trasporto verso la Moldavia e l'Ucraina, in risposta alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, declassando al contempo i collegamenti transfrontalieri con la Bielorussia e la Russia.[1][38] Un rapporto dell'agosto 2023 raccomandava di estendere la RTE-T alla Moldavia e all'Ucraina con ferrovie a scartamento standard (1 435 mm), per favorirne l'integrazione con le reti ferroviarie dell'UE, affiancando alcune linee a quelle da 1 520 mm per evitare interruzioni durante la costruzione.[39]

Secondo il Regolamento 2024/1679, le connessioni dovranno portare anche al Regno Unito, alla Svizzera, al Mediterraneo meridionale, alla Turchia e ai Balcani occidentali.[1]

Precedenti progetti prioritari

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Il Consiglio europeo di Essen del 1994 aveva approvato un elenco di 14 specifici progetti RTE-T elaborato da un gruppo presieduto dall'allora vicepresidente della Commissione europea Henning Christophersen.

In seguito alle raccomandazioni del 2003 del gruppo ad alto livello sulle RTE-T di Karel Van Miert,[40] la Commissione europea aveva compilato nel 2005 un elenco di 30 progetti prioritari da avviare prima del 2010.[41]

Qui di seguito sono elencati i 30 assi e progetti prioritari:[42]

N. Asse o progetto prioritario Rete RTE-T
1Asse ferroviario Berlino – Verona/Milano – Bologna – Napoli – Messina – Palermo[43]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
2Asse ferroviario ad alta velocità Parigi – Bruxelles – Colonia – Amsterdam – Londra[44]Rete ferroviaria ad alta velocità transeuropea
3Asse ferroviario ad alta velocità dell'Europa sud-occidentale[45]Rete ferroviaria ad alta velocità transeuropea
4Asse ferroviario ad alta velocità dell'est[46]Rete ferroviaria ad alta velocità transeuropea
5Betuweroute/Linea Bataviese[47]
6Asse ferroviario Lione – Trieste – Divača/Capodistria – Lubiana – Budapest – confine ucraino[48]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
7Asse autostradale Igoumenitsa/Patrasso – Atene – Sofia – Budapest[49]Rete stradale transeuropea
8Asse multimodale Portogallo/Spagna – resto d'Europa[50]
9Asse ferroviario Cork – Dublino – Belfast – Stranraer[51]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
10Aeroporto di Malpensa[52]
11Ponte di Øresund[53]
12Asse ferroviario/stradale del triangolo nordico[54]
13Asse stradale Regno Unito/Irlanda/Benelux[55]Rete stradale transeuropea
14Linea Principale della Costa Ovest[56]
15Sistema di posizionamento Galileo[57]Rete di posizionamento e navigazione satellitare transeuropea
16Asse ferroviario merci Sines/Algeciras – Madrid – Parigi[58]
17Asse ferroviario Parigi – Strasburgo – Stoccarda – Vienna – Bratislava[59]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
18Asse fluviale Reno/Mosa – Meno – Danubio[60]Rete fluviale transeuropea
19Interoperabilità ferroviaria ad alta velocità nella penisola iberica[61]
20Asse ferroviario del ponte Fehmarn Belt[62]
21Autostrade del mare[63]Rete marittima transeuropea
22Asse ferroviario Atene – Sofia – Budapest – Vienna – Praga – Norimberga/Dresda[64]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
23Asse ferroviario Danzica – Varsavia – Brno – Bratislava – Vienna[65]Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
24Asse ferroviario Lione/Genova – Basilea – Duisburg – Rotterdam/Anversa[66] («il ponte dei due mari»)Rete ferroviaria convenzionale transeuropea
25Asse autostradale Danzica – Brno – Bratislava – Vienna[67]Rete stradale transeuropea
26Asse ferroviario/stradale Irlanda/Regno Unito/Europa continentale[68]
27Asse «Ferrovia Baltica» Varsavia – Kaunas – Riga – Tallinn – Helsinki[69]
28«Ferrovia EuroCap» sull'asse Bruxelles – Lussemburgo – Strasburgo[70]
29Asse ferroviario del corridoio intermodale Ionio/Adriatico[71]
30Via navigabile Senna – Schelda[72]
  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Regolamento (UE) 2024/1679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, su eur-lex.europa.eu, EUR-Lex, 13 giugno 2024.
  2. 1 2 3 4 La nuova politica delle infrastrutture dei trasporti dell'UE – Informazioni di base, su europa.eu, Commissione europea, 17 ottobre 2013.
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  7. ↑ Decisione n. 1692/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 1996 sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, su eur-lex.europa.eu, EUR-Lex, 23 luglio 1996.
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  21. ↑ Böttcher, 2006, pp. 73-75
  22. 1 2 Camera dei deputati, punto 4
  23. 1 2 Ok finale dell'UE ai corridoi TEN-T: c'è il Ponte sullo Stretto che ora può accedere ai fondi europei, in La Sicilia, 13 giugno 2024.
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  41. ↑ Elenco dettagliato con relative mappe di tutti i 30 assi e progetti prioritari TEN-T così come stabiliti nel 2005 Archiviato il 18 novembre 2011 in Internet Archive. – Documento PDF
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