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Peito

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Peito
Rilievo romano raffigurante Peitho, circa I secolo a.C. esposto al Metropolitan Museum of Art
Nome orig.Πειθώ (Peithṓ)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
Speciedivinità
Sessofemmina

Peito (in greco antico Πειθώ?, Peithṓ) è un personaggio della mitologia greca. È la dea e la personificazione, della persuasione e della seduzione amorosa. Nella mitologia romana viene chiamata Suada o Suadela.

Il nome deriva dal verbo greco πείθομαι (péithomai, "persuadere"), derivante da una radice indoeuropea *bheidh che esprime la nozione di "fiducia" (a cui si collega anche il latino fīdo). Il suffisso -ω (-ō), molto produttivo nella lingua greca antica, veniva frequentemente impiegato per formare nomi d'azione o termini astratti riferiti a stati passionali o forze viventi, prevalentemente femminili.[1]

Nel contesto religioso e mitologico, il nome di Peito non rappresenta solo un'identità, ma la personificazione antropomorfa di una forza psicologica e sociale: l'arte di convincere tramite la parola, l'eloquenza e il fascino visivo, opposta alla violenza fisica (Bia (divinità)|Bia]]).

Figlia di Prometeo[2] e di Ate[3] oppure Afrodite.[4][5][6]

Da Ermes[7] divenne madre di Pallene[7] e da Eros[8] ebbe Igea.[8]

Fu anche la madre di Iunce.[9]

Suadela (nome romano di Peito), stampa del 1889 della serie Dee dei Greci e dei Romani (N188) pubblicata da Wm. S. Kimball & Co ed esposta al Metropolitan Museum of Art.

Nella tradizione mitologica, Peito interviene attivamente come forza mediatrice nelle vicende legate alla seduzione, al matrimonio e all'inganno amoroso, operando frequentemente come stretta collaboratrice di Afrodite.

La creazione di Pandora

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Quando Zeus ordinò ad Efesto di realizzare Pandora ed Afrodite con Ermes si coinvolsero nella realizzazione della prima donna mortale[10] Peito, insieme alle Cariti, si apprestò ad adornarle il corpo con collane d'oro per infondenderle il fascino visivo e l'eloquenza necessari a sedurre il genere umano.[11]

La seduzione di Medea

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Nel mito degli Argonauti, Afrodite consegnò a Giasone una trottola magica (ricavata dall'unione del torcicollo ad una ruota a quattro raggi) che aveva lo scopo di entrare nella mente di Medea per spezzarle i vincoli verso i genitori e poi, sotto l'effetto di incantesimi e con l'aiuto di Peito (la frusta della Persuasione), l'eroe convinse Medea a tradire la propria famiglia per seguirlo in Grecia.[12][9]

Il rapimento di Elena

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Nella lirica di Saffo, Peito assume un ruolo decisivo nel determinare lo scoppio della guerra di Troia, venendo indicata come la divinità che riuscì a piegare la volontà di Elena, persuadendola ad abbandonare il marito Menelao per seguire Paride.[13]

Peito e la vittoria di Pelope

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Nelle testimonianze dell'epoca imperiale, Peito compare come simbolo del consenso amoroso che guida verso il matrimonio legittimo, opposto alla brutalità. Filostrato il Vecchio, nel descrivere un antico dipinto sulla mitica corsa dei carri tra Pelope e il re Enomao per ottenere in sposa Ippodamia, fa notare come i destrieri bianchi di Pelope avanzino mansueti in quanto compagni della Persuasione. La presenza della dea in questa scena iconografica simboleggia l'armonia, l'accordo reciproco e la legittimità nuziale dei due giovani amanti, che sul carro si tengono per mano, in netto contrasto con i cavalli neri e feroci del re Enomao, associati alla violenza.[14]

Peito e le cortigiane di Corinto

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Nel contesto della prostituzione sacra nell'antica Grecia, la dea assumeva il ruolo di patrona delle donne dedite al commercio dell'amore. Pindaro, in un suo frammento, si rivolge direttamente alle eteri ed alle cortigiane della ricca città di Corinto, definendole esplicitamente servitrici di Peito. Il poeta descrive come queste donne offrissero lacrime dorate di fresco incenso alla dea e ad Afrodite affinché concedessero loro il potere della seduzione.[15]

La Persuasione e la Forza nell'aneddoto di Temistocle

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Il valore di Peito come strumento di pressione diplomatica e militare emerge anche nella storiografia classica. Erodoto e Plutarco riferiscono un celebre aneddoto riguardante il generale ateniese Temistocle che, recatosi sull'isola di Andro per esigere del denaro, intimò gli abitanti spiegando di essere scortato da due grandi divinità ateniesi, Peito (la Persuasione) e Ananke[16] (la Necessità o la Forza, sostituita da Bia, la Compulsione in Plutarco[17]). Gli Andrii però rifiutarono il pagamento rispondendo di possedere a loro volta due divinità locali e inutili che non abbandonavano mai l'isola ed erano Penia (la Povertà) e Aporia (l'Impotenza), che impedivano loro di consegnare qualsiasi somma. [16][17]

Nelle Dionisiache

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Lo stesso argomento in dettaglio: Dionisiache.
Frammento raffigurante Peitho e Afrodite, circa 490 a.C. esposto al Metropolitan Museum of Art).

Nelle Dionisiache, la figura di Peito sperimenta un'evoluzione letteraria notevole, venendo ridefinita principalmente come la divinità protettrice della camera nuziale, dell'intesa amorosa e dell'astuzia erotica, spesso definita come l'ancella del matrimonio od anche la direttrice del cuore umano.[18][19]

Guida nuziale e messaggera

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Nel libro III, Peito agisce sotto il comando diretto di Afrodite per guidare Cadmo nell'isola di Samotracia verso la casa della futura sposa Armonia. Per l'occasione, la dea assume le sembianze di una serva mortale che porta sul petto una brocca d'argento colma d'acqua sorgiva (un antico presagio rituale del bagno nuziale dello sposo) e, avvolto Cadmo in una nebbia oscura per non farlo scorgere dagli abitanti, lo conduce al palazzo regale fungendo da araldo invisibile e silenzioso dell'amore imminente.[20]

Sposa di Ermes

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In più occasioni nel poema, Peito abbandona lo status di semplice ancella per apparire come la sposa legittima di Ermes (dio dell'eloquenza). Nel libro XLVIII, durante il matrimonio di Dioniso con la principessa tracia Pallene, il dio consola la fanciulla ipotizzando che le sue straordinarie doti nella lotta (intesa come preludio all'amplesso amoroso) derivino dal fatto di essere figlia di Ermes, unitosi nel delicato letto di Peito, colei che conduce a compimento il matrimonio.[7] e

L'inganno erotico e l'ebbrezza

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La persuasione di Peito nel poema si tinge spesso di sfumature ingannevoli destinate a piegare la volontà dei mortali per favorire i piani degli dei. La dea assiste Afrodite camuffandosi da Atena armata di lancia per favorire re Minosse in guerra[21] ed aiuta Dionisio a sedurre la cacciatrice Aura, così quando quest'ultima scopre la fonte tramutata in vino dal dio, Peito le dirada la nebbia dagli occhi e la esorta come un araldo nuziale a bere il liquido inebriante ed accogliere il suo amante.[22]

Peito compare anche nelle vesti di filatrice d'eccezione al fianco di Pasitea ed Aglaia, preparando e cardando la lana per Afrodite quando quest'ultima decide di sfidare Atena nell'arte della tessitura.[23]

L'associazione a gruppi di divinità

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L'assimilazione alle Cariti

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Sul piano mitico-iconografico, il poeta elegiaco Ermesianatte si distaccò dalla genealogia esiodea classica (che contava solo tre Cariti) inserendo esplicitamente Peito come una delle Grazie, riconoscendo nella persuasione una virtù legata allo splendore e alla grazia visiva.[24]

Nei Gamelii ed i vincoli del matrimonio

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Plutarco inserisce Peito nel gruppo dei Gamelii, (le cinque divinità greche poste a tutela dei vincoli matrimoniali e della concordia coniugale) e le evoca per spiegare il simbolismo rituale delle cinque torce di cera che venivano tradizionalmente accese durante i cortei nuziali romani, sottolineando come la coppia avesse un bisogno spirituale e morale della Persuasione per raggiungere l'intesa ed evitare i litigi nella vita comune.[25]

Culto e siti religiosi

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Nelle sue cronache di viaggio, il geografo Pausania il Periegeta documenta la capillarità del culto di Peito nel Peloponneso e nell'Attica, testimoniando come la dea non fosse solo una figura letteraria, ma una divinità civica a tutti gli effetti, spesso legata alla fondazione delle città od anche a riti di purificazione.

Il culto democratico ad Atene

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Il culto di Peito fu istituito ad Atene direttamente dall'eroe Teseo e quando riuscì ad unificare i molti demi attici in un unico Stato (sinecismo). Teseo dedicò alla dea un santuario sull'Acropoli accanto a quello di Afrodite Pandemos, celebrando la Persuasione (cioè Peito) come la forza politica che aveva permesso l'unione pacifica dei cittadini senza ricorrere alle armi.[26]

Il rito di purificazione a Sicione

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Nell'agorà di Sicione sorgeva un santuario privo di simulacri dedicato a Peito. Secondo il mito locale, dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo ed Artemide si erano rifugiati in quel luogo (allora chiamato Egialea) in cerca di purificazione, ma spaventati dal dio Fobos fuggirono a Creta. La città fu subito colpita da una pestilenza e, per placare gli dei, i sacerdoti inviarono sette fanciulli e sette fanciulle come supplici al fiume Sitha. Gli dei, "persuasi" dai giovani, acconsentirono a tornare sull'acropoli, stabilendosi nel punto esatto in cui sorse il tempio della dea. Pausania documenta che ai suoi tempi la città celebrava ancora questa ricorrenza con una solenne processione di bambini.[27]

Iconografia e testimonianze artistiche

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I testi descrittivi di Pausania offrono un quadro dettagliato di come i massimi scultori del periodo classico ed ellenistico raffigurassero Peito, quasi sempre inserita in complessi monumentali dedicati all'amore e alle divinità celesti.

La triade di Prassitele a Megara

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A Megara, all'interno del tempio di Afrodite si trovava un gruppo scultoreo realizzato da Prassitele che affiancava alla statua della dea dell'amore le personificazioni di Peito e di Paregoros (la Consolatrice, una divinità locale), a cui si contrapponevano le sculture di Eros, Himeros e Pothos (il Rimpianto amoroso) realizzate da Scopa, definendo così visivamente tutte le sfumature della passione.[28]

Il trono di Zeus ad Olimpia

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Sul piedistallo d'oro che sosteneva la colossale Statua di Zeus a Olimpia (una delle Sette meraviglie del mondo antico), Peito era raffigurata in bassorilievo mentre incoronava Afrodite nel momento esatto della sua nascita dalle acque marine, assistita da Eros e accolta da Ermes ed Hestia.[29]

Nelle Tragedie

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Peito (a sinistra) con Eros, Afrodite ed Anteros. Affresco pompeiano, I sec. dc.

Nelle opere di Eschilo, Peito si evolve da astrazione incorporea a principio etico, teatrale e politico, per incarnare la sacralità dell'eloquenza e del dialogo che si oppone alla violenza.

La forza della parola nella tragedia eschilea

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Lo stesso argomento in dettaglio: Le Eumenidi.
Lo stesso argomento in dettaglio: Le Coefore.
Lo stesso argomento in dettaglio: Le supplici (Eschilo).

Nelle Eumenidi, la dea Atena tributa una profonda gratitudine a Peito per aver vigilato sulla sua lingua e sulla sua bocca durante il duro scontro verbale con le Erinni. Grazie al fascino della persuasione, Atena riesce a placare il loro feroce rifiuto e a integrarle pacificamente ad Atene.[30]

Nelle Coefore, la persuasione assume invece una sfumatura ambigua legata all'astuzia. Oreste, prima di vendicare l'uccisione del padre, invoca Peito affinché scenda al suo fianco con l'inganno per supportare l'azione furtiva della spada insieme ad Ermes.[31]

Nelle Supplici, Peito viene invocata dal coro delle ancelle come colei alla quale nulla è negato, operando nel seguito di Afrodite. Nel dramma, la dea rappresenta la via del consenso e del matrimonio legittimo, contrapposta alla violenza fisica (Bia) e al matrimonio forzato da cui le Danaidi tentano disperatamente di sfuggire.[32]

Peito come sovrana degli uomini in Euripide

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Lo stesso argomento in dettaglio: Ecuba (Euripide).
Lo stesso argomento in dettaglio: Prometeo incatenato (Eschilo).

Nell'Ecuba di Euripide, la figura di Peito riceve una delle definizioni più celebri di tutta la drammaturgia greca. La regina troiana (Ecuba), ridotta in schiavitù e priva di ogni forza militare, si rivolge ad Agamennone per implorare vendetta. Nel suo accorato monologo, Ecuba definisce Peito come la sola tiranna degli uomini, lamentando il fatto che gli esseri umani spendano enormi energie per studiare ogni tipo di scienza, trascurando invece di apprendere a fondo l'arte della persuasione, l'unica forza capace di piegare la volontà dei potenti anche nelle situazioni di totale disperazione.[33]

Nel Prometeo incatenato, la forza di Peito si scontra invece con l'inflessibilità del Titano. Prometeo, pur sotto tortura, dichiara fermamente che Zeus non riuscirà mai a carpirgli il segreto sul proprio destino, né tramite le minacce né utilizzandone i mielati incantesimi, mostrando come la persuasione (cioè Peito) risulti inefficace davanti ad una volontà incrollabile.[34]

  1. ↑ Ezio Pellizer, Peito (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
  2. ↑ Alcmane, frammento 3 e 64 Page.
  3. ↑ (EN) Eschilo, Agamennone, 385., su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.L'inizio del testo cita: "Perverse Temptation, the overmastering child of designing Destruction" e significa: "Peito (la Persuasione), la figlia intollerabile di Ate (la Rovina)".
  4. ↑ Saffo, frammenti 96, 200 Voigt.
  5. ↑ Pindaro, frammento 123.
  6. ↑ (EN) Eschilo, Le supplici, 1030., su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.Il testo significa: "Nel seguito della loro madre" (Cipride, Afrodite), Pothos (il Desiderio), "colei alla quale nulla è negato, la vincente Persuasione" (Peito).
  7. 1 2 3 (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, XLVIII, 217, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  8. 1 2 Rapsodie Orfiche frammenti
  9. 1 2 (EN) Giovanni Tzetzes, Scolii a Licofrone, 310, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  10. ↑ (EN) Esiodo, Opere e giorni, 60, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  11. ↑ (EN) Esiodo, Opere e giorni, 69, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  12. ↑ (EN) Pindaro, Pitiche, IV, 200, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026. Nel testo, l'incantesimo serve a infiammare la mente di Medea con la "frusta della Persuasione" (whip of Persuasion).
  13. ↑ Saffo, frammento 16 Voigt.
  14. ↑ (EN) Filostrato il Vecchio, Immagini, I, 17.2, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  15. ↑ Pindaro, Elogi, frammento 122 Sandys.
  16. 1 2 (EN) Erodoto, Storie, VIII, 111.1, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  17. 1 2 (EN) Plutarco, Vita di Temistocle, 21.1, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  18. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, X, 278, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  19. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, XLII, 530, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  20. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, III, 77 e 103, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  21. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, XXV, 129, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  22. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, XLVIII, 574, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  23. ↑ (EN) Nonno di Panopoli, Dionisiaca, XXIV, 254, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  24. ↑ (EN) Pausania, Descrizione della Grecia, IX, 35.5, su topostext.org. URL consultato il 12 luglio 2026.
  25. ↑ (EN) Plutarco, Quaestiones Romanae, 2, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  26. ↑ (EN) Pausania, Descrizione della Grecia, I, 22.3, su topostext.org. URL consultato il 12 luglio 2026.
  27. ↑ (EN) Pausania, Descrizione della Grecia, B, 7.7-8, su topostext.org. URL consultato il 12 luglio 2026.
  28. ↑ (EN) Pausania, Descrizione della Grecia, I, 43.6, su topostext.org. URL consultato il 12 luglio 2026.
  29. ↑ (EN) Pausania, Descrizione della Grecia, V, 11.8, su topostext.org. URL consultato il 12 luglio 2026.
  30. ↑ Eschilo, Eumenidi, vv. 885-890, 969-975.
  31. ↑ Eschilo, I Coefori, vv. 723-728.
  32. ↑ Eschilo, Le supplici, vv. 1035-1040.
  33. ↑ Euripide, Ecuba, vv. 814-820.
  34. ↑ Eschilo, Prometeo incatenato, vv. 172-175.
  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, ISBN 88-304-0923-5.
  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, Litopres, UTET, 2006, ISBN 88-02-07481-X.
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della mitologia 2ª edizione, Brescia, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani

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