Vai al contenuto

Pantera nera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Pantera nera (disambigua).
Un giaguaro melanico (Panthera onca); in determinate condizioni di luce sono ancora visibili le caratteristiche rosette del mantello

Una pantera nera è, nell'uso comune, un leopardo (Panthera pardus) o un giaguaro (Panthera onca) affetto da melanismo, una variante della pigmentazione caratterizzata da una produzione e distribuzione particolarmente elevate di eumelanina, che conferiscono al mantello un aspetto molto scuro o apparentemente nero.[1]

L'espressione non indica quindi una specie o una sottospecie distinta. Nei due felidi il normale disegno a rosette non scompare: rimane presente sotto la pigmentazione scura e può essere distinguibile soprattutto in piena luce o nelle immagini all'infrarosso.[2]

Il melanismo del leopardo e quello del giaguaro hanno un'origine genetica differente e rappresentano casi indipendenti di evoluzione di una colorazione scura nei Felidae. Nel leopardo il carattere è generalmente recessivo e coinvolge il gene ASIP, mentre nel giaguaro è dominante ed è associato al gene MC1R.[1][3]

Melanismo nei felidi

[modifica | modifica wikitesto]

Il colore del mantello dei mammiferi dipende in larga misura dal rapporto fra due tipi di pigmento: l'eumelanina, responsabile delle tonalità nere e brune, e la feomelanina, responsabile di quelle gialle e rossastre. Un ruolo centrale è svolto dal recettore della melanocortina 1, codificato dal gene MC1R, e dalla proteina antagonista ASIP (Agouti Signaling Protein).[3]

L'attivazione di MC1R favorisce la sintesi di eumelanina, mentre ASIP ne inibisce l'attività e promuove la produzione di pigmenti più chiari. Di conseguenza, mutazioni che aumentano l'attività di MC1R o riducono quella di ASIP possono determinare fenotipi melanici.[3]

Il melanismo si è evoluto indipendentemente numerose volte all'interno della famiglia dei Felidi e non costituisce quindi un singolo carattere ancestrale condiviso da tutte le specie melaniche.[1] Mutazioni differenti sono state individuate, oltre che nel leopardo e nel giaguaro, anche in altri felidi, tra cui il yaguarondi, il gatto domestico e varie specie sudamericane.[4]

Leopardo melanico

[modifica | modifica wikitesto]
Un leopardo melanico (Panthera pardus)

Il leopardo melanico costituisce la forma alla quale viene più frequentemente applicata l'espressione «pantera nera», soprattutto in Africa e in Asia. Il fondo del mantello appare nero o bruno molto scuro, ma le rosette rimangono riconoscibili quando l'animale viene osservato sotto una luce sufficientemente intensa.[2]

Il melanismo del leopardo è ereditato prevalentemente come carattere autosomico recessivo. Uno studio pubblicato nel 2012 individuò negli esemplari melanici esaminati una mutazione nel quarto esone del gene ASIP, consistente nella sostituzione C333A e nella conseguente comparsa di un codone di stop alla posizione 111 della proteina. Tutti gli undici leopardi melanici analizzati nello studio erano omozigoti per la variante, mentre gli individui dal mantello normale erano omozigoti per l'allele ancestrale o eterozigoti.[3]

Ricerche successive hanno tuttavia mostrato che il quadro genetico è più complesso. Nel 2023 l'analisi genomica di un leopardo melanico dello Sri Lanka ha identificato un'altra variante nel gene ASIP, anch'essa localizzata nella regione funzionalmente importante della proteina.[5]

Nel 2025 uno studio genomico su un leopardo melanico proveniente da Goa, in India, ha individuato una sostituzione p.C117F sempre nel gene ASIP. Le simulazioni strutturali hanno indicato che la variante può ridurre la capacità della proteina ASIP di inibire MC1R e quindi favorire la produzione di eumelanina.[6]

Questi risultati indicano che il melanismo dei leopardi può essere prodotto da più varianti del gene ASIP, sorte in popolazioni differenti nel corso dell'evoluzione.[5][6]

Distribuzione ed ecologia

[modifica | modifica wikitesto]

Il melanismo non è distribuito uniformemente nell'areale del leopardo. Un'analisi di 624 segnalazioni verificate pubblicata nel 2017 individuò 67 individui melanici e stimò una frequenza complessiva del fenotipo di circa il 10,75%.[7]

La maggior parte delle segnalazioni confermate proveniva da foreste tropicali e subtropicali umide. Dei 67 leopardi melanici inclusi nello studio, 59, pari all'88%, provenivano da questo tipo di ambiente.[7] Frequenze particolarmente elevate sono state rilevate nell'Asia sud-orientale, nei Ghati occidentali, a Giava e nella penisola malese.

Nella penisola malese il melanismo raggiunge frequenze eccezionalmente alte. Uno studio basato su fototrappole in 22 località della Malaysia peninsulare e della Thailandia meridionale registrò esclusivamente individui melanici nei siti situati a sud dell'istmo di Kra, suggerendo una frequenza prossima alla fissazione locale del carattere.[8]

La distribuzione non casuale ha portato a ipotizzare un vantaggio selettivo del fenotipo in ambienti umidi e densamente forestati, probabilmente attraverso una combinazione di mimetismo, condizioni termiche e altri fattori ambientali. Nei biomi aperti e aridi il melanismo è invece molto più raro.[7]

Sebbene le segnalazioni africane siano meno frequenti, il melanismo è documentato anche nel continente africano. Nel 2019 alcune fototrappole hanno confermato la presenza di un leopardo melanico nella contea di Laikipia, in Kenya.[9]

Giaguaro melanico

[modifica | modifica wikitesto]
Un giaguaro melanico accanto a un individuo dalla colorazione normale

Il melanismo è presente anche nel giaguaro, ma ha una base genetica distinta da quella osservata nel leopardo. Nei giaguari melanici il mantello presenta un fondo bruno molto scuro o nero sul quale le rosette rimangono generalmente distinguibili.[1]

Nel giaguaro il carattere melanico è dominante. È associato a una delezione di 15 paia di basi nel gene MC1R, denominata MC1R-Δ15, che elimina cinque amminoacidi dalla proteina e ne aumenta l'attività, favorendo la produzione di eumelanina.[1]

Gli individui melanici possono essere sia eterozigoti sia omozigoti per l'allele mutato, mentre gli individui dal mantello normale non lo possiedono. È quindi sufficiente una sola copia dell'allele MC1R-Δ15 perché il fenotipo melanico si manifesti.[1]

Questa modalità di ereditarietà è opposta a quella classica osservata nel leopardo, nel quale il melanismo legato ad ASIP è recessivo.[3]

Distribuzione ed ecologia

[modifica | modifica wikitesto]

Le stime disponibili indicano che approssimativamente il 9-10% dei giaguari presenta un fenotipo melanico, ma la frequenza varia notevolmente fra gli ambienti.[10]

Analisi macroecologiche hanno rilevato una maggiore presenza di individui melanici in ambienti forestali, compresi l'Amazzonia, la Foresta Atlantica e alcune aree del Cerrado, e una frequenza molto bassa o nulla nei grandi ambienti aperti e periodicamente inondati quali il Pantanal e i Llanos.[10]

Uno studio condotto per dieci anni mediante fototrappole nelle foreste della Costa Rica ha rilevato che il 25% delle registrazioni indipendenti di giaguaro riguardava individui melanici, una percentuale superiore alla media stimata per la specie.[10] Nella stessa ricerca gli individui melanici risultarono inoltre relativamente più attivi durante il giorno rispetto a quelli dalla colorazione normale. Gli autori hanno interpretato il risultato come compatibile con un possibile vantaggio mimetico del mantello scuro nella foresta densa, sebbene le conseguenze evolutive del fenomeno non siano ancora completamente chiarite.[10]

Nel 2025 è stato documentato mediante fototrappole il primo accoppiamento conosciuto in natura che coinvolgeva un giaguaro melanico, fornendo ulteriori informazioni sul comportamento riproduttivo dei diversi morfotipi.[11]

Presunti puma neri

[modifica | modifica wikitesto]
Un puma (Puma concolor) dalla normale colorazione

In Nordamerica l'espressione black panther viene talvolta applicata anche a presunti puma (Puma concolor) dal mantello nero. Nonostante le numerose testimonianze aneddotiche, non esiste tuttavia alcun caso di melanismo nel puma confermato mediante un esemplare, una fotografia verificabile o un'analisi genetica.[12]

Il melanismo è invece documentato in altri felidi nordamericani. Nel 2024 uno studio basato su tre anni di fototrappolaggio nelle Everglades ha documentato individui melanici di bobcat (Lynx rufus). Su 9.503 fotografie di bobcat, 25, meno dello 0,5%, ritraevano individui melanici.[12]

Per questo motivo, le segnalazioni popolari di «pantere nere» nordamericane non costituiscono di per sé prova dell'esistenza di una forma melanica del puma. L'identificazione dell'animale richiede documentazione fotografica o biologica verificabile.

Significato evolutivo

[modifica | modifica wikitesto]

Il melanismo nei felidi è stato a lungo considerato una semplice anomalia cromatica, ma la sua distribuzione geografica suggerisce che in diverse specie possa essere influenzato dalla selezione naturale.[1][7]

Nel leopardo, la forte associazione fra il fenotipo melanico e le foreste tropicali umide è compatibile con un vantaggio legato al mimetismo in ambienti caratterizzati da illuminazione discontinua e ombre profonde. Sono state ipotizzate anche conseguenze sulla termoregolazione e altri effetti fisiologici, ma il loro peso relativo rimane incerto.[7]

Un quadro analogo è stato proposto per il giaguaro, nel quale la distribuzione non casuale degli individui melanici e la loro maggiore frequenza nelle foreste rispetto agli ambienti aperti suggeriscono che il colore del mantello possa influenzare l'adattamento a differenti condizioni ecologiche.[10]

Il melanismo presenta comunque origini genetiche indipendenti nelle diverse specie di felidi e non può pertanto essere considerato un singolo adattamento comparso una sola volta nel corso della loro evoluzione.[1][4]

Nella cultura

[modifica | modifica wikitesto]

La figura della pantera nera ha avuto ampia diffusione nella letteratura, nell'arte e nella cultura popolare. Uno degli esempi più noti è Bagheera, il leopardo melanico dei racconti di Rudyard Kipling raccolti ne Il libro della giungla.

Il nome inglese Black Panther è stato inoltre adottato dal Black Panther Party, fondato negli Stati Uniti nel 1966, e dal personaggio dei fumetti Marvel Pantera Nera, creato nello stesso anno.

L'espressione «pantera» è stata utilizzata anche come nome o simbolo da squadre sportive, reparti militari, veicoli e numerosi prodotti culturali; in questi casi il riferimento è generalmente alla figura simbolica del grande felino nero e non a una particolare entità zoologica.

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Eduardo Eizirik, Naoya Yuhki, Warren E. Johnson, Marilyn Menotti-Raymond, Steven S. Hannah e Stephen J. O'Brien, Molecular genetics and evolution of melanism in the cat family, in Current Biology, vol. 13, n. 5, 2003, pp. 448-453, DOI:10.1016/S0960-9822(03)00128-3, PMID 12620197.
  2. 1 2 (EN) Black Beauty, su San Diego Zoo Wildlife Alliance. URL consultato l'8 ottobre 2026.
  3. 1 2 3 4 5 (EN) Alessandro Schneider, Victoria A. David, Warren E. Johnson, Stephen J. O'Brien, Gregory S. Barsh, Marilyn Menotti-Raymond e Eduardo Eizirik, How the Leopard Hides Its Spots: ASIP Mutations and Melanism in Wild Cats, in PLOS ONE, vol. 7, n. 12, 2012, pp. e50386, DOI:10.1371/journal.pone.0050386, PMID 23251368.
  4. 1 2 (EN) Alessandro Schneider e altri, Recurrent evolution of melanism in South American felids, in PLOS Genetics, vol. 11, n. 2, 2015, pp. e1004892, DOI:10.1371/journal.pgen.1004892, PMID 25695801.
  5. 1 2 (EN) M. G. C. Sooriyabandara, A. U. Bandaranayake, H. A. B. M. Hathurusinghe e altri, A unique single nucleotide polymorphism in Agouti Signalling Protein (ASIP) gene changes coat colour of Sri Lankan leopard (Panthera pardus kotiya) to dark black, in PLOS ONE, vol. 18, n. 7, 2023, pp. e0269967, DOI:10.1371/journal.pone.0269967.
  6. 1 2 (EN) Avijit Ghosh, Sachin Kumar, Paresh Porob, Mukesh Thakur, Malay Shukla, Satish Kumar, Sweta Nidhi e Abhishek Singh, Integrated genomic and structural dissection of melanism in Indian leopard (Panthera pardus fusca), in BMC Genomics, vol. 26, 2025, p. 1026, DOI:10.1186/s12864-025-12227-z, PMID 41219726.
  7. 1 2 3 4 5 (EN) Lucas Gonçalves da Silva e altri, Mapping black panthers: Macroecological modeling of melanism in leopards (Panthera pardus), in PLOS ONE, vol. 12, n. 4, 2017, pp. e0170378, DOI:10.1371/journal.pone.0170378, PMID 28379961.
  8. ↑ (EN) Kae Kawanishi, Melvin E. Sunquist, Elaine E. Eizirik e altri, Near fixation of melanism in leopards of the Malay Peninsula, in Journal of Zoology, vol. 282, n. 3, 2010, pp. 201-206, DOI:10.1111/j.1469-7998.2010.00731.x.
  9. ↑ (EN) Nicholas W. Pilfold, Ambrose Letoluai, Kirstie Ruppert, Jenny A. Glikman, Jenna Stacy-Dawes, David O'Connor e Megan Owen, Confirmation of black leopard (Panthera pardus pardus) living in Laikipia County, Kenya, in African Journal of Ecology, vol. 57, n. 2, 2019, pp. 270-273, DOI:10.1111/aje.12586.
  10. 1 2 3 4 5 (EN) Michael S. Mooring, Amy A. Eppert e Ryan T. Botts, Natural Selection of Melanism in Costa Rican Jaguar and Oncilla: A Test of Gloger's Rule and the Temporal Segregation Hypothesis, in Tropical Conservation Science, vol. 13, 2020, DOI:10.1177/1940082920910364.
  11. ↑ (EN) T. Luypaert e altri, First Record of Mating Involving a Melanistic Jaguar (Panthera onca) in the Wild: Novel Behavioural Insights Into Colour Morphs and Captive-Wild Comparisons, in Ecology and Evolution, 2025, DOI:10.1002/ece3.71776.
  12. 1 2 (EN) Aidan B. Branney, Heather N. Abernathy, L. Mike Conner, Elina Garrison e Michael J. Cherry, Photographic documentation of melanism in bobcats (Lynx rufus) in the Greater Everglades, in Ecology and Evolution, vol. 14, n. 1, 2024, pp. e10754, DOI:10.1002/ece3.10754, PMID 38235409.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Mammiferi