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Nuclei p

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In astrofisica e fisica nucleare, con la dizione nuclei p (dove la p sta per nuclei ricchi in protoni) ci si riferisce ad alcuni isotopi naturali, ricchi in protoni rispetto al contenuto di neutroni, di alcuni elementi chimici pesanti compresi tra il selenio e il mercurio, che non possono essere prodotti nel corso della nucleosintesi stellare né con il processo r, né con il processo s.

Parte della tavola dei nuclidi che riporta alcuni nuclei stabili o quasi stabili, di tipo p, r, s.

Il classico articolo di Burbidge, Burbidge, Fowler and Hoyle, noto come articolo B2FH,[1] e quello di Cameron,[2] entrambi pubblicati nel 1957, hanno mostrato che la maggioranza dei nuclidi naturali degli elementi chimici più pesanti del ferro possono essere prodotti attraverso due processi di cattura neutronica, il processo r e il processo s. Tuttavia alcuni nuclidi ricchi in protoni che vengono generati nel corso della nucleosintesi stellare non vengono prodotti in questi due processi; la loro sintesi richiede pertanto un processo addizionale. Questi nuclei vengono chiamati nuclei.

Poiché la definizione dei nuclei p dipende dalle conoscenze dei due processi r e s che avvengono nella nucleosintesi, la lista dei nuclei p che originariamente comprendeva 35 elementi, si è continuamente modificata nel corso degli anni.

Ad esempio, attualmente si è compreso che l'abbondanza chimica degli elementi 152Gd e 164Er contiene forti contributi del processo s.[3] Invece nella sintesi di 113In e 115Sn, un piccolo contributo è dato dal processo r.[4]

Presenza in natura

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I radionuclidi a lunga emivita 92Nb, 97Tc, 98Tc e 146Sm non sarebbero da considerare nuclei p secondo la definizione classica, in quanto non si trovano naturalmente sulla Terra. Ma in base alla stessa definizione, sarebbero da includere in quanto non possono formarsi nel processo s e nel processo r. La loro scoperta nei prodotti di decadimento dei grani presolari, indica che almeno 92Nb e 146Sm erano presenti nella nebulosa solare primitiva. Questo permette di stimare il tempo trascorso dalla loro formazione prima della formazione del nostro sistema solare.[5]

I nuclei p sono piuttosto rari. Gli isotopi ricchi in nuclei p sono in genere da dieci a mille volte meno abbondanti degli altri isotopi di un dato elemento. Le loro abbondanze si possono determinare solo con indagini geochimiche e analisi di materiale meteoritico dei grani presolari. Pertanto la conoscenza sull'abbondanza dei nuclei p è ristretta al sistema solare e non noto se la loro presenza è tipica della nostra galassia.[6]

Lista di nuclei p

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NuclideAbbondanzaNote
74Se0,86%Nuclide stabile
78Kr0,36%Radionuclide a vita lunga (emivita 9,2x10^21 anni)
84Sr0.56%Nuclide stabile
92NbtracceRadionuclide a vita lunga (emivita 3,47x10^7 anni); non è un classico nucleo p, ma non può essere prodotto nei processi r e s
92Mo14,65%Nuclide stabile
94Mo9,19%Nuclide stabile
97Tcradioisotopo sinteticoRadionuclide a vita lunga (emivita 4,21x10^6 anni); non è un classico nucleo p, ma non può essere prodotto nei processi r e s
98Tcradioisotopo sinteticoRadionuclide a vita lunga (emivita (4,2x10^6 anni); non è un classico nucleo p, ma non può essere prodotto nei processi r e s
96Ru5,54%Nuclide stabile
98Ru1,87%Nuclide stabile
102Pd1,02%Nuclide stabile
106Cd1,25%Nuclide stabile
108Cd0,89%Nuclide stabile
113In4,28%Nuclide stabile. (Parzialmente) prodotto nel processo s? Contributi dal processo r?
112Sn0,97%Nuclide stabile
114Sn0,66%Nuclide stabile
115Sn0,34%Nuclide stabile. (Parzialmente) prodotto nel processo s? Contributi dal processo r?
120Te0,09%Nuclide stabile
124Xe0,095%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,8x10^22 anni)
126Xe0,089%Nuclide stabile
130Ba0,11%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,6x10^21 anni)
132Ba0,10%Nuclide stabile
138La0,089%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,05x10^11 anni); prodotto nel processo v
136Ce0,186%Nuclide stabile
138Ce0,251%Nuclide stabile
144Sm3,08%Nuclide stabile
146Smradioisotopo sinteticoRadionuclide a vita lunga (emivita 6,8x10^7 anni); non è un classico nucleo p, ma non può essere prodotto nei processi r e s
152Gd0,20%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,08x10^14 anni); (parzialmente) prodotto nel processo s?
156Dy0,056%Nuclide stabile
158Dy0,095%Nuclide stabile
162Er0,139%Nuclide stabile
164Er1,601%Nuclide stabile; (Parzialmente) prodotto nel processo s?
168Yb0,126%Nuclide stabile
174Hf0,16%Radionuclide a vita lunga (emivita 7,0x10^16 anni)
180mTa0,012%Nuclide stabile; è il più stabile isomero nucleare che si trova in natura; (parzialmente) prodotto nel processo v; contributi dal processo s?
180W0,12%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,8x10^18 anni)
184Os0,02%Radionuclide a vita lunga (emivita 1,13x10^13 anni)
190Pt0,012%Radionuclide a vita lunga (emivita 6,5x10^11 anni)
196Hg0,15%Nuclide stabile

Origine dei nuclei p

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La produzione astrofisica dei nuclei p non è ancora del tutto compresa. Secondo le attuali simulazioni al computer, il processo γ che avviene nelle supernovae di tipo II non può produrre in quantità sufficiente tutti i nuclei p, e occorre quindi ipotizzare altri meccanismi di produzione. È anche ragionevole attendersi che non ci sia un unico processo responsabile della produzione di tutti i nuclei p, e che in differenti siti dello spazio si producano tipi differenti di nuclei p.[7]

  1. ↑ E. M. Burbidge, G. R. Burbidge, W. A. Fowler e Fred Hoyle, Synthesis of the Elements in Stars (PDF), in Reviews of Modern Physics, vol. 29, n. 4, 1957, pp. 547-650, Bibcode:1957RvMP...29..547B, DOI:10.1103/RevModPhys.29.547. URL consultato il 19 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2016).
  2. ↑ A. G. W. Cameron, Nuclear Reactions in Stars and Nucleogenesis, in Publications of the Astronomical Society of the Pacific, vol. 69, n. 408, IOP Publishing, 1957, pp. 201-222, Bibcode:1957PASP...69..201C, DOI:10.1086/127051, ISSN 0004-6280 (WC · ACNP).
  3. ↑ Claudio Arlandini, Franz Kappeler, Klaus Wisshak, Roberto Gallino, Maria Lugaro, Maurizio Busso e Oscar Straniero, Neutron Capture in Low‐Mass Asymptotic Giant Branch Stars: Cross Sections and Abundance Signatures, in The Astrophysical Journal, vol. 525, n. 2, American Astronomical Society, 10 novembre 1999, pp. 886-900, DOI:10.1086/307938, ISSN 0004-637X (WC · ACNP), arXiv:astro-ph/9906266.
  4. ↑ Zs. Nemeth, F. Kaeppeler, C. Theis, T. Belgya e S. W. Yates, Nucleosynthesis in the Cd-In-Sn region, in The Astrophysical Journal, vol. 426, American Astronomical Society, 1994, pp. 357-365, DOI:10.1086/174071, ISSN 0004-637X (WC · ACNP).
  5. ↑ N. Dauphas, T. Rauscher, B. Marty e L. Reisberg, Short-lived p-nuclides in the early solar system and implications on the nucleosynthetic role of X-ray binaries, in Nuclear Physics A, vol. 719, Elsevier BV, 2003, pp. C287–C295, DOI:10.1016/s0375-9474(03)00934-5, ISSN 0375-9474 (WC · ACNP), arXiv:astro-ph/0211452.
  6. ↑ M. Arnould e S. Goriely, The p-process of stellar nucleosynthesis: astrophysics and nuclear physics status, in Physics Reports, vol. 384, 1–2, Elsevier BV, 2003, pp. 1-84, DOI:10.1016/s0370-1573(03)00242-4, ISSN 0370-1573 (WC · ACNP).
  7. ↑ T. Rauscher: Origin of p-Nuclei in Explosive Nucleosynthesis. In: Proceedings of Science XI_059.pdf PoS(NIC XI)059, 2010 (arXiv.org:1012.2213)