Moloch (film)
Moloch è un film del 1999 diretto da Aleksandr Sokurov, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al 52º Festival di Cannes.[1]
Ispirandosi ai filmini amatoriali girati sulla terrazza del Berghof dalla stessa Eva Braun, che presentavano Adolf Hitler nell'intimità e nel privato, Sokurov firma la prima opera della sua tetralogia sul potere, proseguita con Toro (2001), Il Sole (2005) e Faust.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Berchtesgaden, 1942: Eva Braun fa ginnastica nel castello del Berghof, attendendo che arrivino Hitler e i suoi ospiti. Arriva l'auto del Führer, scendono Adolf Hitler, i coniugi Goebbels, Joseph e Magda, e Martin Bormann. Hitler saluta la servitù. Tra i due gerarchi serpeggia la rivalità, ma, prima di ritirarsi ciascuno nelle proprie stanze, Eva e gli altri concordano di non parlare di politica a tavola.
In camera da letto, prima di pranzo, Hitler si lamenta del suo stato di salute con Eva. La donna non gli crede, ribatte che i medici dicono al Führer solo ciò che egli vuol sentirsi dire, solo lei ha il coraggio di contraddirlo. A tavola, per tutto il tempo Hitler espone le sue teorie sugli argomenti più diversi, la dieta vegetariana, la guerra sul fronte orientale, i rapporti con l'alleato italiano, l'influenza del clima sulle caratteristiche razziali, quindi si addormenta. Poi, al suo risveglio, ordina che si faccia una passeggiata.
Hitler, Eva, i Goebbels e Bormann escono per una passeggiata nei sentieri di montagna, seguiti dalle guardie, e ballano al suono della musica. Tornati al castello, tutti si ritirano, tranne Hitler, che riceve la visita di un prete. Questi è venuto a chiedere clemenza per un disertore, internato in un lager. Hitler rifiuta. Il prete si pente di essere venuto a pregarlo come se fosse Cristo in persona; ma "non si dovrebbe pregare Cristo", ribatte Hitler, poiché "è morto e non si può ottenere nulla da lui".
Di nuovo con i suoi ospiti, il Führer guarda un cinegiornale, che giudica pessimo. Eva propone di mandare l'intera troupe ad Auschwitz, ma Hitler non conosce quel posto. A cena, Hitler espone le sue teorie sui popoli nordici, sui cechi e sui tedeschi, e sulla nuova razza che dovrà nascere, e sulla guerra. Finito il pasto, Eva si ritira in camera da letto; Hitler la segue poco dopo.
Hitler e Eva discutono. Hitler dice a Eva che se avesse voluto una vita normale non avrebbe dovuto legarsi a lui; lei gli dice quanto sia infelice di quella vita clandestina. L'indomani mattina, Hitler e i suoi ospiti ripartono. Eva si accosta all'auto di lui per salutarlo. "Sconfiggeremo la morte", le dice Hitler. "Come può essere?" - replica Eva - "La morte è la morte. Non può essere sconfitta". L'auto parte.
Accoglienza
[modifica | modifica wikitesto]Critica
[modifica | modifica wikitesto]Le reazioni della critica al film furono contrastanti. Tra le recensioni, Derek Elley di Variety osservò: "Non ci sono nuove rivelazioni in questa rappresentazione di un pazzo arrogante e dei suoi adulatori, e sebbene impressionante a prima vista, il trattamento glaciale di Sokurov, con il suo aspetto volutamente soft-focus, impallidisce dopo un po'."[2] Con più entusiasmo, Jim Hoberman di The Village Voice scrisse: "Moloch è raccapricciante senza essere commerciale. Evocando il paesaggio romantico tedesco che ha sintetizzato per Madre e figlio, Sokurov porta al limite la sua caratteristica discrezione al servizio del kitsch."[3] Allo stesso modo, Jason Anderson di Eye Weekly assegnò al film una valutazione a cinque stelle, commentando: "Sebbene speri di estrarre l'uomo dalla mitologia, non si limita a umanizzare una figura in senso convenzionale, come ha fatto La caduta con Hitler con risultati preoccupanti."[4]
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Awards 1999, su festival-cannes.fr. URL consultato il 5 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2015).
- ↑ Derek Elley, Period Drama, in Variety, 31 maggio 1999. URL consultato il 21 dicembre 2010.
- ↑ Jim Hoberman, History Repeating, su villagevoice.com, The Village Voice, 7 dicembre 1999. URL consultato il 21 dicembre 2010.
- ↑ Jason Anderson, Eye Weekly, 9 febbraio 2006
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Moloch, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Moloch, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Moloch, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) Moloch, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) Moloch, su FilmAffinity.
- (EN) Moloch, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (DE, EN) Moloch, su filmportal.de.
- (EN) Pagina su Moloch dal sito di Aleksandr Sokurov, su sokurov.spb.ru.
