Giustiziere (sociologia)

individuo che mette in atto una forma di giustizia personale

Per giustiziere o vigilante si intende colui che mette in atto la propria personale forma di giustizia senza averne l'autorità legale e ignorando il diritto all'equo processo.[1]

Illustrazione raffigurante l'impiccagione di Charles Cora e James Casey da parte del San Francisco Committee of Vigilance nel 1856.

Solitamente il giustiziere agisce quando ritiene che la reazione delle autorità sia insufficiente.

Caratteristiche

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La "giustizia del vigilante" è solitamente scatenata dalla percezione che la punizione per il criminale sia insufficiente o inesistente in rapporto al crimine che ha commesso. Alcune persone vedono le autorità legittime come inefficaci nel far rispettare la legge, perciò si sostituiscono ad esse portando a termine azioni punitive contro soggetti da loro ritenuti colpevoli.[2] In altre circostanze, una persona può scegliere di divenire un vigilante a seguito di esperienze personali, invece che per rispondere ad una richiesta "sociale".

Bersagli del vigilantismo sono solitamente persone considerate sfuggenti alla legge, o al di "sopra della legge".[3] Questo fenomeno può prendere di mira persone oppure supposte organizzazioni coinvolte in attività illegali in generale o può essere puntato contro uno specifico gruppo o tipologia di attività (come ad esempio la polizia corrotta).

La condotta del vigilante può differire a seconda del grado di violenza che utilizza: in alcuni casi i vigilanti possono assalire verbalmente gli obiettivi, spaventare le vittime, compiere atti disumani, o possono decidere di non usare la violenza scegliendo altri mezzi per fare pressione sull'obiettivo.

Nella Bibbia (Gn 34) Dina, la figlia di Giacobbe, è vittima di uno stupro (secondo altre interpretazioni sarebbe stata invece sedotta) da parte del sovrano di Sichem. La giovane viene vendicata dai fratelli Simeone e Levi, che saccheggiano la città e ne uccidono tutti gli abitanti maschi. Molto similmente, nei libri di Samuele (2 Sam 13) Assalonne uccide il fratello Amnon dopo che il re Davide, loro padre, non riesce a punire Amnon per aver violentato la loro sorella Tamar.

Nel corso della storia vi sono stati numerosi episodi di vigilantismo. Ciò è confermato ad esempio, dalle faide tra nobili medievali e le azioni punitive di certe società segrete come Beati Paoli siciliani e la Corte Vehmica.[4][5] Negli Stati Uniti d'America, durante l'era della ricostruzione, il concetto di "vigilantismo" indicava gruppi di persone che compivano arresti ingiustificati, vandalismi e violenze di vario tipo. Tali "comitati di vigilanza" nacquero come risultato del malcontento degli statunitensi, che giudicavano corrotti i politici e funzionari dello Stato, e volevano pertanto farsi giustizia da sé. Tra i gruppi e organizzazioni di più famosi che si costituirono negli USA tra il XIX e XX secolo vi furono il San Francisco Committee of Vigilance, i Bald Knobbers", la Pinkerton National Detective Agency, le Californian Farmers' Protective Leagues, l'Order of the Caucasians e il Ku Klux Klan, che giustiziava sommariamente gli afroamericani e combatteva la Glanton Gang.[6] Dall'America centro-settentrionale il termine "vigilante" si diffuse anche in Europa.[7]

Nella cultura di massa

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Batman è uno dei più celebri vigilanti immaginari

Il personaggio del giustiziere/vigilante ha avuto particolare fortuna nella narrativa di avventura e nei media, evolvendosi nella figura del giustiziere mascherato (es. Batman) e quindi in quella del supereroe dei fumetti.

La figura del giustiziere ha avuto il suo sviluppo ad Hollywood negli anni sessanta[8] e settanta[9] nel momento in cui anche le storie con poliziotti e detective erano in auge. Con la censura di questo genere, la produzione di questi film diminuì, mostrando un cambiamento nei valori statunitensi. Questi poliziotti venivano accusati di mettere in atto una violenza inflessibile ed intransigente verso chiunque si parasse tra il poliziotto giustiziere e i criminali che infrangevano le leggi per raggiungere i loro obiettivi.[8]

Ad esempio il film Léon presenta un agente della DEA che, senza alcuna ripercussione, uccide una famiglia, compreso un bambino innocente, in modo da eliminare un trafficante di narcotici che aveva rubato una percentuale dell'eroina che l'agente della DEA gli aveva chiesto di tenere. Dunque l'agente della DEA non agiva come un poliziotto vigilante bensì come un criminale trafficante di droga che usa la sua posizione di agente della DEA a proprio vantaggio. I veri vigilanti in questo film sono Matilda e Leon.

Un altro esempio di vigilantismo nel cinema è il film The Boondock Saints - Giustizia finale. Esso narra la storia di due irlandesi di Boston rabbiosi che, credendo di agire per conto di Dio, uccidono indiscriminatamente chiunque sia coinvolto nel crimine organizzato. Questo film è diventato un cult classico a seguito della violenza che i vigilanti usano contro tutti coloro che giudicano essere moralmente fallimentari.

  1. ↑ (EN) Regina Bateson, Comparative Political Studies, 2020, pp. 923–955.
  2. ↑ Vigilantes & Deputies: Lesson from the Past, su cyb3rcrim3.blogspot.com.
  3. ↑ "As for Violent Crime that's our Daily Bread": Vigilante violence during South Africa's period of transition, su csvr.org.za (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2007).
  4. ↑ (EN) Germany: Die Feme, su content.time.com. URL consultato il 27 giugno 2022.
  5. ↑ (EN) Travis Dumsday, Alexander of Hales on the Ethics of Vigilantism, in Philosophia, 17 giugno 2019.
  6. ↑ (DE) Justin Akers Chacón, Mike Davis, Crossing the Border. Migration und Klassenkampf in der US-amerikanischen Geschichte, Assoziation A, 2007, pp. 11-25.
  7. ↑ vigilante2, su treccani.it. URL consultato il 27 giugno 2022.
  8. 1 2 A Brief History of the Detective Film, su crimeculture.com (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  9. ↑ Cop Action Films, su crimeculture.com (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2007).

Bibliografia

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  • (DE) Bernard R. Bachmann (1826–1885), Abenteuer Goldrausch – Erinnerungen von Théophile de Rutté, Verlag Neue Zürcher Zeitung, 2008.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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