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Frosolone

Coordinate: 41°36′N 14°27′E
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Frosolone
comune
Frosolone – Stemma
Frosolone – Bandiera
Frosolone – Veduta
Frosolone – Veduta
Panorama, 2022
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Molise
Provincia Isernia
Amministrazione
SindacoPasquale Rocco De Lisio (Lista civica Obiettivo Comune) dal 10-6-2024
Territorio
Coordinate41°36′N 14°27′E
Altitudine894 m s.l.m.
Superficie49,89 km²
Abitanti2 719[1] (31-5-2026)
Densità54,5 ab./km²
FrazioniAcquevive, Cerasito, Colle Carrise, Pedengone, Sant'Anna, San Pietro in Valle
Comuni confinantiCarpinone, Casalciprano (CB), Civitanova del Sannio, Duronia (CB), Macchiagodena, Molise (CB), Sant'Elena Sannita, Sessano del Molise, Torella del Sannio (CB)
Altre informazioni
Cod. postale86095
Prefisso0874
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT094022
Cod. catastaleD811
TargaIS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 539 GG[3]
Nome abitantifrosolonesi
Patronosant'Egidio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Frosolone
Frosolone
Frosolone – Mappa
Frosolone – Mappa
Posizione del comune di Frosolone nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Frosolone (Frescëlonë in molisano[4], Frusëlónë nel dialetto frosolonese[5]) è un comune italiano di 2 719 abitanti[1] della provincia di Isernia, in Molise.

Geografia fisica

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Frosolone, quarto comune della provincia di Isernia per popolazione, sorge a 894 m s.l.m. Il territorio comunale, prevalentemente montuoso e di carattere appenninico, presenta una notevole escursione altimetrica, estendendosi dai circa 500 metri delle vallate fino agli oltre 1.400 metri delle vette più elevate.

Il clima di Frosolone è di tipo appenninico-continentale, caratterizzato da inverni lunghi e freddi e da estati generalmente fresche e ventilate.

Durante la stagione invernale sono frequenti e talvolta abbondanti le precipitazioni nevose, che possono verificarsi indicativamente da novembre ad aprile, favorite dall'altitudine e dall'esposizione alle correnti fredde e umide provenienti dai Balcani. Tra le stagioni invernali 2009-2010 e 2024-2025 è stata registrata una media nivometrica di circa 104 cm annui.

La ventilazione costituisce una caratteristica ricorrente del territorio: durante l'inverno contribuisce ad accentuare la percezione del freddo, mentre nei mesi estivi mitiga le temperature anche nelle giornate più calde. Le condizioni anemometriche della zona hanno inoltre favorito l'installazione di un parco eolico sui rilievi sovrastanti l'abitato.

Origini del nome

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L'etimologia del toponimo Frosolone è dibattuta. Secondo un'ipotesi, sarebbe riconducibile al latino fre(n)sus, dal verbo frendere, «macinare» o «triturare», attraverso la forma *fresulu, alla quale sarebbe stato aggiunto il suffisso -ōne, con riferimento alle caratteristiche di un territorio franoso e ricco di detriti rocciosi.[6]

Sono invece considerate paretimologiche le ipotesi che fanno derivare il nome dal frosone, uccello che alcuni identificano con quello raffigurato nello stemma comunale, o che lo associano a Fresilia, insediamento sannitico menzionato da Tito Livio.[7] Alla tradizione appartiene anche l'ipotesi secondo cui Frosolone sarebbe stata fondata da monaci benedettini provenienti da Frosinone, i quali avrebbero attribuito al nuovo insediamento un nome derivato da quello della propria località d'origine.

Uno studio pubblicato nel 2016 ha proposto invece di riconoscere nel toponimo una radice indoeuropea riferibile alla rosa selvatica.[8]

Frosolone, o più precisamente Frusëlóne,[6] è inoltre attestato come forma dialettale del toponimo Frosinone e ricorre con tale significato anche in testi in volgare dalla fine del Medioevo fino all'Ottocento. Tale omonimia storica può determinare una certa confusione tra i due toponimi. A ciò si aggiunge l'uso, in alcuni testi latini locali, della forma Frusino, -onis per indicare Frosolone, attestata, tra l'altro, nel cartiglio inciso sul portale anteriore della chiesa di Santa Maria Assunta.

Dalle origini all'età medievale

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Prima della conquista romana, il territorio di Frosolone era abitato da popolazioni di ceppo sannitico, come testimoniato dalla presenza di recinti di mura megalitiche poligonali visibili sulla montagna sovrastante l'abitato, in località Civitelle. I resti sono riconducibili a un cosiddetto insediamento d'altura, ossia un abitato fortificato di dimensioni relativamente contenute, probabilmente utilizzato soltanto in determinati periodi dell'anno e con funzioni prevalentemente difensive.[9]

Tra l'età sannitica e quella romana sarebbe sorto un primo insediamento a valle, a nord dell'attuale quartiere Sant'Angelo. Alla successiva età romana è stata ricondotta l'espansione dell'abitato e la costruzione di nuovi edifici, tra i quali un tempietto nell'area dell'odierno Largo Vittoria.[10]

La formazione dell'attuale centro abitato risale tuttavia al Medioevo. In un documento conservato nell'Abbazia di Montecassino e risalente alla prima metà dell'XI secolo compare, tra i riferimenti geografici della zona, un corso d'acqua denominato aqua Freselona.[11]

Il perimetro del centro storico ricalcherebbe in larga parte quello dell'antica cinta muraria, tradizionalmente attribuita all'età longobarda e collegata alla presenza di un castello munito di torri e apparati difensivi.[senza fonte] Il borgo fortificato disponeva di diversi accessi, dei quali sono ancora conservate la Porta San Pietro e la Porta Santa Maria, mentre la Porta Sant'Angelo è giunta solo parzialmente fino all'età contemporanea.

Porta San Pietro
Porta Santa Maria
Porta Sant'Angelo

È stata inoltre ipotizzata l'esistenza di una quarta porta, convenzionalmente denominata Porta Ospitale, della quale non sono tuttavia note testimonianze documentarie o architettoniche. La tradizione locale ne ha messo il nome in relazione con un antico ospedale destinato al ricovero e all'assistenza dei poveri.

Presunta collocazione della cosiddetta Porta Ospitale

Nel 1070 l'abate vulturnense Giovanni Marsicano acquistò da Berardo di Giovanni di Pietrabbondante una serie di chiese e fondi agricoli destinati al monastero di Santa Colomba di Frosolone, insediamento benedettino dipendente dall'Abbazia di San Vincenzo al Volturno.[12]

Nel corso del Medioevo il borgo sviluppò un consistente patrimonio religioso, comprendente la chiesa di Santa Maria Assunta, il monastero benedettino esterno alle mura, il convento delle Clarisse risalente al XIV secolo, la chiesa di San Michele Arcangelo e la cappella gentilizia dedicata a San Pietro.

Nel XIV secolo furono processati e imprigionati a Frosolone alcuni fraticelli molisani.[13][14] La loro detenzione sarebbe avvenuta nel castello, corrispondente all'attuale palazzo baronale, che in quel periodo svolse anche funzioni giudiziarie.

Un terremoto verificatosi nella prima metà del XV secolo provocò danni alle fortificazioni e contribuì alle successive trasformazioni della struttura urbana. Verso la fine del Medioevo Frosolone aveva ormai assunto le caratteristiche di un vero e proprio centro urbano. Secondo documentazione conservata presso l'Archivio di Stato di Napoli, il titolo parrocchiale venne trasferito dalla chiesa di San Martino alla chiesa di Santa Maria Assunta, situata nella parte alta dell'attuale abitato.[15]

La chiesa di San Martino era collegata a un insediamento situato sull'omonimo colle, alle pendici della montagna e a poca distanza dalla località Civitelle. È stato ipotizzato che costituisse originariamente un piccolo nucleo autonomo, successivamente abbandonato, forse in conseguenza del terremoto del 1349.

Una cesura particolarmente significativa nella storia dell'abitato fu determinata dal terremoto del 1456. Secondo Antonino Pierozzi, nel suo Chronicon, Frosolone sarebbe stata pressoché interamente distrutta e il sisma avrebbe provocato 317 vittime.[16] La notizia venne ripresa da diversi autori successivi, tra cui Giovanni Antonio Summonte, secondo il quale il paese «in gran parte cadde, con morte di 318 persone».[17]

A partire dall'età spagnola le testimonianze relative a Frosolone divengono più regolari. Il centro attraversò una fase di sviluppo e, insieme ad Agnone e Trivento, ospitò una delle tre residenze vescovili della diocesi di Trivento.[18]

Durante l'età moderna il castello venne progressivamente trasformato in palazzo baronale, perdendo gran parte delle originarie funzioni militari e assumendo prevalentemente quelle di residenza signorile. Contemporaneamente numerosi edifici religiosi del borgo furono restaurati o trasformati secondo i nuovi modelli architettonici, soprattutto durante la diffusione del barocco.

La documentazione fiscale consente di seguire l'andamento demografico dell'abitato. Nel 1532 furono censiti 882 fuochi, scesi a 315 nel 1545 e a 319 nel 1561;[19] nel 1618 erano 349,[20] mentre nel 1675 ne furono registrati 432.[21] Nel 1780 Frosolone contava 390 fuochi e 3 592 abitanti,[22] saliti a 3 876 nel 1796, quando il centro era già noto per la produzione artigianale di forbici e coltelli.[23]

Alla fine del XVIII secolo la vita religiosa costituiva uno degli elementi centrali dell'organizzazione sociale dell'abitato. Frosolone disponeva di tre parrocchie, due delle quali collegiate, tredici cappelle pubbliche, una commenda di Malta, due conventi, una casa d'educazione dei Padri Missionari e tre confraternite laicali. Erano inoltre presenti un ospedale per il ricovero degli infermi e sette monti frumentari.[23]

Ricostruzione di Frosolone agli inizi del XVIII secolo

Nel 1788 Francesco Longano, descrivendo il territorio visitato alcuni anni prima, sottolineò l'estensione delle montagne, la disponibilità di acqua, le attività agricole e pastorali e la presenza di attività artigianali:

«Frosolone, una delle terre più popolate del contado, tiene una vastità grande di montagna tutta sassosa, ma fertile. Il terreno migliora verso li Cameli, e Molisi. La sua parte meridionale è atta non che a vigneti, ma altresì ad uliveti. Ha copia grande di acque perenni, le quali tutte si perdono. Ci si fabbrica un pannaccio di pochi carlini la canna. Ha molta pastorale, ed oltre all'agricoltura i suoi abitatori scorrono per più provincie coll'arte di ammolare forbici, e aggiustare le caldaje.»

Età contemporanea

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All'inizio del XIX secolo Frosolone era uno dei centri più popolosi del Contado di Molise. Alla fine del Settecento contava quasi 4 000 abitanti, a fronte dei circa 7 500 di Agnone, 3 500 di Bojano, 5 500 di Campobasso e 6 900 di Isernia.[24]

Il terremoto del Molise del 1805 segnò profondamente la storia del paese.[25] Le fonti coeve descrissero Frosolone come quasi interamente rasa al suolo e riportarono circa mille morti e 46 feriti su una popolazione di circa 4 000 abitanti, cifre la cui esattezza non è tuttavia certa.[26]

La popolazione tornò successivamente a crescere: al 1º gennaio 1835 risultavano 2 431 uomini e 2 407 donne, per complessivi 4 838 abitanti.[27] Le conseguenze materiali del sisma rimasero tuttavia visibili per decenni. La chiesa di Santa Maria Assunta fu sottoposta a una lunga ricostruzione, conclusa soltanto nel 1870, mentre la chiesa di San Pietro non venne più ricostruita; sul suo sito si trova l'attuale Largo Vittoria.[10]

La ricostruzione ottocentesca e, successivamente, l'Unità d'Italia determinarono una progressiva trasformazione dell'abitato. Furono realizzate nuove opere pubbliche, tra cui la Fonte dell'Immacolata, l'illuminazione pubblica e la rete fognaria. Alla fine del XIX secolo Frosolone raggiunse il proprio massimo demografico, con una popolazione di circa 6 200 abitanti.

Nel 1901 venne autorizzata l'istituzione del Regio Ginnasio di Frosolone.[28][29]

Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento le difficili condizioni economiche alimentarono una consistente emigrazione, soprattutto verso le Americhe. La comunità frosolonese fu coinvolta anche nel disastro minerario di Monongah, avvenuto il 6 dicembre 1907 nella Virginia Occidentale, negli Stati Uniti d'America, nel quale persero la vita anche emigrati originari di Frosolone.

Il fenomeno migratorio riprese con particolare intensità nel secondo dopoguerra. Le principali destinazioni furono i paesi dell'Europa settentrionale, le regioni industrializzate dell'Italia settentrionale e Roma.[30] L'emigrazione e il progressivo spopolamento delle aree interne hanno determinato, dalla seconda metà del XX secolo, una consistente diminuzione della popolazione e un progressivo invecchiamento demografico.

L'economia contemporanea conserva una significativa componente artigianale, legata in particolare alla tradizionale lavorazione di forbici e coltelli, accanto alle attività commerciali e ai servizi.

Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Isernia.
Stemma presente nella villa comunale, scultura di Ginuccio De Simone del 1989
Bandiera comunale
Stemma

Lo stemma di Frosolone è uno scudo a cartoccio, sormontato da una corona, in cui è raffigurato, in campo azzurro, un frosone posato su un monte, il tutto al naturale, accompagnato nel punto d'onore da una stella d'oro a cinque punte e a destra da una F – iniziale del nome del comune – in carattere lapidare romano, anch'essa d'oro.

Gonfalone

Il gonfalone è costituito da un drappo di azzurro.

Bandiera

La bandiera è un drappo rettangolare di azzurro al tondo di bianco, caricato al centro dello stemma comunale.

Medaglia commemorativa al valore morale alle famiglie che hanno subito la perdita di tre o più congiunti caduti in occasione del Primo conflitto mondiale - nastrino per uniforme ordinaria
«In quanto comune di residenza della famiglia di Domenico Colaneri e Virginia Colozza, che perse i figli Alberto, Giuseppe e Renato nel corso della prima guerra mondiale.»
— Frosolone, 26 settembre 2019[31][32]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Chiesa di Santa Maria Assunta
Chiesa di Santa Maria Assunta

Di origine medievale, fu consacrata una prima volta nel 1309. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1456, fu interessata da lavori di trasformazione conclusi nel 1531. Il terremoto del 1805, detto anche «di sant'Anna», provocò nuovi danni e rese necessari ulteriori interventi, al termine dei quali la chiesa fu riconsacrata nel 1877.

L'edificio presenta pianta rettangolare, con campanile turrito concluso da una cuspide a cipolla. La facciata è scandita da paraste e alterna superfici intonacate a elementi lapidei; il portale è decorato da vetrate artistiche. L'interno, di gusto barocco, è a navata unica e presenta una semicupola in corrispondenza del transetto. Vi sono conservate opere attribuite a Francesco Citarelli, Giacinto Diano e Cosimo Fanzago. Nella chiesa è inoltre sepolto Giovanni Battista Ferruzza, vescovo di Trivento dal 1655 al 1658, come ricorda una lapide collocata nella navata destra.[33]

Chiesa di San Nicola di Bari
Chiesa di San Nicola

La chiesa, di origine rinascimentale, presenta pianta rettangolare a navata unica. La facciata è caratterizzata da un profilo curvilineo e da un semplice portale in pietra. All'interno è conservato un dipinto raffigurante san Nicola, datato 1660.

Secondo la tradizione locale, l'edificio faceva originariamente parte di un complesso benedettino articolato su tre navate, del quale rimangono alcuni archi ciechi e strutture murarie. Gran parte del complesso sarebbe stata distrutta dal terremoto del 1805.[33]

Chiesa di San Pietro
Chiesa di San Pietro

L'edificio corrisponde alla chiesa dell'antico convento dedicato a santa Chiara, rimaneggiato dopo il terremoto del 1456. Assunse il titolo parrocchiale di San Pietro dopo la distruzione, nel sisma del 1805, dell'originaria chiesa omonima situata nell'attuale Largo Vittoria.[10]

Dalla chiesa precedente furono trasferiti arredi e opere sacre, tra cui una statua dell'Immacolata del 1750, un dipinto del Sacro Cuore attribuito a Dupré e il gruppo scultoreo della Sacra Famiglia. La facciata marmorea fu realizzata negli anni quaranta del Novecento per iniziativa del parroco Giuseppe Maria Trillo.[33]

Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco

L'edificio sorse in età vicereale con funzione anche funeraria. Dal 1874 fu affidato alla confraternita locale di San Francesco, che ne arricchì l'interno con stucchi e decorazioni pittoriche.

La chiesa presenta pianta rettangolare a navata unica, muratura in pietra intonacata e facciata dal profilo curvilineo. Il portale, incorniciato da elementi in pietra lavorata, è concluso da un arco ogivale; sul lato sinistro si addossa il campanile. La copertura è a due falde con manto in coppi.[34]

Convento dei frati cappuccini e chiesa di Santa Maria delle Grazie
Convento dei frati Cappuccini e chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata poco fuori dal centro abitato, risale al XV secolo. Nel 1580 le fu affiancato un convento destinato ai frati cappuccini, soppresso nel 1809 durante il periodo murattiano e riattivato nel 1812. La chiesa fu ampliata e restaurata nel 1833.

L'interno conserva un altare maggiore ligneo seicentesco e dipinti murali riconducibili al manierismo napoletano. L'edificio è a pianta rettangolare e navata unica, con muratura in pietra intonacata, facciata dal coronamento curvilineo e portale lapideo. La copertura è a due falde con manto in coppi.[35] Davanti al complesso si trova un giardino recintato con un tiglio secolare e una croce stazionaria.

Ruderi della chiesa del Santissimo Sacramento e della Commenda
Ruderi della chiesa del Santissimo Sacramento e della Commenda

Il complesso si trova a breve distanza dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nel quartiere Sant'Angelo. Della chiesa rimangono alcune strutture murarie, tra cui gli archi della navata destra. L'edificio fu realizzato sul finire del XVIII secolo grazie a un lascito testamentario del benefattore locale Giuseppe Antonio Fazioli.

Sul retro della chiesa era situata la Commenda. Dopo il terremoto del 1805 l'edificio religioso non fu ricostruito a causa delle condizioni delle fondazioni e l'area venne successivamente trasformata in giardino, collegato all'ex commenda.[36] Dal 2022 il complesso è interessato da interventi di recupero e rifunzionalizzazione.

Chiesa di Sant'Antonio di Padova
Chiesa di Sant'Antonio di Padova

La chiesa fu edificata e consacrata nel XV secolo e fu tra gli edifici religiosi che superarono il terremoto del 1805. È stata sottoposta a restauri nel 1912 e nel 1965.

L'edificio presenta uno schema centrale esagonale, muratura in pietra a vista e apparati decorativi con archi ogivali e lesene. La facciata principale è articolata in due ordini e presenta un portale ogivale sormontato da una finestra dello stesso profilo; una piccola vela campanaria conclude la composizione. La copertura è a falde con manto in tegole.[37]

Chiesa di Sant'Egidio
Chiesa di Sant'Egidio

La chiesa, dedicata al patrono di Frosolone, sorge fuori dal centro abitato e fu storicamente collegata a un romitorio. L'edificio attuale deriva da più fasi costruttive; una ricostruzione significativa avvenne nel 1704, mentre il terremoto del 1805 provocò il crollo del romitorio e del campanile, successivamente ricostruiti.

La chiesa costituisce uno dei principali luoghi della devozione locale e conserva, tra le altre opere, una statua della Vergine Incoronata e un antico manoscritto contenente racconti di grazie e miracoli attribuiti a sant'Egidio.[38]

L'edificio è a pianta rettangolare, con navata unica e abside tronca.[39] La facciata, conclusa da un cornicione aggettante, presenta un portale architravato in pietra calcarea e una finestra rettangolare centrale. Ai lati dell'ingresso sono collocate due lapidi, una delle quali dedicata al santo. L'interno è scandito da tre campate per lato e coperto da volte a botte lunettate; ai lati del presbiterio si aprono due cappelle coperte a crociera.

Chiesa di San Michele Arcangelo
Chiesa di San Michele Arcangelo

Situata nel quartiere Sant'Angelo, è considerata tra gli edifici religiosi più antichi del borgo. La chiesa subì gravi danni in occasione dei terremoti del XV secolo e del 1805.[40] Il campanile fu restaurato nel 1825.[41]

L'edificio presenta pianta longitudinale rettangolare a navata unica, volta a botte e muratura in pietra intonacata. La facciata a capanna è caratterizzata da un portale riquadrato da elementi lapidei e da finestre rettangolari superiori; sul lato sinistro si innalza il campanile. La copertura è a falde con manto in coppi.[42]

Cappella della Madonna Addolorata
Cappella della Madonna Addolorata

La cappella sorge sul monte Gonfalone, a circa 1.300 m s.l.m. Fu edificata nel XX secolo per iniziativa del sacerdote Giuseppe Maria Trillo. Di modeste dimensioni, presenta un'unica navata, un semplice portale e una piccola vela campanaria.

È meta di pellegrinaggi ed escursioni; vi si svolgono tradizionalmente il pellegrinaggio della seconda domenica di luglio e una fiaccolata il 24 dicembre.[33][43]

Architetture civili

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Palazzo baronale Zampini
Castello e Palazzo Baronale Zampini

Il palazzo deriva dall'antico castello medievale, documentato come castrum Frisulonis, che fu sede dei feudatari di Frosolone.[44] Nel 1814 Francesco Muscettola, principe di Leporano, lo vendette a Cosimo Zampini, esponente della notabilità locale.[45][46]

La struttura presenta una massa compatta in pietra, con corpi di fabbrica quadrangolari e rettangolari parzialmente intonacati. Uno degli elementi più caratteristici è il loggiato cinquecentesco, composto da quattro grandi arcate.

Palazzo Ruberto-Vago

Il palazzo è situato all'ingresso meridionale del centro storico e ingloba l'accesso di Porta San Pietro. La costruzione ebbe inizio agli inizi del XVIII secolo, come attestato da documentazione notarile relativa all'avvio dei lavori.[47]

Le fondazioni raggiungono una quota inferiore rispetto all'attuale piano stradale e incorporano strutture riferibili alla cinta muraria medievale. Nei sotterranei sono presenti corridoi e ambienti in pietra, parte dei quali furono murati durante le trasformazioni seguite al terremoto del 1805.[47]

Nel XIX secolo il palazzo passò alla famiglia Ruberto. Nell'edificio confluirono anche arredi e opere provenienti dal vicino Palazzo Vago, demolito negli anni settanta del Novecento. Nell'ala orientale sono presenti affreschi attribuiti ad Amalia Dupré.[48][49]

Casone

Il cosiddetto Casone è un edificio privato ottocentesco situato fuori dal centro storico, nei pressi della Fonte dell'Immacolata. È disposto su due piani e fu originariamente utilizzato come abitazione, rimessa e ricovero per il bestiame, secondo una tipologia diffusa anche in altri centri del Sannio.[50]

Successivamente l'edificio assunse funzioni residenziali e commerciali; il piano terreno ospita ancora attività commerciali. È tradizionalmente considerato uno dei luoghi di ritrovo della comunità locale.[33][43]

Fontane e opere pubbliche

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Fontana dell'Immacolata
Fonte dell'Immacolata

Conosciuta anche come Fonte Grossa, la fontana monumentale fu realizzata nella seconda metà del XIX secolo all'esterno del centro storico, di fronte alla villa comunale e al monumento ai caduti. La sua realizzazione è legata all'opera del sacerdote Giuseppe Maria Trillo.[51]

Il complesso è costituito da un corpo in pietra calcarea articolato in due settori voltati con archi a tutto sesto, nei quali si trovavano i lavatoi. Al centro è collocata la fontana vera e propria, dotata di cannelle decorate da teste leonine e sormontata dalla statua della Madonna. Una lapide reca un'iscrizione latina datata 1862:

«FONS HIC AQUAS, TU SPARGIS OPEM NIL LENIUS ILLO. TE NIHIL, ALMA PARENS, LENIUS ORBIS HABET SI QUID AQUAE SUMAS, IN IMAGINE LUMINA FIGE. HAEC VALET IN COELI VERTERE NECTAR AQUAS. A.R.S. MDCCCLXII.»

[52]

Antichi mulini ad acqua
Antichi mulini ad acqua

Lungo l'attuale via dei Mulini, sul versante meridionale dell'abitato, si trovano i resti di una serie di mulini ad acqua. Le strutture erano alimentate da un corso d'acqua che attraversava l'area denominata Vallone e furono utilizzate fino all'età contemporanea.[36]

Gli edifici si trovano oggi in stato di abbandono e in parte in rovina; il loro accesso risulta difficoltoso a causa delle condizioni del sentiero.

Siti archeologici

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Civitelle
Civitelle e mura megalitiche

In località Civitelle, sui rilievi del monte Gonfalone, sono presenti resti di recinti fortificati e strutture murarie in opera poligonale riconducibili all'età sannitica. Il complesso costituisce una delle principali testimonianze archeologiche del territorio frosolonese e documenta la frequentazione dell'area in epoca preromana.[36]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[53]

Tradizioni e folclore

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Le tradizioni popolari di Frosolone sono strettamente legate alla religiosità cattolica, alla cultura pastorale e contadina dell'Appennino sannita e alla secolare attività artigianale della lavorazione dei metalli, in particolare della produzione di coltelli e forbici.

Festa di Sant'Egidio

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La principale ricorrenza religiosa cittadina è la festa patronale in onore di sant'Egidio abate, celebrato il 1º settembre. I festeggiamenti, preceduti da un periodo di preparazione religiosa, comprendono celebrazioni liturgiche e manifestazioni civili e rappresentano uno dei principali momenti di aggregazione della comunità frosolonese.[54]

Il culto è legato alla chiesa di Sant'Egidio, situata fuori dal centro abitato e tradizionalmente meta di pellegrinaggi. La devozione locale al santo è documentata anche da testimonianze relative a grazie e miracoli che gli furono attribuiti nei secoli passati.

In passato la vigilia del 31 agosto era caratterizzata anche da momenti conviviali comunitari, durante i quali gli abitanti consumavano prodotti della tradizione locale in attesa dell'inizio della solennità.[55]

Festa di Sant'Antonio Abate

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Tra le ricorrenze della tradizione contadina riveste particolare importanza la festa di sant'Antonio Abate, celebrata nel mese di gennaio. Il santo, tradizionalmente invocato quale protettore degli animali domestici e del bestiame, è al centro di celebrazioni religiose accompagnate dalla benedizione degli animali, rito particolarmente legato alla storica economia pastorale del territorio.[56]

La ricorrenza testimonia il forte legame storico della comunità con l'allevamento e la transumanza, attività che hanno avuto per secoli un ruolo centrale nell'economia e nella società delle aree montane circostanti.

Pellegrinaggio alla Madonna Addolorata

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Alla Madonna Addolorata è dedicata la cappella situata sul monte Gonfalone, a circa 1 300 m s.l.m. La seconda domenica di luglio vi si svolge tradizionalmente un pellegrinaggio dalla cittadina verso la montagna, mentre il 24 dicembre viene organizzata una fiaccolata notturna.[33][43]

La posizione della cappella, dominante l'abitato, ne ha fatto nel tempo uno dei principali riferimenti della devozione mariana locale e una meta religiosa ed escursionistica.

Tradizione della coltelleria

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Monumento al coltellinaio

Una delle espressioni più caratteristiche dell'identità culturale frosolonese è la lavorazione artigianale dell'acciaio, in particolare la produzione di forbici, coltelli e altri strumenti da taglio. L'attività era già documentata alla fine del XVIII secolo ed è stata tramandata da generazioni di artigiani, tanto da rendere Frosolone uno dei centri italiani maggiormente associati alla coltelleria tradizionale.

A questa tradizione è dedicata la Mostra mercato nazionale delle forbici e dei coltelli, manifestazione che riunisce artigiani ed espositori e presenta tecniche, prodotti e testimonianze della lavorazione locale dei metalli.[57]

Nel 2026 la manifestazione ha raggiunto la trentesima edizione, confermandosi tra gli appuntamenti dedicati alla conservazione e alla valorizzazione della tradizionale arte coltellinaia frosolonese.[57]

Tradizioni pastorali

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Il territorio frosolonese conserva inoltre testimonianze della tradizione pastorale e della transumanza, storicamente praticata tra i pascoli montani del Molise e quelli della Puglia. Alcuni allevatori dell'area continuano a mantenere forme di spostamento stagionale del bestiame, preservando una consuetudine che per secoli ha caratterizzato l'economia delle comunità dell'Appennino centro-meridionale.[56]

Il nome di Frosolone è stato occasionalmente utilizzato in chiave ironica nel mondo dello spettacolo, anche per la sua assonanza con Frosinone, toponimo maggiormente noto al pubblico nazionale e spesso richiamato nella comicità di ambiente romano.

Una delle prime citazioni cinematografiche risale al film Il merlo maschio del 1971, diretto da Pasquale Festa Campanile e interpretato da Lando Buzzanca, tratto dal racconto Il complesso di Loth di Luciano Bianciardi.

Tra il 1974 e il 1975 il programma radiofonico L'altro suono, condotto da Mario Colangeli con Anna Melato e Antonio De Robertis, rese popolare la frase «aridamme lo fazzolettone che t'aggio portato da Frosolone», tratta dalla canzone tradizionale Me ne vuoglie ì a Capracotta. Negli stessi anni Pippo Franco contribuì alla diffusione dell'espressione comica «La Madonna di Frosolone».

Nel 1984 Mario Monicelli, nel film Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, introdusse il personaggio di fra Cipolla da Frosolone, interpretato da Alberto Sordi.

Nel 1997 Caterina Guzzanti, all'interno del programma televisivo Posta del cuore, trasmesso da Rai 2, propose invece il personaggio di «Giampiero da Frosolone», ricorrente nella narrazione comica della trasmissione.

Geografia antropica

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Frazioni e località

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Il territorio comunale di Frosolone è caratterizzato da un insediamento diffuso, costituito, oltre che dal capoluogo, da diverse frazioni, nuclei abitati e case sparse. Le principali frazioni sono San Pietro in Valle, Acquevive, Cerasito e Colle Carrise.

  • San Pietro in Valle: è il principale centro abitato del territorio comunale dopo il capoluogo. Sorge a 803 m s.l.m. ed è situato nella parte orientale del comune, lungo la strada provinciale che collega il territorio frosolonese alla valle del Biferno.[58]
  • Acquevive: frazione situata a 815 m s.l.m., lungo la direttrice che dal capoluogo conduce verso Civitanova del Sannio.[58][59]
  • Cerasito: nucleo posto a sud-est del capoluogo, lungo la strada provinciale che collega Frosolone con il territorio di Duronia. L'insediamento è storicamente articolato in più nuclei, tra cui Cerasito di Mezzo e Cerasito Superiore.[58]
  • Colle Carrise: piccolo centro abitato del territorio comunale, collegato alla viabilità provinciale Frosolone-Civitanova mediante la strada provinciale Colle Carrise.[59]

Tra le altre località e i nuclei abitati del territorio figurano Sant'Anna, Pedincona, Ovedino, Colle Morello, Cese Carrate, Castello, Sagrestano e altre case sparse.[58]

L'economia di Frosolone è stata storicamente legata all'allevamento, in particolare ovino, all'agricoltura e alla lavorazione artigianale dei metalli. Quest'ultima attività, specializzatasi nella produzione di forbici e coltelli, ha rappresentato per lungo tempo uno degli elementi maggiormente caratterizzanti dell'economia e dell'identità del paese. Accanto a tali attività si svilupparono le produzioni agricole, prevalentemente destinate al consumo locale, e le attività commerciali e di servizio necessarie a una popolazione storicamente consistente rispetto a quella dei centri circostanti.

La lavorazione del ferro e dell'acciaio costituisce una delle più antiche specializzazioni produttive di Frosolone. In particolare, il paese è noto per la fabbricazione artigianale di coltelli, forbici e altri strumenti da taglio, attività documentata almeno dal XVIII secolo e sviluppatasi attraverso numerose botteghe artigiane.

Nel corso del XX secolo la progressiva industrializzazione della produzione e l'emigrazione, soprattutto durante gli anni del miracolo economico italiano, determinarono la riduzione del numero delle attività artigianali tradizionali.[60] La produzione di forbici e coltelli è tuttavia ancora praticata e costituisce una delle espressioni caratteristiche dell'artigianato locale.

Alla tradizione è dedicata la Mostra-mercato nazionale delle forbici e dei coltelli, organizzata annualmente nel mese di agosto, durante la quale vengono esposti manufatti della coltelleria frosolonese e di altri centri italiani.

Agricoltura e allevamento

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Il settore primario conserva un ruolo nell'economia locale, favorito dall'estensione del territorio montano e dalla presenza di pascoli. L'allevamento riguarda tradizionalmente soprattutto ovini e bovini ed è collegato alla produzione casearia.

Tra i prodotti agroalimentari caratteristici figurano formaggi vaccini, tra cui caciocavallo e scamorza, e formaggi ovini, in particolare il pecorino. Nel territorio è inoltre praticata la raccolta del tartufo, attività che ha assunto una crescente rilevanza nell'economia agroalimentare locale.

L'allevamento e la pastorizia sono storicamente collegati anche alla transumanza, praticata per secoli lungo gli itinerari che mettevano in comunicazione i pascoli montani del Molise con quelli della Puglia.

A partire dagli ultimi decenni del XX secolo si è progressivamente sviluppato il turismo, legato principalmente al patrimonio storico e artigianale del centro, alle tradizioni gastronomiche e alle risorse naturalistiche del territorio montano.

L'offerta ricettiva comprende anche forme di ospitalità diffusa, sviluppatesi attraverso il recupero di edifici del centro storico. Il territorio è inoltre frequentato per attività escursionistiche e naturalistiche, in particolare nell'area del monte Gonfalone.

Frosolone è stato insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano, marchio di qualità turistico-ambientale attribuito ai piccoli centri dell'entroterra italiano.[61]

Nel territorio comunale è presente un parco eolico realizzato da Enel, situato sui rilievi montuosi sovrastanti l'abitato. L'impianto dispone di una potenza installata complessiva di 21,3 MW e sfrutta la notevole esposizione ai venti che caratterizza le aree sommitali del territorio frosolonese.

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Cristofaro Carrino Partito Liberale Italiano Sindaco [62]
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Cristofaro Carrino Centro-sinistra (liste civiche) Sindaco [62]
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Lelio Pallante Lista civica Sindaco [62]
28 maggio 2006 11 gennaio 2008 Lelio Pallante Lista civica Sindaco Deceduto durante il mandato.[62]
14 aprile 2008 22 novembre 2008 Quintino Vincenzo Pallante Lista civica Sindaco Mandato cessato anticipatamente.[62]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Sabatino Farese Lista civica Sindaco [62]
26 maggio 2014 26 maggio 2019 Giovanni Cardegna Lista civica «Orizzonte 2020» Sindaco [62]
27 maggio 2019 10 giugno 2024 Felice Ianiro Lista civica «Rinascere» Sindaco [62]
10 giugno 2024 in carica Pasquale Rocco De Lisio Lista civica «Obiettivo Comune» Sindaco [62]
  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
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  5. ↑ Teresa Cappello e Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron, 1981, p. 228, SBN UMC0979712.
  6. 1 2 Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1990, p. 339, ISBN 88-02-07228-0.
  7. ↑ Livy: Book X, su thelatinlibrary.com. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  8. ↑ Remo Bacchi, Frosinone, la collina delle rose, in Rivista italiana di onomastica (RiON), vol. 22, n. 2, 2016, pp. 758-760.
  9. ↑ L'Italia romana delle Regiones. Regio IV Sabina et Samnium in "Il Mondo dell'Archeologia", su treccani.it. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  10. 1 2 3 Chiesa di San Pietro, Frosolone, su giuseppelaporta26.wordpress.com. URL consultato il 2 ottobre 2022 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2022).
  11. ↑ A Civitanova “o prufessore” scopre l’acqua calda: S. Benedetto dal Cavallo bianco, su Franco Valente. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  12. ↑ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1070 sub voce "Volturno".
  13. ↑ Celestino V, Bonifacio VIII e i “fraticelli dell’opinione” torturati nel Molise, su Franco Valente. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  14. ↑ Filippo La Gamba, Chiese e monasteri celestini e vicende dei «fraticelli» nella diocesi di Trivento dalla fine del secolo XIII ai principi del XIV, in «Almanacco del Molise», 1978, pp. 407-412.
  15. ↑ Controversia S. Martino, su casadalena.it. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  16. ↑ Antonino Pierozzi, Historiarum domini Antonini archipresuli Florentini libri tres.
  17. ↑ Historia della città e Regno di Napoli di Gio. Antonio Summonte napoletano ove si trattano le cose più notabili, accadute dalla sua edificazione fin' a tempi nostri ... Tomo primo [-sesto!: 4, a spese di Raffaello Gessari, 1º gennaio 1749. URL consultato l'11 aprile 2016.
  18. ↑ Valeria Cocozza, Chiesa e società a Trivento. Storia di una diocesi di regio patronato in età spagnola, Tesi di Dottorato in Storia della società italiana (XIV-XIX secc.) discussa presso l'Università degli studi del Molise (Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione) nell'A.A. 2012-2013 (XXV ciclo)..
  19. ↑ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Presso V. Manfredi, 1º gennaio 1802. URL consultato il 3 maggio 2016.
  20. ↑ Enrico Bacco, Il regno di Napoli diviso in dodici provincie… corretta & ampliata da Cesare d'Engenio, Scipione Bonino, 1º gennaio 1618. URL consultato il 14 marzo 2016.
  21. ↑ Giovanni Antonio Summonte, Dell'historia della città, e regno di Napoli, di Gio. Antonio Summonte napolitano. Tomo primo [- quarto]: Tomo quarto, oue si descriuono le vite et i fatti del rè Cattolico e dell'imperador Carlo 5. con le loro effigie prese dal naturale, e con il racconto de' titolati, de' magistrati; e degli huomini illustri, che vi fiorirono; e di tutte l'altre cose avvenute degne di memoria e di lettura, a spese di Antonio Bulifon libraro all'insegna della sirena, 1º gennaio 1675. URL consultato l'11 aprile 2016.
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  23. 1 2 Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del regno di Napoli, composto dall'abate D. Francesco Sacco, 1º gennaio 1796. URL consultato il 14 marzo 2016.
  24. ↑ Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del regno di Napoli, composto dall'abate D. Francesco Sacco, V. Flauto, 1º gennaio 1795. URL consultato il 14 marzo 2016.
  25. ↑ Pietro Colletta, Storia del reame di Napoli: dal 1734 sino al 1825, Baudry, 1º gennaio 1835. URL consultato il 30 ottobre 2016.
  26. ↑ Giuseppe Saverio Poli, Memoria sul tremuoto de' 26 luglio del corrente anno 1805. Di Giuseppe Saverio Poli…, presso Vincenzo Orsino, 1º gennaio 1806. URL consultato l'11 aprile 2016.
  27. ↑ Giuseppe Del Re, Descrizione topografica, fisica, economica, politica de' reali dominj al di qua del faro nel regno delle due Sicilie con cenni storici fin da' tempi avanti il dominio de' Romani, La pietà de' Turchini, 1º gennaio 1836. URL consultato l'11 aprile 2016.
  28. ↑ "Autorizzazione ad istituire un ginnasio in Frosolone ed in Palmi ed a convertire in governativi i ginnasi comunali di Avezzano, Cassino, Pontedera ed altri" 28.06.1901 - 13.12.1901 / Inventario: Disegni e proposte di legge e incarti delle commissioni (1848-1943) / Archivio della Camera Regia (1848-1943) / Patrimonio / Archivio storico della Camera dei deputati, su archivio.camera.it. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  29. ↑ Atti Parlamentari della Camera dei Deputati del 13 dicembre 1901 (PDF), su storia.camera.it.
  30. ↑ Forche Caudine - Il sito dei romani d'origine molisana, su forchecaudine.com. URL consultato il 22 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2016).
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  39. ↑ Chiesa di Sant'Egidio, Frosolone, su catalogo.beniculturali.it.
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  50. ↑ Casone di Agnone, su catalogo.beniculturali.it.
  51. ↑ Giuseppe Maria Trillo, su diocesitrivento.it.
  52. ↑ Fontana dell'Immacolata, Frosolone, su catalogo.beniculturali.it.
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  • Michele Colozza, Frosolone dalle origini all'eversione del feudalesimo, Agnone 1931.
  • Hermes di Morgabrale, Spinapucio: romanzo e Addio Spinapucio, Campobasso 1984.
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  • Susy Carrino, Giampiero Castellotti, Concetta Colavecchio, Enzo Di Nuoscio, Un paese racconta, Frosolone 1995.
  • Teresa Garzia, Tradizioni popolari di Frosolone, Napoli 1997.

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