Frank Raymond Leavis
Frank Raymond Leavis (Cambridge, 14 luglio 1895 – Cambridge, 14 aprile 1978) è stato un critico letterario e insegnante britannico.

Considerato una delle figure più influenti e controverse della critica letteraria britannica del XX secolo, attraverso l'insegnamento, i suoi libri e la rivista Scrutiny contribuì profondamente allo sviluppo degli studi di letteratura inglese in ambito universitario. La sua critica attribuiva particolare rilievo alla valutazione morale e culturale delle opere e alla ridefinizione del canone della letteratura inglese.[1]
Biografia
modificaFrank Raymond Leavis nacque a Cambridge il 14 luglio 1895, in una famiglia di condizioni relativamente modeste. Il padre Harry, uomo colto e appassionato di musica, gestiva in città un negozio di pianoforti e altri strumenti musicali.[2] Frequentò la Perse School di Cambridge, dove ricevette una formazione classica comprendente lo studio del greco e del latino, e ottenne in seguito una borsa di studio per l'Emmanuel College, presso l'Università di Cambridge.[3]
Allo scoppio della prima guerra mondiale aveva diciannove anni e aveva iniziato gli studi universitari in storia. Non volendo partecipare direttamente ai combattimenti, si arruolò volontario nella Friends' Ambulance Unit, organizzazione quacchera nella quale prestò servizio come barelliere sul fronte occidentale. Secondo una testimonianza biografica, durante il servizio portò con sé un'edizione tascabile delle poesie di John Milton.[3] L'esperienza della guerra lo segnò profondamente e gli lasciò persistenti problemi di insonnia.[4]
Tornato a Cambridge, passò dagli studi storici al corso, allora di recente istituzione, di letteratura inglese, conseguendo nel 1921 il diploma con il massimo dei voti.[5] Fra i suoi insegnanti figurò Arthur Quiller-Couch. Nel 1924 conseguì il dottorato con la tesi The Relationship of Journalism to Literature: Studied in the Rise and Earlier Development of the Press in England, dedicata ai rapporti fra letteratura, giornalismo e sviluppo della stampa inglese.[6][2]
Per diversi anni si mantenne insegnando come docente non strutturato nei college di Cambridge. Nel 1929 sposò la critica letteraria Queenie Dorothy Roth, autrice di Fiction and the Reading Public (1932), che divenne la sua principale collaboratrice intellettuale; dalla loro unione nacquero due figli e una figlia.[7][8]
Nel 1931 cominciò a seguire gli studenti del Downing College, del quale fu eletto fellow nel 1936. Soltanto nel 1945, all'età di cinquant'anni, ottenne un incarico universitario pienamente retribuito; non raggiunse mai il grado di professore nell'Università di Cambridge.[5][9]
Nel 1932 fondò, insieme a un gruppo di giovani collaboratori e con il sostegno di Q. D. Leavis, il trimestrale Scrutiny. Ne rimase il principale animatore e direttore effettivo fino alla chiusura nel 1953. La rivista, priva di sostegno istituzionale, esercitò una notevole influenza sulla critica letteraria e sull'insegnamento universitario dell'inglese, attraverso giudizi rigorosi sulle opere e una più ampia critica della cultura contemporanea.[5][4]
Leavis si ritirò dall'insegnamento universitario a Cambridge nel 1962 e fu honorary fellow del Downing College fino al 1964.[5][9] Negli anni successivi svolse incarichi di insegnamento nelle università di York dal 1965 al 1968, del Galles nel 1969 e di Bristol nel 1970.[10]
Morì nella propria casa di Cambridge il 14 aprile 1978, all'età di 82 anni, dopo essere rimasto infermo per quasi un anno.[8] La moglie Queenie morì nel 1981.
Pensiero critico e attività editoriale
modificaL'influenza di Leavis derivò soprattutto dalla radicale revisione del canone letterario inglese e dalla concezione della critica come esercizio di valutazione e discernimento. Pur attribuendo grande importanza all'analisi ravvicinata del testo, non considerava l'opera letteraria un oggetto estetico separato dalla vita sociale: la letteratura e la lingua erano per lui espressioni di una cultura e di una tradizione, e lo studio dell'inglese costituiva una disciplina centrale per la formazione del giudizio.[11][1]
In Mass Civilization and Minority Culture (1930) Leavis interpretò la diffusione della cultura di massa, dell'industria culturale e dei nuovi mezzi di comunicazione come una minaccia alla continuità della tradizione e alla qualità dell'esperienza. Con Denys Thompson sviluppò queste idee nel manuale Culture and Environment: The Training of Critical Awareness (1933), destinato a educare gli studenti a riconoscere e contrastare i meccanismi della pubblicità, della stampa popolare e della narrativa commerciale. La cultura letteraria avrebbe dovuto preservare una capacità di risposta non standardizzata e offrire esperienze emotive non prodotte artificialmente dal mercato.[12] La critica leavisiana è stata spesso associata all'ideale di una «comunità organica» anteriore alla società industriale, benché studi successivi abbiano ridimensionato la centralità di questo concetto nel pensiero del gruppo di Scrutiny.[12]
Con New Bearings in English Poetry (1932) Leavis intervenne sul canone della poesia moderna, contribuendo all'affermazione critica di T. S. Eliot, Ezra Pound e Gerard Manley Hopkins. In Revaluation: Tradition and Development in English Poetry (1936) estese la revisione alla storia della poesia inglese, valorizzando la tradizione metafisica di John Donne rispetto a quella romantica e a gran parte della poesia vittoriana. Il suo scopo non era soltanto modificare una graduatoria di autori, ma mostrare come ogni nuova opera significativa imponesse di riesaminare la tradizione alla quale apparteneva.[13][11]
La revisione del canone narrativo trovò la formulazione più nota in The Great Tradition (1948), nel quale Leavis individuò in Jane Austen, George Eliot, Henry James e Joseph Conrad la linea principale del romanzo inglese. Il valore di questi scrittori risiedeva, secondo il critico, nella serietà morale con cui esploravano le possibilità della vita e nella capacità della forma narrativa di incarnare una conoscenza concreta dell'esperienza, non riducibile a un sistema filosofico astratto.[13][10] In D. H. Lawrence: Novelist (1955) inserì D. H. Lawrence nella continuazione della «grande tradizione», contribuendo in modo decisivo alla rivalutazione della sua opera narrativa.[11]
Le scelte canoniche di Leavis furono spesso drastiche e suscitarono numerose controversie. Inizialmente escluse Charles Dickens dalla linea centrale del romanzo inglese, ma modificò in seguito il proprio giudizio: nel 1970 pubblicò con Q. D. Leavis Dickens the Novelist, una rivalutazione dell'importanza letteraria e culturale dello scrittore.[14] Una parte significativa dei suoi saggi su poesia, narrativa e funzione della critica fu raccolta in For Continuity (1933) e in The Common Pursuit (1952).
Leavis attribuiva all'università un ruolo fondamentale nella conservazione e nel rinnovamento della cultura. In Education and the University: A Sketch for an English School (1943) propose di fare degli studi letterari il centro di una formazione capace di unire precisione linguistica, giudizio critico e consapevolezza sociale. Il tema fu ripreso nelle Clark Lectures, pubblicate come English Literature in Our Time and the University (1969), e negli ultimi scritti, nei quali definì l'inglese non soltanto come materia accademica, ma come «disciplina del pensiero».[11][10]
Leavis non elaborò un sistema teorico formalizzato. Nel 1937, rispondendo a René Wellek, che lo invitava a dichiarare esplicitamente i presupposti filosofici della propria critica, sostenne che i criteri di valutazione emergessero dalla pratica concreta dell'analisi e dal confronto fra giudizi. La risposta individuale all'opera non era puramente soggettiva, poiché doveva essere sottoposta alla verifica e alla discussione di una comunità di lettori: la critica era perciò una ricerca collaborativa del giudizio, anche quando assumeva la forma del dissenso.[11] Negli scritti più tardi Leavis definì la realtà costituita dalla lingua, dalla cultura e dall'esperienza condivisa come un «terzo regno», non riducibile né alla coscienza privata né all'oggettività impersonale delle scienze naturali.[15]
La più celebre delle sue polemiche pubbliche fu provocata dalla conferenza sulle «due culture» tenuta da C. P. Snow nel 1959. Nella Richmond Lecture del 1962, pubblicata come Two Cultures? The Significance of C. P. Snow, Leavis attaccò duramente Snow e l'autorità culturale che gli veniva attribuita. La controversia fu spesso interpretata come uno scontro fra letteratura e scienza, ma l'obiettivo principale di Leavis era l'identificazione del progresso umano con lo sviluppo tecnologico, la prosperità economica e l'aumento quantitativo del tenore di vita. Non negava l'importanza della scienza, ma contestava che essa potesse da sola stabilire i fini e i valori della società.[16]
Negli ultimi anni Leavis ampliò ulteriormente la propria riflessione sui rapporti fra letteratura, linguaggio, società e pensiero in Nor Shall My Sword (1972), The Living Principle: “English” as a Discipline of Thought (1975) e Thought, Words and Creativity: Art and Thought in Lawrence (1976). Dopo la morte furono pubblicati, fra gli altri, The Critic as Anti-Philosopher: Essays and Papers (1982), a cura di Ghan Singh, e F. R. Leavis: Essays and Documents (1995), a cura di Ian MacKillop e Richard Storer.[11]
Bibliografia italiana
modifica- Introduzione a Joseph Conrad, Nostromo, trad. Giovanni Fletzer, Bompiani, Milano 1956; introduzione a Vittoria, Bompiani, Milano 1964.
- La grande tradizione: George Eliot, Henry James, Joseph Conrad, trad. Ruggero Bianchi, Mursia, Milano 1968; 1983
- Sotto che re, briccone?, trad. G. Singh, De Donato, Bari 1969
- Da Swift a Pound: saggi di critica letteraria, trad. Ghan Singh, Einaudi, Torino 1973
- La linea d'ombra e altri saggi, trad. Mario Curreli, Mursia, Milano 1973
- Introduzione a Gerard Manley Hopkins, Il naufragio del Deutschland, a cura di Rosanna Farinazzo, SE, Milano 1987
Onorificenze
modifica— 31 dicembre 1977
Note
modifica- 1 2 (EN) Richard Storer, F. R. Leavis, su Oxford Bibliographies in Literary and Critical Theory, Oxford University Press, 26 luglio 2017, DOI:10.1093/obo/9780190221911-0050. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 (EN) F. R. Leavis, su EBSCO Research Starters. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Edward Greenwood, F. R. Leavis, Liverpool University Press, 1978, pp. 7-11, DOI:10.2307/jj.3079152.
- 1 2 (EN) Frank Raymond Leavis, su National Portrait Gallery. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Stefan Collini, Introduction (PDF), in F. R. Leavis: Two Cultures? The Significance of C. P. Snow, Cambridge University Press, 2013, 4-6. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ (EN) Frank Raymond Leavis, The relationship of journalism to literature: studied in the rise and earlier development of the press in England (tesi di dottorato), su Apollo – University of Cambridge Repository, DOI:10.17863/CAM.31017. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ (EN) William D. Rubinstein, Leavis, Queenie Dorothy, in Encyclopaedia Judaica, 2ª. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Curt Suplee, F.R. Leavis, British Literary Critic, Editor and Author, Dies, in The Washington Post, 19 aprile 1978. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 (EN) F. R. Leavis remembered at Downing College, in The Downing College Magazine, vol. 27, 2015-2016, p. 3.
- 1 2 3 Leavis, Frank Raymond, su Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Michael Bell, F. R. Leavis, in A. Walton Litz; Louis Menand; Lawrence Rainey (a cura di), The Cambridge History of Literary Criticism, vol. 7, Cambridge University Press, 2000, pp. 389-422, DOI:10.1017/CHOL9780521300124.019.
- 1 2 (EN) Christopher Hilliard, Culture and Environment, in English as a Vocation: The “Scrutiny” Movement, Oxford University Press, 2012, 46-71, DOI:10.1093/acprof:oso/9780199695171.003.0003.
- 1 2 (EN) Gary Day, F. R. Leavis: Criticism and Culture, in Patricia Waugh (a cura di), Literary Theory and Criticism: An Oxford Guide, Oxford University Press, 2006, pp. 130-139.
- ↑ (EN) F. R. Leavis, su Orlando: Women's Writing in the British Isles from the Beginnings to the Present, Cambridge University Press. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ (EN) Guy Ortolano, The Two Cultures Controversy: Science, Literature and Cultural Politics in Postwar Britain, Cambridge University Press, 2009, pp. 157-159.
- ↑ (EN) Stefan Collini, Two Cultures? The Significance of C. P. Snow, su Cambridge Core, Cambridge University Press, 2013. URL consultato il 18 luglio 2026.
Bibliografia critica
modifica- Alberto Arbasino, "Dr Leavis, I presume" (1962-69), in Lettere da Londra, Adelphi, Milano, 1997, pp. 349-66
- Giovanni Cianci, La scuola di Cambridge: la critica letteraria di I. A. Richards, W. Empson, F. R. Leavis, Adriatica, Bari 1970
- Lionel Trilling, Al di là della cultura: saggi su Austen, Wordsworth, Keats, Freud, Babel, Leavis, Snow, Hawthorne e Joyce, a cura di Guido Fink, La nuova Italia, Firenze 1980
- Gary Day, Re-Reading Leavis: Culture and Literary Criticism, Londra, Palgrave Macmillan, 1996, ISBN 978-0-312-16419-5.
Biografie
modifica- Ghan Singh, F. R. Leavis: A Literary Biography, Duckworth, London 1995 (con una Memoir della moglie)
- Ian MacKillop, F. R. Leavis: a Life in Criticism, Penguin, London, 1997
Altri progetti
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Collegamenti esterni
modifica- Leavis, Frank Raymond, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Leavis, Frank Raymond, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) F.R. Leavis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Frank Raymond Leavis, su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 108224907 · ISNI (EN) 0000 0001 0930 9280 · BAV 495/110478 · LCCN (EN) n80016972 · GND (DE) 118779109 · BNE (ES) XX1118723 (data) · BNF (FR) cb12321947r (data) · J9U (EN, HE) 987007264210605171 · NSK (HR) 981005675459809366 · NDL (EN, JA) 00447130 |
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