Fornovo di Taro
| Fornovo di Taro comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Emanuela Grenti (lista civica di centro-destra Di più per Fornovo) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°41′23.1″N 10°05′55.8″E |
| Altitudine | 158 m s.l.m. |
| Superficie | 57,52 km² |
| Abitanti | 6 068[1] (31-5-2026) |
| Densità | 105,49 ab./km² |
| Frazioni | Banzola, Cafragna, Camporosso, Case Borgheggiani, Caselle, Case Rosa, Case Stefanini, Citerna, Citerna Vecchia, Faseto, Fornace, La Costla, La Magnana, Le Capanne, Neviano de' Rossi, Osteriazza, Piantonia, Piazza, Provinciali, Respiccio, Riccò, Roncolongo, Salita-Riola, Sivizzano, Spagnano, Triano, Villanova, Vizzola |
| Comuni confinanti | Collecchio, Medesano, Sala Baganza, Solignano, Terenzo, Varano de' Melegari |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43045 |
| Prefisso | 0525 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 034017 |
| Cod. catastale | D728 |
| Targa | PR |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa)[2] |
| Nome abitanti | fornovesi |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Fornovo di Taro (Fornóv in dialetto parmigiano[3][4]) è un comune italiano di 6 068 abitanti[1] della provincia di Parma in Emilia-Romagna.
Il capoluogo, attraversato dalla strada statale 62 della Cisa, è situato sulla sponda destra del fiume Taro ed è noto per la battaglia ivi svoltasi il 6 luglio 1495 tra gli eserciti di Carlo VIII di Francia e della lega italica.[5]
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Il comune di Fornovo di Taro, esteso su una superficie di 57,65 km², sorge sulle colline della bassa valle del fiume Taro, su quote comprese tra i 124 m s.l.m. e i 736 m s.l.m.[6]
Il capoluogo, situato sulle pendici settentrionali del monte Prinzera, si sviluppa sulla riva destra del corso d'acqua, in corrispondenza dell'immissione nel fiume del torrente Ceno, suo affluente sinistro.[5] Ai margini settentrionali del centro abitato ha inizio il parco fluviale regionale del Taro, che si estende sulle due rive del corso d'acqua fino al ponte sul Taro della strada statale 9 Via Emilia.[7]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Considerando i dati medi del periodo di riferimento compreso tra il 1961 e il 1990, gennaio è il mese più freddo, con una temperatura media pari a +1,4 °C, mentre luglio è il mese più caldo, con una temperatura media pari a +22,3 °C.[8]
| Fornovo di Taro-Neviano de' Rossi | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 4,4 | 6,6 | 10,7 | 15,6 | 19,4 | 24,0 | 26,5 | 25,5 | 21,4 | 15,5 | 9,7 | 5,0 | 5,3 | 15,2 | 25,3 | 15,5 | 15,4 |
| T. media (°C) | 1,4 | 2,9 | 7,1 | 11,4 | 15,1 | 19,6 | 22,3 | 21,6 | 18,0 | 12,3 | 7,1 | 2,2 | 2,2 | 11,2 | 21,2 | 12,5 | 11,8 |
| T. min. media (°C) | −1,6 | −0,8 | 3,4 | 7,2 | 10,7 | 15,3 | 18,0 | 17,8 | 14,6 | 9,0 | 4,5 | −0,7 | −1,0 | 7,1 | 17,0 | 9,4 | 8,1 |
Fornovo di Taro appartiene alla zona climatica E.[6]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il toponimo deriva dal latino Forum Novum o Forum Novarum, dal nome del municipio che vi sorgeva in epoca romana.[9][10][11] Nel 1862 gli fu aggiunta la specificazione "di Taro", in riferimento al corso d'acqua adiacente al centro abitato, per distinguerlo dall'omonimo comune della Bergamasca.[4][5]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il municipio di Forum Novum o Forum Novarum fu fondato in epoca romana, lungo la strada di collegamento tra Parma e Luni; l'abitato sorse prevalentemente come luogo di mercato, favorito dalla posizione alla confluenza tra le vallate dei fiumi Taro, Ceno e Sporzana, ai margini dei primi rilievi appenninici. Polo d'interesse del piccolo centro era anche un tempio oracolare pagano probabilmente dedicato a Mercurio, i cui resti furono riportati alla luce nel 1867, insieme ad alcune sortes, nel corso di una serie di scavi effettuati nella piazza di fronte alla pieve romanica.[9][12][13]
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente l'antica via fu abbandonata, ma riacquisì un'importanza strategica in età longobarda, in quanto rappresentava l'unico collegamento tra la pianura Padana e la Toscana. Il percorso, costituito, dopo la scomparsa della strada pavimentata, da fasci di sentieri che si intersecavano tra loro, divenne noto come via di monte Bardone, dal nome con cui era all'epoca conosciuto il passo della Cisa, e fu percorso per tutto il Medioevo dai numerosi pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa.[12][14] Durante il regno di Liutprando, tra il 719 e il 744 fu costruita sulle rovine del tempio pagano una chiesa plebana, menzionata per la prima volta il 24 agosto 854 in una disputa territoriale tra l'arciprete della pieve di Fornovo e quello della pieve di Varsi, che fu risolta dal vescovo di Piacenza Seufredo II con l'assegnazione del monte Spinola al secondo.[13][15]
Nei primi anni del XIII secolo fu costruito un ponte sul Taro dai monaci di Montepascio, che eressero sulla riva sinistra una cappella e un ospedale per pellegrini.[16] Inoltre, a presidio della zona, in quell'epoca fu edificato sul poggio di Carona un castello, nominato probabilmente per la prima volta nel 1248, quando fu fortificato da Bernardo de' Rossi per difenderlo dalla fazione ghibellina.[17]

Nel 1294 una devastante piena del fiume Taro distrusse il ponte, che per secoli non fu più ricostruito.[16]
Nel 1373 risultava proprietario del maniero di Carona Giacomino de' Rossi del ramo di Qualatica, figlio di Bernardo, a sua volta probabilmente figlio di Pietro.[12][17][18]
Nel 1408, durante gli scontri che dagli inizi del XV secolo sconvolsero il Parmense coinvolgendo numerose famiglie nobili della zona, il maniero di Carona fu conquistato dalle truppe di Ottobuono de' Terzi.[17][19] L'anno seguente, in conseguenza dell'uccisione di Ottobuono in un agguato a Rubiera, i Rossi rientrarono in possesso di Carona e altri castelli.[17]
Nel 1464 Pier Maria II destinò nel testamento al figlio Guido il maniero di Carona,[20] ma nel 1480 modificò le precedenti disposizioni, lasciando il castello, insieme a numerosi altri della fascia appenninica, al figlio naturale Bertrando,[21][22][23] che durante la guerra dei Rossi del 1482 si mantenne neutrale. Ciò nonostante in quell'anno il castello fu conquistato da Sforza Secondo Sforza, al quale i Rossi del ramo di Carona, castellani per conto del cugino, si arresero senza opporre alcuna resistenza; le truppe di Guido contrattaccarono il maniero e, dopo aver ucciso gli occupanti, arrestarono vari membri dei Rossi di Carona, rei di aver aperto le porte al nemico.[24][25] Nel 1483 Guido fu definitivamente sconfitto, mentre il castello di Carona fu riassegnato nel 1495 al legittimo erede Bertrando, conte di Berceto.[17]
Sempre nel 1495 si svolse nella vicina Qualatica, successivamente scomparsa a causa dell'erosione delle acque del Taro, la cosiddetta battaglia di Fornovo, che oppose l'esercito del re di Francia Carlo VIII di Valois, accampato sulla sponda sinistra del fiume, e la Lega Antifrancese capitanata dai milanesi e dai veneziani e guidata da Francesco II Gonzaga, acquartierata sulla destra, tra Oppiano e Giarola.[26][27] Il marchese di Mantova incaricò successivamente lo Sperandio di realizzare una medaglia commemorativa raffigurante Francesco II su un cavallo a Fornovo con l'iscrizione Ob Restitutam Italiae Libertatem.[28]
Alla morte di Bertrando de' Rossi senza figli nel 1502, i suoi beni passarono per suo volere al nipote Troilo I, marchese di San Secondo, che riunì buona parte degli antichi domini del nonno Pier Maria.[29]
Il 30 settembre 1635 Troilo IV de' Rossi fu dichiarato reo di ribellione dal duca di Parma Odoardo I Farnese, che confiscò tutte le sue terre.[30] Il fratello Scipione I, che servì a lungo il regno di Spagna, nel 1653 riuscì con l'aiuto del re Filippo IV a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635,[31][32] a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento, che nel 1666 lo costrinse a cedere tutti i feudi appenninici alla Camera ducale di Parma, tra cui il castello di Carona, ormai in rovina.[16][17][33]
Il 6 aprile 1692 il marchesato di Fornovo fu assegnato ad Agostino Ercolani di Senigallia. Dopo la morte senza figli del suo omonimo discendente nel 1796, il 22 maggio 1797 il feudo fu ceduto al cugino Luigi Ercolani, che lo mantenne fino all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805.[16][33]
Fornovo divenne quindi sede di comune (o mairie) all'interno dell'ex ducato di Parma e Piacenza, poi dipartimento del Taro dal 1808 fino alla Restaurazione.[16]
Nel 1824, durante il ducato di Maria Luigia, fu istituito un servizio di diligenze a cavalli per collegare Fornovo a Parma.[16] Dopo l'Unità d'Italia furono avviati i lavori di costruzione della ferrovia Pontremolese a partire dalla tratta Parma-Fornovo, che fu aperta il 2 luglio 1883, mentre la linea fino alla Spezia fu completata il 1º agosto 1894.[34] Nel frattempo, il 1º gennaio 1894 la frazione di Ozzano Taro si separò da Fornovo di Taro per aggregarsi a Collecchio.[35][36]
Nel 1904 fu riedificato il ponte sul Taro, collegando il capoluogo con Ramiola sulla sponda opposta, da cui fu tracciata lungo la val Ceno la strada fino al centro abitato di Bardi.[16] L'anno seguente fu costituita dall'ex maestro elementare Luigi Scotti la Società Petrolifera Italiana (SPI), che iniziò la trivellazione dei primi pozzi petroliferi nella località di Vallezza e acquistò la raffineria di Fornovo, collegandola negli anni seguenti con un oleodotto.[37][38] Nel 1910 fu inaugurata la tranvia Parma-Fornovo per sostituire il servizio di diligenze, a integrazione della ferrovia Pontremolese.[39] Nel 1914 fu infine completato il ponte ferroviario sul Taro della ferrovia Fidenza-Fornovo.[16]
Negli anni seguenti la miniera petrolifera di Vallezza incrementò notevolmente la produzione di petrolio, che nel 1933 costituiva circa l'80% dell'intera produzione nazionale.[40]
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, Fornovo fu colpita da numerosi bombardamenti alleati, che provocarono la distruzione degli impianti di Vallezza e del ponte ferroviario per Fidenza.[16][40] In quel periodo il pretore di Fornovo Pellegrino Riccardi, con la complicità del segretario comunale, nascose e protesse dalla deportazione vari ebrei, tra i quali quattro componenti della famiglia di Rolando Vigevani, organizzando anche il loro espatrio in Svizzera; per questo, il 26 dicembre 1988 ricevette dall'istituto Yad Vashem di Gerusalemme l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.[41] Tra il 24 e il 29 aprile 1945 le zone intorno al capoluogo furono teatro della Sacca di Fornovo, ultima battaglia campale della seconda guerra mondiale nella campagna d'Italia, che si concluse con la resa di circa 15 000 ufficiali e soldati tedeschi nelle mani delle truppe alleate.[42][43]

Nel dopoguerra il ponte ferroviario fu ricostruito[16] e la miniera petrolifera di Vallezza fu ripristinata, ma la produzione iniziò a calare, spingendo nel 1970 alla chiusura della raffineria di Fornovo e nel 1986 all'abbandono del sito di Vallezza.[44]
Nella notte tra l'8 e il 9 novembre 1982 un'eccezionale piena del fiume Taro, dovuta a intense piogge nell'alta val Taro, nella val Ceno e nella val Sporzana, provocò il crollo parziale del ponte stradale che unisce Fornovo all'abitato di Ramiola sulla sponda opposta; rimase celebre la foto di un autocarro rimasto bloccato sul ponte semidistrutto, con le ruote anteriori nel vuoto. Più a valle, a Ponte Taro il ponte ferroviario della linea ferroviaria Milano-Bologna fu a sua volta parzialmente abbattuto dalla forza delle acque.[45][46]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Stemma
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Lo stemma è descritto nello Stemmario generale della Regione Emilia-Romagna:[47]
Il Comune utilizza frequentemente una variante con uno scudo a cartoccio dove la torre è coronata da tre merli alla ghibellina con i due esterni più alti. Le lettere F e N sono allusive al nome latino Forum Novum, mentre l'aquila è forse un riferimento alla fondazione romana o derivare da un più antico "capo dell'Impero", tradizionale elemento distintivo della parte ghibellina.[48][47] Nello statuto comunale è sommariamente descritto: Castello turrito su fiume con aquila coronata e con le lettere F – N (Forum Novum) ai lati delle due torri e su campo rosso. Ornamenti esteriori da Comune con foglie di alloro a sinistra e di quercia a destra, sormontato da corona.[50]
Gonfalone
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Il gonfalone è definito dallo statuto comunale come:
Tuttavia, nel gonfalone in uso è rappresentato uno stemma differente in cui, all'interno dello scudo, è collocato su uno sfondo rosso un castello d'argento munito di tre torri, di cui le due esterne più alte; ai suoi lati compaiono le lettere F e N color argento, mentre nella parte superiore è collocata un'aquila priva di corona.[47]
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Fornovo di Taro è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita il 9 maggio 1994 della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:[51]
— 9 maggio 1994
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Pieve di Santa Maria Assunta
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Edificata originariamente in epoca longobarda tra il 719 e il 744 lungo la via di monte Bardone sul luogo di un tempio pagano d'epoca romana, la pieve fu nominata per la prima volta in un documento dell'854; ricostruita su una pianta basilicale a tre navate intorno alla metà dell'XI secolo, fu ampliata tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo con l'aggiunta di un esonartece davanti alla facciata a capanna e decorata con numerose sculture da un artista di scuola antelamica; affiancata dal campanile tra il 1303 e il 1375, fu arricchita con la prima cappella gotica verso la fine del XIV secolo; modificata internamente in stile barocco tra il 1712 e il 1745, fu profondamente ristrutturata a partire dalla fine del XIX secolo, chiudendo l'esonartece con una nuova facciata a capanna e risistemando gli interni su disegno dell'architetto Lamberto Cusani, e fu nuovamente restaurata tra il 1970 e il 1975 soprattutto nella zona del presbiterio. La chiesa, sviluppata su una pianta a tre navate precedute da un nartece e affiancate da due cappelle per lato, presenta una facciata a capanna rivestita in pietra, al cui centro si apre il portale affiancato da piedritti del XIII secolo; il prospetto è arricchito con una serie di sculture romaniche, in parte provienenti dal grande ambone duecentesco smembrato nel 1578. All'interno il nartece è suddiviso in due campate e tre navate da pilastri a fascio in pietra, coronati da capitelli decorati con bassorilievi; l'aula, coperta da capriate lignee, è scandita da arcate a tutto sesto, rette da pilastri polistili; il presbiterio absidato accoglie l'altare maggiore a mensa, il cui paliotto è costituito da una grande lastra in pietra scolpita proveniente dal pulpito duecentesco smembrato; le cappelle laterali, una delle quali gotica e le altre tre barocche, accolgono altari e ancone seicenteschi; la pieve conserva inoltre una rara croce-reliquiario risalente all'XI o XII secolo, rinvenuta nel 1970 sotto all'altare maggiore.[52][53][54][55][56]
Chiesa di San Giovanni Battista a Vizzola
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Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Vizzola fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; profondamente degradata, fu sostituita tra il 1600 e il 1684 dall'oratorio dell'adiacente xenodochio dei Santi Filippo e Giacomo, risalente a prima del 1443; completamente ricostruita nel 1686, fu interamente ristrutturata tra il 1762 e il 1763; decorata tra il 1921 e il 1963 dal parroco Alberto Tadè, divenne sussidiaria della nuova chiesa di San Giovanni Battista di Riccò, eretta tra il 1969 e il 1970. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna intonacata; all'interno l'aula, coperta da un soffitto a capriate lignee, è ornata con affreschi, eseguiti da Alberto Tadè; l'edificio accoglie varie opere di pregio, tra cui la pala d'altare realizzata da Giuseppe Peroni intorno al 1763, oltre ad alcuni dipinti e arredi di diverse epoche. Sul retro si erge l'antico xenodochio dei Santi Filippo e Giacomo, costituito da vari corpi di fabbrica del XVI e XVII secolo, dominati da un torrione in pietra.[57][58]
Chiesa della Purificazione di Maria Vergine a Neviano de' Rossi
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Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa originaria, collocata all'interno del castello di Neviano de' Rossi, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; demolita agli inizi del XVIII secolo, fu successivamente ricostruita ed eretta ad arcipretura; riedificata in forme neoclassiche nel 1827 in posizione più comoda, fu arricchita nel 1965 di una nuova facciata neoromanica. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti in laterizio; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte lunettata dipinta, è affiancata da una serie di lesene doriche; il luogo di culto conserva alcune opere di pregio, tra cui la pala ottocentesca della Purificazione, eseguita da Giovanni Tebaldi, e un altare con ancona in stile Luigi XVI.[59][60][61][62]
Chiesa di Santa Maria Maddalena a Respiccio
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Menzionata per la prima volta nel 1354 insieme all'adiacente ospizio per pellegrini successivamente soppresso nel 1482, la cappella medievale di Respiccio fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, ma riunita alla pieve di Fornovo già nel 1579; ristrutturata e ampliata nel 1645, fu modificata e decorata in stile barocco nel XVIII secolo, per tornare indipendente in un anno compreso tra il 1762 e il 1779. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna, rivestita in pietra frammista a mattoni e delimitata alle estremità da due lesene intonacate; sulla sinistra si erge il campanile con basamento romanico, sopraelevato tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. All'interno l'aula, coperta da un soffitto a travetti lignei, è separata dal presbiterio attraverso un arco trionfale retto da due paraste; l'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui due oli risalenti rispettivamente al XVII e XVIII secolo.[60][63][64][65]
Chiesa di Santa Margherita a Sivizzano
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Edificata originariamente entro il 1098 dai frati cistercensi unitamente a un piccolo monastero e un ospedale per pellegrini soppresso nel 1471, la chiesa di Sivizzano divenne sede parrocchiale autonoma nel 1564; profondamente degradata nel XVIII secolo, fu completamente ricostruita in stile neoclassico tra il 1792 e il 1800. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle e un nicchione per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti, coronata nel mezzo da un frontone triangolare; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte lunettata decorata con affreschi, è ornata con lesene doriche e conserva una pala d'altare seicentesca. In adiacenza si erge l'ex monastero in pietra ristrutturato nel 1743, caratterizzato da un porticato angolare con loggiato sovrastante; al piano terreno si apre un portale ad arco a tutto sesto risalente al XIV o XV secolo.[60][66][67][68]
Chiesa di San Michele a Piantonia
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Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria, collocata in località Pianello, fu ricostruita nel centro di Piantonia nel 1558 ed elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; lesionata da uno smottamento nel 1683, fu restaurata nel 1685; nuovamente danneggiata a più riprese dalla frana tra il 1894 e il 1957, fu completamente ristrutturata entro il 1961. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti, scandita da quattro lesene e coronata nella porzione centrale da un frontone triangolare; sulla destra si erge isolato il campanile, riedificato durante i lavori novecenteschi. All'interno l'aula, coperta da un soffitto a due falde retto da travetti lignei, è scandita lateralmente da paraste doriche; il tempio conserva alcune opere di pregio, tra cui un olio realizzato da Giuseppe Peroni dopo il 1770 e alcuni dipinti risalenti all'incirca al 1600.[69][70][71]
Monastero della Rocchetta a Piantonia
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Costruito insieme a uno xenodochio e al castello su una rupe in serpentino prossima alla vetta del monte Prinzera verso la fine dell'XI secolo dai cistercensi provenienti dall'abbazia di Chaise-Dieu, il monastero accrebbe la propria importanza nei secoli seguenti, ma subì un declino a partire dalla seconda metà del XIV secolo; successivamente abbandonato, si ridusse in rovina. Dell'antico complesso monastico, sviluppato su una pianta a U intorno al piccolo rilievo roccioso, sopravvivono solo pochi ruderi seminascosti dalla vegetazione.[72][73][74]
Architetture militari
[modifica | modifica wikitesto]Castello di Carona
[modifica | modifica wikitesto]Costruito entro il XIII secolo sul poggio di Carona, il castello rossiano fu menzionato per la prima volta nel 1248, quando fu fortificato da Bernardo de' Rossi per difenderlo dalla fazione ghibellina; conquistato nel 1408 da Ottobuono de' Terzi, tornò a Giacomo e Pietro de' Rossi dopo l'uccisione di Ottobuono l'anno seguente; ribattezzato, secondo alcuni storici, Castelmaria o Roccamaria da Pier Maria II de' Rossi, che probabilmente lo ampliò e fortificò, fu espugnato nel 1482 durante la guerra dei Rossi da Sforza Secondo Sforza e tornò al legittimo erede Bertrando de' Rossi nel 1495; caduto in seguito in rovina, fu ceduto nel 1666 da Scipione I de' Rossi alla Camera ducale di Parma, insieme alle altre rocche rossiane appenniniche, e agli inizi del XVIII secolo sui pochi ruderi rimasti fu costruita per volere dei padri gesuiti di San Rocco di Parma la barocca villa Carona.[12][17][29][75]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Villa Carona
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Costruita nei primi anni del XVIII secolo sui ruderi del castello di Carona per volere dei padri gesuiti di San Rocco di Parma, la villa fu ampliata dopo il ritorno dei gesuiti nel 1792 e utilizzata quale sede di villeggiatura del collegio dei Nobili; chiusa nel 1806, fu riaperta nel 1831 quale residenza estiva del collegio ducale Maria Luigia, fondato dalla duchessa Maria Luigia dopo la fusione col collegio Lalatta; occupata tra il 1943 e il 1945 dai soldati della Wehrmacht e pesantemente danneggiata, fu successivamente affittata per alcuni anni a varie famiglie; completamente abbandonata, sprofondò nel totale degrado e fu danneggiata dalle intemperie. L'edificio, sviluppato su un impianto a U, si eleva su due livelli principali fuori terra e presenta nel mezzo il portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, affiancato da finestre incorniciate; al centro dell'opposto prospetto nord, affacciato sulla val Taro, si apre, attraverso tre arcate a tutto sesto, un loggiato. All'interno numerosi ambienti conservano i deteriorati affreschi sulle pareti e sulle volte, i camini in marmo e, in una sala, le decorazioni in sassi disposti a mosaico. Di fronte alla facciata, il giardino a forma semicircolare in abbandono ospita una grande edicola, affiancata da colonne e nicchie.[76][77][78]
Miniera petrolifera di Vallezza
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Utilizzato da secoli dagli abitanti della val Sporzana, il petrolio di Vallezza iniziò a essere estratto con tecniche moderne a partire dal 1868; dopo le prime ricerche infruttuose compiute da varie compagnie, a partire dal 1905 la Società Petrolifera Italiana trivellò con successo numerosi pozzi in tutta l'area compresa tra Neviano de' Rossi e Selva Smeralda;[79] il sito divenne un'importante fonte di approvvigionamento energetico per l'Italia soprattutto dopo il 1930, tanto che durante la seconda guerra mondiale fu bombardato ventidue volte e raso al suolo, ma fu ricostruito nell'immediato dopoguerra,[80] nonostante alcuni pozzi risultassero già esauriti; il declino iniziò nel 1965 e nel 1994 l'Agip dichiarò ufficialmente esaurito il giacimento, abbandonando il campo petrolifero;[81] in seguito alla stipula nel 2011 di una convenzione tra il dipartimento di ingegneria civile, dell'ambiente e del territorio e architettura (DICATeA) dell'Università degli Studi di Parma, il Comune di Fornovo di Taro e la società Gas Plus Italiana,[82] proprietaria dell'area petrolifera dal 2005,[81] fu realizzato il sito internet del museo virtuale[83] e furono redatti lo studio di fattibilità e il progetto pilota del museo parco, esteso all'intera vallata.[84]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[85]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 31 dicembre 2024 erano presenti 1 000 stranieri, pari al 16,6% dei residenti.[86]
La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dal Marocco col 21,7% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall'Albania (10,1%) e dalla Tunisia (10,1%).[87]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Musica
[modifica | modifica wikitesto]A Fornovo di Taro ha sede dal 1883 il Complesso Bandistico Fornovese, sciolto negli anni settanta del XX secolo e ricostituito il 26 aprile 1976 con l'intitolazione a Ettore Zuffardi, già maestro del gruppo; esibitosi in numerose città italiane e straniere, il gruppo vinse negli anni vari premi, tra i quali nel 2007, sotto la guida del maestro Francesco Zarba, il primo posto all'VIII Festival Internacional de Bandes de Musica di Malgrat de Mar insieme al Corpo Bandistico Borgotarese.[88]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale è percorso da nord-est a sud dalla strada statale 62 della Cisa, che attraversa il centro del capoluogo e le frazioni di Riccò e Piantonia. Fornovo di Taro è inoltre unito a Ramiola sulla sponda opposta del fiume attraverso il ponte Solferino, da cui hanno origine la strada statale 357 di Fornovo, che, percorrendo la riva sinistra del Taro, si collega dopo aver superato Medesano e Noceto alla strada statale 9 Via Emilia in prossimità di Castelguelfo, e la strada provinciale 28 di Varsi, che si sviluppa lungo la val Ceno fino a Bardi. A monte del capoluogo si diramano dalla statale della Cisa la strada statale 308 di Fondo Valle Taro, che si unisce alla strada statale 523 del Colle di Cento Croci nei pressi di Roccamurata di Borgo Val di Taro, e la strada provinciale 39 della val Sporzana, che, attraversando la frazione di Sivizzano, raggiunge l'abitato di Calestano.[89][90]
Fornovo di Taro è collegato all'autostrada Parma-La Spezia attraverso l'omonimo casello situato sul capo sinistro del ponte Solferino, nel centro di Ramiola.[91]
Il territorio comunale è percorso lungo la val Taro dalla ferrovia Pontremolese, che serve il capoluogo attraverso la stazione di Fornovo; immediatamente a valle di quest'ultima si dirama oltrepassando il fiume la ferrovia Fidenza-Fornovo.[89]
Tra il 1910 e il 1954 Fornovo fu capolinea di una tranvia per Parma, successivamente sostituita da una linea di autobus extraurbani.[39][92]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 8 agosto 1985 | 23 giugno 1990 | Angelo Gardelli | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [93] |
| 2 luglio 1990 | 24 aprile 1995 | Angelo Gardelli | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [93] |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Johann Sebastiano Marzani | centro-sinistra | Sindaco | [93] |
| 15 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Johann Sebastiano Marzani | centro-sinistra | Sindaco | [93] |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Fiorenzo Bergamaschi | centro-sinistra | Sindaco | [93] |
| 9 giugno 2009 | 27 maggio 2014 | Emanuela Grenti | lista civica di centro - centrodestra: Città futura | Sindaco | [93] |
| 27 maggio 2014 | 27 maggio 2019 | Emanuela Grenti | lista civica di centro- centrodestra: Città futura | Sindaco | [93] |
| 27 maggio 2019 | 10 giugno 2024 | Michela Zanetti | lista civica di centro-sinistra: Fornovo progetto comune | Sindaco | [93] |
| 10 giugno 2024 | in carica | Emanuela Grenti | lista civica di centro-destra sostenuta da Fratelli d'Italia: Di più per Fornovo | Sindaco | [93] |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Capacchi, 1993, pp. 895 ss.
- 1 2 Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, p. 282.
- 1 2 3 Dall'Aglio I, p. 491.
- 1 2 Fornovo di Taro, Clima e dati geografici, su Comuni Italiani.it. URL consultato il 25 dicembre 2011.
- ↑ Autorità di Bacino del Fiume Po, Linee generali di assetto idrogeologico e quadro degli interventi - Bacino del Taro (PDF), p. 87. URL consultato il 9 maggio 2026.
- ↑ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA (archiviato dall'url originale il 2016 circa).
- 1 2 Sito romano di Forum Novum, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ La Via Francigena a Fornovo, su museidelcibo.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ Fornovo di Taro, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 4 Dall'Aglio I, pp. 492-493.
- 1 2 Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 147.
- ↑ Breve storia della Via Francigena, su viefrancigene.org. URL consultato l'11 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2016).
- ↑ Dall'Aglio I, pp. 494-496.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Dall'Aglio I, p. 493.
- 1 2 3 4 5 6 7 Capacchi, 1979, p. 257.
- ↑ Pezzana, 1837, p. 104.
- ↑ Pezzana, 1842, p. 102.
- ↑ Pezzana, 1852, p. 309.
- ↑ Pezzana, 1852, p. 312.
- ↑ Arcangeli, Gentile, p. 251.
- ↑ Litta, Tavola III
- ↑ Pezzana, 1852, pp. 282, 286.
- ↑ Arcangeli, Gentile, p. 239.
- ↑ Dall'Aglio II, p. 713.
- ↑ Pezzana, 1859, pp. 281-282, 295-297.
- ↑ Romolo Quazza, Francesco Gonzaga, IV marchese di Mantova, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 maggio 2026.
- 1 2 Litta, Tavola III-Tavola IV
- ↑ Cherbi, pp. 173-174.
- ↑ Arcangeli, Gentile, p. 17.
- ↑ Litta, Tavola IV
- 1 2 Storia di Piacenza, p. 152.
- ↑ 21.7.1859. Quando a Parma ci si muoveva in treno, su igiornidiparma.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Ozzano Taro, su comune.collecchio.pr.it. URL consultato il 14 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2018).
- ↑ Storia dei Comuni, su elesh.it. URL consultato il 16 maggio 2026.
- ↑ Edifici sito minerario di Vallezza, su beniabbandonati.cultura.gov.it. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Luigi Scotti e la SPI, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 12 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2016).
- 1 2 Giancarlo Gonizzi, L'epopea del tram a Parma, in Gazzetta di Parma, 20 settembre 2010. URL consultato il 24 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2018).
- 1 2 Tra le due guerre, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 12 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
- ↑ Gutman, Rivlin, Picciotto, pp. 200-201.
- ↑ La battaglia della sacca di Fornovo, su apassodiliberazione.it. URL consultato il 13 maggio 2026.
- ↑ La Sacca di Fornovo, su win.storiain.net. URL consultato il 13 maggio 2026.
- ↑ Dal dopoguerra agli anni 70, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 13 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
- ↑ Lunardi, pp. 8-15.
- ↑ Alluvione del 8/11/1982 due importantissimi ponti crollarono nel Parmense. Le immagini, in www.parmense.net, 9 novembre 2020. URL consultato il 10 maggio 2026.
- 1 2 3 Comune di Fornovo di Taro – (PR), su araldicacivica.it. URL consultato il 13 maggio 2026.
- 1 2 Stemma del Comune di Fornovo di Taro, su Servizio Patrimonio culturale, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 13 maggio 2026.
- ↑ Stemmi delle Province e dei Comuni dell'Emilia Romagna.
- 1 2 Comune di Fornovo di Taro, Statuto, Art. 5 – Stemma e gonfalone. URL consultato il 13 maggio 2026.
- ↑ MINISTERO DELLA DIFESA - COMUNICATO Ricompense al valor militare per attività partigiana, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ Dall'Aglio I, pp. 494-499.
- ↑ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, pp. 147-152.
- ↑ Cirillo, Godi, p. 171.
- ↑ Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine "Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ Breve Storia, su parrocchiafornovo.it. URL consultato il 5 maggio 2016.
- ↑ Dall'Aglio II, pp. 1145-1147.
- ↑ Chiesa di San Giovanni Battista "Riccò, Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Dall'Aglio II, pp. 702-703.
- 1 2 3 Cirillo, Godi, p. 174.
- ↑ Chiesa della Purificazione di Maria Vergine "Neviano De' Rossi, Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 7 settembre 2018.
- ↑ Neviano Rossi, su iatfornovo.it. URL consultato il 7 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
- ↑ Dall'Aglio II, p. 809.
- ↑ Chiesa di Santa Maria Maddalena "Respiccio, Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 17 aprile 2026.
- ↑ Chiesa di Santa Maria Maddalena, su tourer.it. URL consultato il 17 aprile 2026.
- ↑ Dall'Aglio II, p. 984-985.
- ↑ Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire "Sivizzano Sporzana, Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato l'11 ottobre 2018.
- ↑ Sivizzano Sporzana, su web-b.ltt.it. URL consultato l'11 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2018).
- ↑ Dall'Aglio II, pp. 752-755.
- ↑ Cirillo, Godi, p. 173.
- ↑ Chiesa di San Michele "Piantonia, Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 16 aprile 2026.
- ↑ Dall'Aglio II, pp. 752-754.
- ↑ Capacchi, 1979, p. 266.
- ↑ Regolamento Prinzera (PDF), su parchidelducato.it, pp. 146-147. URL consultato il 16 aprile 2026.
- ↑ Gambara, pp. 338-339.
- ↑ Gambara, pp. 339-341.
- ↑ Cirillo, Godi, p. 172.
- ↑ Dall'Aglio I, p. 500.
- ↑ Luigi Scotti e la SPI, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 14 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2016).
- ↑ Tra le due guerre, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
- 1 2 Dal dopoguerra agli anni 70, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
- ↑ Parco Museo del petrolio, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2016).
- ↑ Paesaggi culturali e un progetto pilota di Energie-Park, su museodelpetrolio.it. URL consultato il 14 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2017).
- ↑ A Fornovo la miniera diventa un Museo del Petrolio, in parma.repubblica.it, 25 maggio 2016. URL consultato il 14 gennaio 2017.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Bilancio demografico popolazione straniera, su demo.istat.it.
- ↑ Cittadini stranieri Fornovo di Taro 2025, su tuttitalia.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ Complesso Bandistico Fornovese, su bandamusicale.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- 1 2 Dall'Aglio I, p. 492.
- ↑ La nostra rete stradale, su provincia.parma.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ Fornovo di Taro, su emiliaromagnaturismo.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ Linee Tranviarie Dismesse in Emilia Romagna: storia, percorsi e documentazione, su treniebinari.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 http://amministratori.interno.it/
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996. URL consultato il 6 maggio 2026.
- Consiglio Regionale dell'Emilia Romagna (a cura di), Stemmi delle Province e dei Comuni dell'Emilia Romagna, illustrazioni di Marco Foppoli, Bologna, Editrice Compositori, 2003.
- AA. VV., Storia di Piacenza, a cura di Piero Castignoli, Dai Farnese ai Borbone (1545-1802), Volume IV Tomo I, Piacenza, Tip.Le.Co., 1999.
- Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
- Laura Bandini, L'Archivio Dalla Rosa Prati, Parma, Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia-Romagna, 2020.
- Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano, Tomo II M-Z, Parma, Artegrafica Silva, 1993, ISBN 978-8877650481.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, Tomo III, Parma, Tipografia Ferrari, 1839.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, II Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Marco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN 88-7847-021-X.
- Lodovico Gambara, Le ville Parmensi, Parma, La Nazionale Tipografia, 1966.
- Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45, Milano, Mondadori, 2006.
- Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia, Rossi di Parma, Torino, 1835.
- Pietro Lunardi, La piena del fiume Taro del novembre 1982 (PDF), in 2º Convegno di idraulica Padana, Atti, Parte II - Comunicazioni, Parma, Tecnografica s.n.c., 1984. URL consultato il 10 maggio 2026.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo primo, Parma, Ducale Tipografia, 1837.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quarto, Parma, Reale Tipografia, 1852.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quinto, Parma, Reale Tipografia, 1859.
Voci correlate
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Fornovo di Taro
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.fornovo-di-taro.pr.it.
- Fornovo di Taro, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Mario Longhena, Arturo Solari e Giovanni Battista Picotti, FORNOVO di Taro, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
- Fornòvo di Taro, su sapere.it, De Agostini.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 139536002 · LCCN (EN) n78070552 · J9U (EN, HE) 987007547830205171 |
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