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Domenico Pino

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Domenico Pino

Ministro della Guerra del Regno d'Italia
Durata mandato17 marzo 1805 –
marzo 1806
MonarcaNapoleone Bonaparte
Predecessorecarica creata
SuccessoreMarie-François Auguste de Caffarelli du Falga

Ministro della Guerra della Repubblica Italiana
Durata mandato13 agosto 1804 –
17 marzo 1805
PresidenteNapoleone Bonaparte
PredecessoreAlessandro Trivulzio
Successorecarica abolita

Dati generali
ProfessioneMilitare
FirmaFirma di Domenico Pino
Domenico Pino
NascitaMilano, 8 settembre 1760
MorteCernobbio, 29 marzo 1826
Dati militari
Paese servitoBandiera del Ducato di Parma Ducato di Parma e Piacenza
Bandiera della Repubblica Cispadana Repubblica Cispadana
Bandiera della Repubblica Cispadana Repubblica Cisalpina
Bandiera della Repubblica d'Italia del 1802 Repubblica Italiana
Bandiera del Regno napoleonico d'Italia Regno d'Italia
Forza armataBandiera del Ducato di Parma Truppe Reali Parmensi
Bandiera della Repubblica Cispadana Legione Cispadana
Stemma delle armate napoleoniche Grande Armata
Bandiera del Regno napoleonico d'Italia Esercito del Regno d'Italia (1805-1814)
Anni di servizio1796-1814
GradoGenerale di divisione
ComandantiEugenio di Beauharnais
GuerreGuerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
CampagneCampagna d'Italia (1796-1797)
Campagna d'Italia (1800)
Campagna d'Italia (1805)
Campagna di Russia
Campagna d'Italia (1813-1814)
BattaglieScontro di Siena
Assedio di Kolberg (1807)
Assedio di Roses (1808)
Battaglia di Llinars
Battaglia di Molins de Rei
Battaglia di Malojaroslavec
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Domenico Pino (Milano, 8 settembre 1760 – Cernobbio, 29 marzo 1826) è stato un generale e politico italiano.

Nato in una famiglia di commercianti, iniziò la carriera militare nel Ducato di Parma, prima di entrare a far parte della Legione Cispadana. La sua partecipazione alla difesa di Ancona rafforzò la fiducia dei rivoluzionari nei suoi confronti, rendendolo una delle figure di riferimento nell'esercito italiano. Diventato una delle figure emergenti nell'esercito italiano, Pino divenne per un breve periodo Ministro della Guerra prima della Repubblica Italiana e poi del Regno d'Italia. Prese poi parte alla campagna di Germania del 1807 e alla spedizione del generale Saint-Cyr in Catalogna tra il 1808 e il 1809. Tre anni dopo fu messo al comando di una delle divisioni dell'esercito italiano destinata ad invadere la Russia, distinguendosi in particolare nella battaglia di Malojaroslavec. Tornato nella penisola, servì contro le forze del generale Hiller ma fu allontanato dal fronte dal viceré Eugenio di Beauharnais. Dopo l'umiliazione subita, Pino divenne un acerrimo nemico del principe francese ed ebbe modo di assistere alla sua caduta, complottando alle sue spalle e contribuendo ai moti di Milano del 20 aprile. Pur non essendo chiara l'estensione delle sue responsabilità nella vicenda, la figura di Pino fu definitivamente compromessa e si allontanò dalla vita pubblica.

In vita fu uno dei generali italiani di maggior fama e prestigio e ricevette i titoli di conte del Regno d'Italia e conte dell'Impero per il servizio reso alla causa rivoluzionaria e, successivamente, a quella napoleonica. Nonostante le buone capacità militari, la carriera di Domenico Pino fu segnata più volte dai suoi problemi caratteriali e dalla sua ambiguità politica, che lo portarono in contrasto prima con il generale Montrichard, poi con il viceré Eugenio di Beauharnais, e infine causarono il suo allontanamento dall'esercito austriaco ad opera del maresciallo Bellegarde.

I primi anni e le guerre rivoluzionarie francesi

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Domenico Pino nacque a Milano l'8 settembre 1760,[1][2][N 1] figlio di Francesco Pino e Margherita Lonati.[1] Il padre, di professione commerciante,[2] permise al figlio di avere una vita agiata ed un'ottima istruzione, facendolo studiare al Collegio Gallio di Como.[1] Questo portò alla formazione di alcuni vizi e tratti della personalità che lo accompagnarono nella vita adulta,[3] tra cui il vizio del gioco d'azzardo, che molto presto lo portò ad essere tallonato da numerosi creditori.[4] Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita in dissolutezza,[5] si arruolò nell'esercito del Ducato di Parma, raggiungendo il grado di capitano di cavalleria.[1][6] Una prima svolta avvenne in seguito all'arrivo dei francesi di Bonaparte a Milano: infiammato da uno spirito patriottico e forse cogliendo la possibilità di fare carriera e di sfuggire ai suoi creditori, Pino si arruolò come semplice granatiere nella Legione Lombarda, in via di costituzione nell'ottobre del 1796.[1][5][7] Partecipò all'occupazione del territorio del Ducato di Parma tra il 1796 e il 1797[1][8] e probabilmente prese parte anche alla battaglia di Arcole.[1]

Tra il 1798 e il 1799, Pino fu impegnato in vari incarichi in Italia, sia nell'area centrale della penisola sia in quella settentrionale. In questo periodo, comunque, ottenne la promozione a generale di brigata.[1] La sua visione politica dell'epoca, fortemente orientata verso l'idea di un'Italia indipendente, lo portò ad avvicinarsi a Giuseppe Lahoz Ortiz, un militare milanese che condivideva la sua stessa ideologia.[8][9] Durante la guerra della Seconda coalizione, il generale francese Montrichard, sospettoso dell'amicizia tra i due generali, li richiamò a Bologna e li rimosse dal loro comando, accusandoli di eccessivo patriottismo e di complottare assieme ai ribelli antifrancesi. Lahoz rimase fedele alla causa indipendentista e disertò, mettendosi alla testa di una colonna di soldati italiani ribelli, mentre Pino si recò ad Ancona, roccaforte sotto il comando del generale Monnier, e contribuì alla difesa della città dalle forze alleate, dimostrando la propria adesione alla causa rivoluzionaria.[1][10][11][12] Diversi mesi dopo, i due generali italiani si ritrovarono avversari durante l'assedio della città marchigiana: gli alleati riuscirono a prendere la città il 13 novembre, ma durante l'assedio Lahoz fu vittima di un proiettile, molto probabilmente sparato da uno degli uomini di Pino.[1][8][12][13] Come tutti i soldati della guarnigione, fu portato in Francia come prigioniero di guerra, con l'obbligo di non combattere contro le forze alleate per sei mesi.[4][8] La fedeltà verso Monnier, dimostrata anche grazie al coraggio e alla dedizione esibiti durante la difesa di Ancona, gli permise di partecipare alla campagna di Marengo, sebbene senza prenderne parte attiva,[14] e di ottenere rapidamente una promozione a generale di divisione.[1] Durante questa campagna, Ugo Foscolo, poi divenuto suo intimo amico, fu uno dei suoi aiutanti di campo.[9][15]

Nel 1800 fu messo al comando di una divisione di soldati italiani nell'Armata d'Italia, sotto il comando del generale Brune, e poi trasferito in Toscana,[8] dove ebbe modo di partecipare ad uno scontro nei pressi di Siena contro le truppe napoletane del generale Damas.[16][17] Le lotte in Italia furono presto fermate dall'armistizio di Treviso e, in seguito, dalla pace di Lunéville.[18] Pino fu richiamato nella Repubblica Cisalpina, dove ebbe costanti screzi con Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica, che lo accusava di inaffidabilità politica e di avere un temperamento troppo focoso.[1] Fu inviato nel 1804 nell'Armata delle Coste dell'Oceano, ma si ruppe una gamba durante il viaggio e fu costretto a tornare in Italia. Napoleone, non potendosi servire del comandante italiano sul campo, lo fece ministro della guerra della Repubblica con un decreto del 13 agosto 1804 in sostituzione di Alessandro Trivulzio.[8][19]Le sue capacità di organizzatore del generale milanese lasciarono i vertici della politica italiana alquanto perplessi sulla sua utilità in un ruolo di amministrazione,[7] tanto che Melzi d'Eril provò più volte a candidare Fontanelli come ministro.[20]

Le imprese in Germania e in Spagna

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Soldati napoleonici discutono mentre alle loro spalle prosegue l'assedio della città
La presa di Stralsund nel 1807

Conservò il proprio incarico di ministro della guerra anche dopo la formazione del Regno d'Italia nel marzo 1805, senza distinguersi particolarmente nel suo mandato.[19] Ricevette il titolo di Gran Dignitario dell'Ordine della Corona ferrea nel febbraio del 1806.[1] Nel marzo 1806, il generale Caffarelli du Falga assunse l'incarico di ministro. Pino, ottenuto l'incarico di primo capitano della Guardia d'Onore di Napoleone il 14 ottobre, fu presto inviato in Germania, dove i francesi e i loro alleati erano impegnati nella guerra contro Prussia e Russia.[21] Prima partecipò all'assedio di Kolberg, sotto la guida dei generali Teulié e Fontanelli, ed in seguito, nonostante la pace di Tilsit fosse già stata firmata, si spostò per completare l'assedio di Stralsund, sotto la supervisione dei marescialli Brune e Mortier.[6][7][21] Il valore della divisione italiana di Pino fu riconosciuto dall'imperatore. Rientrò in Italia per un breve periodo nel 1808,[22] durante il quale si unì in matrimonio con la celebre ballerina Vittoria Peluso, vedova del marchese Bartolomeo Calderara.[23]

Il disastro di Bailén e le difficoltà incontrate dalle forze dell'esercito francese nel placare le insurrezioni in Spagna portarono Napoleone a schierare un gran numero di truppe nella penisola iberica. Gli italiani non furono esentati dalla chiamata: la divisione Pino abbandonò la penisola italiana in agosto, dirigendosi verso la Catalogna. A Perpignano si unirono alle divisioni di Souham e di Chabot per formare il VII Corpo, sotto il comando del generale Saint-Cyr.[24][25][26] Il primo incarico che il corpo d'armata dovette affrontare fu l'assedio di Roses. Le truppe spagnole presenti nel forte accanto alla città, unite agli scarsi mezzi a disposizione degli assedianti, avevano reso complicata l'operazione, vanificando due tentativi il 15 e il 30 novembre. Pino, allora, iniziò una serie di manovre diversive per tenerne occupata la guarnigione, mentre il resto delle truppe italiane e l'artiglieria attaccavano la città: questa cadde il 5 dicembre. Pochi giorni dopo la guarnigione spagnola fu evacuata dalla flotta inglese e il forte fu rapidamente distrutto.[27][28][29] Il 16 dicembre, il VII Corpo fu protagonista di uno scontro a Llinars con le truppe del generale spagnolo Vives per liberare la città di Barcellona dal blocco anglo-spagnolo: gli italiani, messi nell'avanguardia, furono presto vittima del fuoco dell'artiglieria nemica e fu necessario l'intervento delle altre divisioni francesi per risollevare la situazione e concludere positivamente la battaglia.[28][30][31] Dopo aver aperto una breccia nel blocco nemico e rafforzato la guarnigione della capitale catalana, le forze di Saint-Cyr si diressero verso Molins de Rei, dove spagnoli e napoleonici si scontrarono per l'ennesima volta il 21 dicembre: Pino fu incaricato di gestire l'attacco principale assieme a Souham e Chabot. La vittoria arrise ai napoleonici, che misero in fuga gli spagnoli e si impadronirono della loro artiglieria, sebbene non riuscissero ad approfittare del successo per inseguire gli sconfitti e distruggerli completamente.[28][32][33]

I soldati francesi irrompono all'interno della città spagnola
Ramon Martí i Alsina, El setge de Girona de 1809

Dopo aver trascorso un certo periodo nei quartieri invernali, l'armata di Saint-Cyr iniziò il 1809 a dedicarsi all'assedio di Gerona, dove il generale spagnolo Álvarez si era barricato. L'assedio durò a lungo e fu costellato di numerose schermaglie e scaramucce, nelle quali gli italiani ebbero solitamente la meglio. Nel frattempo, il 6 ottobre, il comando del VII Corpo passò al maresciallo Augereau, che adottò un approccio molto diverso da quello di Saint-Cyr, più lento e metodico: Augereau fece attaccare le varie colonne spagnole che si muovevano attorno alla città, per indebolirne la guarnigione e impedire l'arrivo di rinforzi in suo soccorso. All'interno di questo schema, il 7 novembre gli italiani di Pino si distinsero nella presa di Hostalric. La strategia di Augereau si dimostrò molto efficace e Gerona cadde il 10 dicembre successivo.[34][35][36] Dopo aver abbandonato la Spagna alla volta di Parigi, rimase lontano dalla sua divisione fino al settembre successivo, lasciando il comando a Fontanelli. Quando questi fu richiamato in Italia per organizzare altre divisioni da spedire in Spagna, Pino assunse temporaneamente il comando degli italiani in Catalogna il 20 settembre. La sua permanenza fu breve: in contrasto con i metodi del maresciallo MacDonald, si finse malato ed abbandonò Barcellona.[37]

Sempre nel 1809, il comandante milanese divenne membro della nobiltà napoleonica.[1] Anzitutto fu nominato conte del Regno d'Italia il 12 aprile,[38] poi, raggiunta Parigi, fu elevato a conte dell'Impero e Grand'Ufficiale della Legion d'Onore.[1] La conferma del titolo di conte dell'Impero giunse con lettere patenti il 9 marzo 1810.[39]

Le campagne in Russia e in Italia

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Il generale tornò in azione nel 1812, partecipando alla campagna di Russia. Fu messo a capo di una delle divisioni del IV Corpo, sotto il comando del viceré d'Italia, Eugenio di Beauharnais.[1][8][40] Le sue truppe, per la maggior parte italiane, ammontavano a circa 12000 uomini.[41] Partito il 17 febbraio da Milano, raggiunse la Polonia, radunandosi assieme al resto della Grande Armée sulla Vistola e attraversò il Niemen a giugno. La marcia dell'esercito francese dal Niemen alla Moscova durò due mesi e, sebbene le truppe del principe Eugenio non fossero state particolarmente utilizzate in battaglia, erano state pesantemente colpite dalle malattie e dalle asperità della guerra: erano stremati dal caldo, i loro cavalli morivano a causa della mancanza di foraggio, le razioni di cibo erano poche e l'ansia di dover inseguire il nemico così a lungo senza riuscire a sconfiggerlo gravava sui soldati italiani.[42][43] Molto spesso, il viceré impiegò la divisione Pino in compiti secondari, tanto che non riuscì a partecipare a numerose battaglie perché vi giunse in ritardo,[44] come accadde, ad esempio, a Borodino, dove il resto del IV Corpo si distinse e svolse un ruolo importante nel risultato finale dello scontro.[43][45] La divisione Pino entrò a Mosca assieme al IV Corpo, ma fu destinata al castello di Petrovsky, dove rimase dal 16 al 24 settembre, prima di fare ritorno a Mosca.[46][47]

I francesi e i russi si contendono la cittadina, combattendo nelle vicinanze del monastero di Malojaroslavec
La battaglia di Malojaroslavec in un dipinto di Peter von Hess

Dopo la partenza dei napoleonici da Mosca nell'ottobre 1812, il IV Corpo andò a comporre l'avanguardia della colonna francese,[48] assumendo un ruolo centrale nella battaglia di Malojaroslavec, svoltasi il 24 ottobre: la cittadina rappresentava un punto di passaggio obbligato per raggiungere Kaluga, obiettivo di grande importanza nella marcia dei francesi, e i russi di Dochturov si erano impadroniti del luogo, sbarrando il cammino dell'esercito di Bonaparte. Il principe Eugenio mandò in avanti le divisioni Delzons e Broussier, senza però ottenere un risultato positivo. Incalzato dall'arrivo della colonna di Raevskij, Eugenio si risolse a mandare in campo gli uomini di Pino: il coraggio e la determinazione dei soldati italiani furono determinanti per la vittoria, che permise di riprendere la cittadina e poi di contenere i russi, nel frattempo rinforzati dall'arrivo del VIII Corpo del generale Borozdin. Nel corso della battaglia, il comandante italiano partecipò personalmente agli scontri: rimase ferito a una mano e alla gamba, dovendo abbandonare il campo di battaglia per ricevere le cure necessarie, mentre suo fratello Giacomo, suo aiutante di campo, morì. Alla fine della giornata, la divisione Pino fu decimata negli scontri. La condotta degli italiani fu ampiamente lodata da entrambi gli schieramenti,[49][50] ma ciò non fu sufficiente a salvare il rapporto del militare con Eugenio, che continuava a incrinarsi:[1][51] Pino aveva mal sopportato il trattamento riservato alla sua divisione, sostanzialmente tenuta alla larga dagli scontri maggiori, nonostante i suoi soldati fossero di prim'ordine, il che impediva al generale e ai suoi uomini di ottenere gloria sul campo.[51] Per il resto della ritirata dalla Russia, Pino, gravemente ferito ed impossibilitato a condurre le sue truppe, rimase nelle retrovie, lasciando che i suoi ufficiali guidassero i soldati in sua vece.[52] Questo non gli impedì di compiere i suoi doveri di militare: durante il passaggio della Beresina riuscì ad evitare che lui, la sua scorta e il maresciallo Oudinot venissero catturati dai russi.[52][53]

Dopo essere tornato in Italia ed essersi ripreso dalle ferite, fu messo al comando di uno dei tre corpi d'armata che andarono a costituire l'esercito di Eugenio di Beauharnais durante la difesa dell'Italia dagli eserciti della coalizione tra il 1813 e il 1814. Pino fu nuovamente messo alla guida delle truppe italiane e destinato a combattere tra Carniola e Istria. La condotta del comandante, agli occhi del viceré, fu deludente: agli inizi di settembre, incaricato di guidare le sue truppe in avanscoperta in Carniola, contravvenne agli ordini e fece ritorno a Laybach, temendo di essere attaccato dai vari frazionamenti delle divisioni al comando di von Radivojevich mentre il 14 settembre fallì nel tentativo di distruggere la divisione di Nugent nella battaglia di Jelschane, permettendo agli austriaci di mantenere attivo il fronte in Istria. Alla luce di questi risultati, dopo nemmeno un mese di campagna, Pino fu sostituito al comando della sua divisione dal generale Palombini, formalmente per motivi di salute.[1][54][55][56] Il rapporto tra Pino e Eugenio, dopo questo fatto, si sgretolò definitivamente e il militare divenne molto presto uno dei più accaniti oppositori del viceré.[1] In seguito, il comandante milanese ebbe un ruolo minore durante l'invasione dell'Emilia-Romagna da parte di Nugent, riprendendo brevemente il possesso di Ferrara il 26 novembre.[57][58]

Cospiratore contro Eugenio e gli ultimi anni

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Lo stesso argomento in dettaglio: Rivolta di Milano (1814) e Caduta del Regno d'Italia (1814).
Il ministro Prina viene ripetutamente percosso a colpi di ombrello dai manifestanti
La morte del ministro Prina, in un'illustrazione di Edoardo Matania del 1888

Dopo il trattato di Fontainebleau e la convenzione di Schiarino-Rizzino, l'esistenza dello stesso regno italiano era messa in dubbio e la possibilità di mantenere in vita le attuali istituzioni statali era legata a una concessione fatta dal maresciallo Bellegarde, che aveva concesso agli italiani la possibilità di inviare una delegazione al cospetto delle potenze vincitrici della guerra, raccoltesi a Parigi.[59][60] Dopo una lunga sessione straordinaria del Senato il 17 aprile, la delegazione fu scelta e le speranze di Eugenio di diventare re d'Italia furono infrante.[61][62] Tre giorni dopo, in una nuova sessione, una folla, probabilmente aizzata e guidata da Federico Confalonieri, minacciò i senatori, chiedendo che venissero convocati i Collegi Elettorali e che venissero istituite elezioni. Tale richiesta non era nuova: una lista di illustri cittadini milanesi aveva presentato quella stessa mattina una petizione analoga. Alla testa della lista vi era proprio Domenico Pino, recentemente appuntato come capo della Guardia Civica milanese. La situazione si fece critica quando la folla iniziò a entrare nel palazzo del Senato, costringendo i senatori, terrorizzati all'idea di un possibile linciaggio, ad approvare in fretta e furia le richieste della folla e a fuggire dal palazzo.[63][64] Ottenuto quanto chiesto, la massa si diresse verso il Ministero delle Finanze, dove trovarono e linciarono il ministro Giuseppe Prina.[65][66][67] I disordini durarono per l'intera giornata e solo verso le ultime ore della sera Pino e le esigue forze disponibili riuscirono a riportare la situazione sotto controllo, fermando diversi gruppi di rivoltosi anche il giorno seguente.[68]

Il ruolo preciso di Pino in questi avvenimenti non è chiaro, sebbene sia evidente che sia stata una delle figure chiave che hanno portato alla rivolta:[69][N 2] vi sono testimonianze di alcuni suoi incontri con il generale napoletano Filangeri, probabilmente indirizzati a fare di Gioacchino Murat il nuovo re d'Italia,[1] ed è altrettanto noto che avesse dirottato alcuni reparti della Guardia Civica verso la zona del Ticino, in realtà tranquilla.[69] Pochi giorni più tardi, quando i generali Teodoro Lechi e Giuseppe Palombini gli chiesero di intervenire per sostenere la causa di Eugenio, egli rispose che l'Austria avrebbe rappresentato un buon padrone, dimostrandosi del tutto indifferente alle sorti del regno, purché non conducessero al governo da parte di Eugenio.[70] Poco dopo fu ufficializzata la formazione del Regno Lombardo-Veneto alle dipendenze dell'Impero austriaco.[71] Pino, compromesso dal ruolo che aveva avuto nelle vicende della rivolta di Milano, non ebbe più alcun ruolo attivo né nell'esercito né nell'apparato amministrativo. Bellegarde, nominato come governatore del Lombardo-Veneto, lo mise in pensione e il generale italiano decise di trascorrere a Cernobbio gli ultimi anni della sua vita, sostanzialmente in isolamento volontario con il grado di tenente-maresciallo, riconosciutogli dal governo austriaco.[9][72]

Morì nella sua residenza il 29 marzo 1826.[1]

Stemma Descrizione Blasonatura
Domenico Pino

Conte dell'Impero francese

Inquartato: al primo, il quarto dei conti militari; al secondo, di verde alla testa di cavallo d'oro; al terzo, di rosso alla spada alta in palo d'oro; al quarto, d'argento al pino sradicato di verde, accostato da due leoni controrampanti di nero.[39]
Domenico Pino

Conte del Regno d'Italia

Inquartato: al primo franco, di rosso alla spada alta d'oro: al secondo, di verde con una testa di cavallo strappata d'oro: al terzo di verde con un cannone sul suo carro d'argento: al quarto, d'argento al pino sradicato di verde.[38]

Nella cultura di massa

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Negli anni successivi al proprio ritiro dalla scena pubblica, il generale commissionò al pittore Giovanni Migliara una serie di quattro dipinti raffiguranti gli eventi del 20 aprile, che il militare espose successivamente nella propria dimora. Tutti e quattro, due dei quali raffigurano Pino che arringa la folla di tumultuosi in due diversi momenti della giornata, sono attualmente esposti al Palazzo Morando.[75][76][77][78]

Note esplicative

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  1. ↑ Molte fonti, come Weil, Cappello e Lombroso, riportano come data di nascita di Pino il 1 ottobre 1767. In realtà, si tratta di un errore, commesso per primo da Lombroso e poi diffuso tra gli altri biografi: questa è la data di nascita del fratello minore, Giacomo Pino; cfr. Emanuele Pigni, Stemmi gentilizi e civici concessi da Napoleone I come Re d’Italia, Firenze, Phasar Edizioni, 2021, ISBN 978-88-6358-675-6, OCLC 1519423773.
  2. ↑ Pino non fu l'unico illustre sospettato. Un altro personaggio chiave fu Federico Confalonieri. Entrambi si sforzarono per diversi anni di difendersi dalle accuse di complicità negli eventi del 20 aprile; cfr. Pellini e Bonfadini, pp. 129-195.

Note bibliografiche

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  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Antonino De Francesco, PINO, Domenico - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 14 gennaio 2026.
  2. 1 2 Mullié, p. 447.
  3. ↑ Lombroso, p. 125.
  4. 1 2 Pellini, p. 191.
  5. 1 2 Lombroso, p. 126.
  6. 1 2 Pellini, p. 190.
  7. 1 2 3 Ratti, p. 25, nota 4.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 Weil, p. 457.
  9. 1 2 3 Cappello, p. 73, nota 2.
  10. ↑ Lombroso, pp. 127-128.
  11. ↑ Pellini, pp. 58-59.
  12. 1 2 (EN) Enrico Acerbi, The 1799 Campaign in Italy: The Defense of Ancona, su The Napoleon Series, 7 gennaio 2020. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  13. ↑ Lombroso, pp. 128-134.
  14. ↑ Lombroso, p. 135.
  15. ↑ Mullié, p. 448.
  16. ↑ Lombroso, pp. 135-136.
  17. ↑ Pellini, p. 63.
  18. ↑ Lombroso, pp. 136-137.
  19. 1 2 Lombroso, pp. 137-138.
  20. ↑ Livio Antonelli, FONTANELLI, Achille, su Treccani, 1997. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  21. 1 2 Lombroso, p. 138.
  22. ↑ Lombroso, p. 139.
  23. ↑ Vincenzo Forcella, Iscrizioni delle Chiese e Degli altri edifici di Milano dal secolo 8 ai giorni nostri, Bortolotti di Giuseppe Prato, 1891, p. 270. URL consultato il 15 gennaio 2026.
  24. ↑ Lombroso, p. 141.
  25. ↑ Hugo, vol. 4, p. 107.
  26. ↑ (EN) Charles William Chadwick Oman, A History of the Peninsular War Volume II, vol. 1, Clarendon Press, 1902, p. 333.
  27. ↑ Lombroso, pp. 142-143.
  28. 1 2 3 Hugo, vol. 4, p. 108.
  29. ↑ (EN) J. Rickard, Siege of Rosas, 6 November- 5 December 1808, su www.historyofwar.org, 5 marzo 2008. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  30. ↑ Lombroso, pp. 143-145.
  31. ↑ Oman, pp. 64-67.
  32. ↑ Lombroso, pp. 145-146.
  33. ↑ Oman, pp. 70-71.
  34. ↑ Lombroso, pp. 149-152.
  35. ↑ Hugo, vol. 4, pp. 138-143.
  36. ↑ (EN) Charles William Chadwick Oman, A history of the Peninsular War, vol. 3, Oxford, Clarendon Press, 1903, pp. 37-66. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  37. ↑ Lombroso, p. 153.
  38. 1 2 Bascapé & Del Piazzo, p. 820.
  39. 1 2 (FR) Albert Révérend, Armorial du Premier Empire, vol. 4, Parigi, Annuaire de la noblesse, 1897, p. 54. URL consultato il 6 agosto 2026.
  40. ↑ Lombroso, p. 158.
  41. ↑ de Vaudoncourt, pp. 85-86.
  42. ↑ Lombroso, pp. 159-160.
  43. 1 2 Ratti, pp. 33-35.
  44. ↑ Lombroso, pp. 161-166.
  45. ↑ de Vaudoncourt, pp. 100-104.
  46. ↑ Ratti, pp. 39-40.
  47. ↑ Lombroso, p. 166.
  48. ↑ Ratti, pp. 50-51.
  49. ↑ Cappello, pp. 198-211.
  50. ↑ Lombroso, pp. 166-170.
  51. 1 2 Lombroso, p. 161.
  52. 1 2 Lombroso, pp. 170-172.
  53. ↑ Cappello, pp. 274-275.
  54. ↑ Nafziger & Gioannini, pp. 48, 51-53.
  55. ↑ Hugo, vol. 5, pp. 156-162.
  56. ↑ Lombroso, pp. 172-173.
  57. ↑ Hugo, vol. 5, pp. 161-162.
  58. ↑ Nafziger & Gioannini, pp. 98-100.
  59. ↑ Armaroli & Verri, p. 10.
  60. ↑ Bonfadini, pp. 72-73.
  61. ↑ Armaroli & Verri, pp. 12-14.
  62. ↑ Bonfadini, pp. 92-95.
  63. ↑ Armaroli & Verri, pp. 15-20.
  64. ↑ Bonfadini, pp. 95-101.
  65. ↑ Antonio Armano, Milano 1814, linciaggio antitasse, su Treccani, 6 giugno 2014. URL consultato il 24 settembre 2026.
  66. ↑ Pellini, pp. 5-6.
  67. ↑ Bonfadini, pp. 104-109.
  68. ↑ Pellini, pp. 21, 48-51.
  69. 1 2 Bonfadini, p. 115.
  70. ↑ Joseph Alexander Freiherr von Helfert, La caduta della dominazione francese nell'alta Italia e la congiura militare bresciano-milanese nel 1814, traduzione di L. G. Cusani Confalonieri, Bologna, Zanichelli, 1894, pp. 89-90.
  71. ↑ Domenico Zanichelli, La Restaurazione Austriaca a Milano Nel 1814, in Archivio Storico Italiano, vol. 30, n. 227, 1902, pp. 108–137.
  72. ↑ Lombroso, p. 174.
  73. ↑ The French Imperial Almanac of 1810, su www.napoleon-series.org. URL consultato l'11 agosto 2026.
  74. ↑ Bascapé & Del Piazzo, p. 919.
  75. ↑ Dal balcone di casa Soresi in piazza del Teatro Filodrammatico in Milano, gen. Domenico Pino arringa i tumultuanti (20 aprile 1814), su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 agosto 2026.
  76. ↑ In piazza dei Tribunali (Mercanti) in Milano, il gen. Domenico Pino arringa i tumultuanti (20 aprile 1814), su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 agosto 2026.
  77. ↑ La Guardia Civica disperde i rivoltosi in piazza Duomo, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 agosto 2026.
  78. ↑ Il saccheggio della casa del Ministro Prina in Piazza San Fedele a Milano ( 20 aprile 1814), su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 agosto 2026.

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