Nano (mitologia)



I nani (norreno dvergr, plurale dvergar; inglese antico dweorg; antico alto tedesco twerg) sono creature soprannaturali di forma umana attestate nella mitologia e nel folclore dei popoli germanici, descritte di norma, ma non esclusivamente, come abitatori di monti e di pietre e come artigiani di straordinaria abilità.[2] Nelle fonti più antiche appaionio quasi esclusivamente gli individui di sesso maschile, benché siano menzionate loro sorelle e figlie.[3] La bassa statura, che nell'immaginario moderno è il tratto distintivo per eccellenza, non è né esplicita né rilevante nelle attestazioni più antiche, dove a definire i nani sono piuttosto le funzioni che svolgono.[4]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il sostantivo italiano nano deriva dal latino nanus, a sua volta prestito dal greco νᾶνος, e designa in origine ciò che è «piccolo nel suo genere»: è dunque estraneo, sul piano lessicale, alla tradizione germanica cui appartengono le creature qui descritte.[5]
Il termine germanico risale invece a una forma protogermanica ricostruita come *dwergaz, da cui il norreno dvergr, l'inglese antico dweorg, l'antico frisone e il medio olandese dwerch e l'antico alto tedesco twerg.[6][7] L'origine della parola in fase preprotogermanica è dibattuta:[7] è stata ricondotta alla radice protoindoeuropea *dʰeur- («danno») o a *dʰreugʰ- («ingannare», donde anche l'inglese dream e il tedesco Trug), e accostata al sanscrito dhvaras, che indica una categoria di esseri demoniaci;[2] Guus Kroonen ha invece proposto un verbo *dwerganan («premere, comprimere»), forse attestato nel medio alto tedesco zwergen,[7] mentre secondo altre interpretazioni il termine varrebbe «ridotto, rattrappito», in relazione con l'antico persiano drwa- o con il lettone drugti.[8]
Anatoly Liberman ha collegato la parola germanica all'inglese moderno dizzy («stordito»), individuando un nesso fra l'etimologia e il ruolo attribuito ai nani nel provocare disturbi mentali.[9] Una diversa ipotesi, di ambito divulgativo, fa risalire il termine alla radice *dʰwer- («porta»), interpretando il nano come «guardiano della soglia», cioè come entità psicopompa;[N 1][10] l'associazione dei nani con la morte nella religione scandinava antica è del resto documentata,[11] per esempio nel mito di Sveigðir.
Attestazioni
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Fonti eddiche
[modifica | modifica wikitesto]Terminologia e rapporto con gli elfi
[modifica | modifica wikitesto]Gli Svartálfar («elfi neri») sembrano coincidere con i nani, dal momento che nell'Edda in prosa entrambi sono descritti come abitanti di Svartálfaheimr;[12][13] possibile sinonimo ulteriore è dökkálfar («elfi oscuri»), sebbene non sia chiaro se i due termini fossero considerati equivalenti.[14] Poiché entrambi, insieme a ljósálfar, compaiono soltanto nell'opera di Snorri Sturluson e nei testi che ne dipendono, non è possibile stabilire quanto la credenza fosse diffusa.[15] La parziale sovrapposizione fra nani ed elfi è confermata dal Dvergatal, il «catalogo dei nani» della Vǫluspá, che comprende Álfr («Elfo»), Gandálfr («elfo del bastone magico») e Vindálfr («elfo del vento»), oltre a Yngvi, nome del dio Freyr, al quale secondo il Grímnismál era stato assegnato il dominio di Álfheimr.[16]
Origine dei nani
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Le due principali versioni dell'origine dei nani non coincidono. Nella redazione del Codex Regius della Vǫluspá i nani sono generati dalla terra; nell'Edda in prosa essi prendono vita come vermi nella carne del gigante Ymir, dalla quale fu formata la terra, e gli dèi conferiscono loro intelligenza e aspetto umano (mannlíkun).[17][18]
á rökstóla,
ginnheilög goð,
ok gættusk of þat,
hvárt skyldi dverga
dróttir skepja
ór Brimis blóði
«Andarono allora gli dèi tutti
ai troni del giudizio,
divinità santissime
e su questo deliberarono:
chi dovesse dei nani
le schiere foggiare
dal sangue di Brimir
e dagli ossi di Bláinn[N 2].»
Móðsognir è indicato come il primo e più eminente fra i nani, seguito da Durinn; il catalogo distingue poi quelli che dimorano nella terra molle da quelli che abitano fra le pietre.[19] John Lindow ha osservato che la strofa 10 della Vǫluspá, collocata subito dopo l'elenco dei nomi, può essere letta come la descrizione della creazione di forme umane dalla terra: il poema presenterebbe dunque Askr ed Embla come plasmati dai nani, ai quali i tre dèi avrebbero poi conferito la vita.[20]
Al pari di divinità minori, i nani Norðri, Suðri, Austri e Vestri hanno il compito cosmogonico di sorreggere i quattro angoli del cielo, formato dal cranio di Ymir, mentre Nýi e Niði sono associati alla luna crescente e calante.[21] La loro dimora è il reame sotterraneo di Niðavellir, uno dei nove mondi legati, secondo la cosmologia della mitologia norrena, al frassino del mondo Yggdrasill.[22]
Nani eddici di rilievo
[modifica | modifica wikitesto]Alvíss («onnisciente») chiese in sposa Þrúðr, figlia di Thor; il dio, per impedire le nozze, lo sottopose a una prova di sapienza prolungandola fino al sorgere del sole, la cui luce pietrificò il nano.[23][N 3]
Andvari viveva sotto una cascata e poteva mutarsi in luccio; Loki lo catturò con una rete e lo costrinse a cedergli l'oro e l'anello magico Andvaranautr, sul quale il nano gettò una maledizione destinata a rovinare chiunque lo possedesse.[24]
Brokkr e Sindri sono due fratelli. Loki, dopo aver ottenuto dai Figli di Ivaldi la chioma d'oro di Sif, la nave Skíðblaðnir e la lancia Gungnir, scommise la propria testa con Brokkr che Sindri non avrebbe saputo produrre oggetti di pari valore; nonostante una mosca — talvolta identificata con lo stesso Loki — punga Brokkr ai mantici, Sindri forgia l'anello Draupnir, il cinghiale Gullinbursti e il martello Mjöllnir. Brokkr vince la scommessa, ma non può riscuotere la posta perché il collo di Loki non era incluso nell'accordo.[25]
Dvalinn è fra i più eminenti: a lui è ricondotta la trasmissione delle rune presso la sua stirpe e la forgiatura della spada Tyrfing.[26]
Fjalarr e il fratello Galarr uccisero Kvasir e ne trasformarono il sangue nell'idromele della poesia; uccisero poi il gigante Gillingr e sua moglie, e il figlio di questi, Suttungr, ottenne in riparazione l'idromele, che nascose in una montagna sotto la custodia della figlia Gunnlöð, donde fu infine sottratto da Odino.[27]
Fra le altre figure ricordate dalle fonti eddiche vi sono i Figli di Ivaldi, artefici di Gungnir, Skíðblaðnir e della chioma d'oro di Sif,[28] e Litr, che Thor getta nella pira funebre di Baldr per motivi non chiariti.[29]
Leggenda eroica germanica e saghe
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Dopo la cristianizzazione dei popoli germanici i nani continuarono a essere presenti nel folclore e nella produzione letteraria delle aree di lingua germanica,[30] ma il grado di continuità con le credenze precristiane è valutato in modo divergente: Rudolf Simek ritiene che esse siano rimaste sostanzialmente intatte nella fase di transizione, il che renderebbe le fonti tarde altamente informative sulla religione norrena, mentre Werner Schäfke sostiene che non vi sia somiglianza apprezzabile fra i nani eddici e scaldici e quelli delle fonti posteriori.[2][31]
In area norrena i nani ricorrono tanto nelle fornaldarsǫgur quanto nelle riddarasǫgur: nella Saga dei Völsungar Loki estorce il tesoro ad Andvari per pagare il guidrigildo dovuto per l'uccisione di Ótr, il cui fratello Regin è a sua volta descritto come nano o come essere a essi somigliante,[32] mentre nella Saga di Hervör la spada Tyrfing è forgiata e maledetta da Dvalinn.[33] Nelle saghe tarde compaiono anche nani di sesso femminile, designati con il termine dyrgja, menzionate però soltanto accanto a controparti maschili e prive di rilievo autonomo nell'intreccio.[34]
Nella letteratura tedesca medievale molti nani sono in grado di rendersi invisibili, tipicamente per mezzo di un Tarnkappe (mantello dell'invisibilità), attributo ritenuto arcaico, e possono mostrarsi ostili oppure amichevoli verso gli uomini.[35] Alberich custodisce il tesoro dei Nibelunghi nella Canzone dei Nibelunghi, dove è sconfitto da Sigfrido e ne diviene servitore, mentre nell'Ortnit seduce la regina longobarda e genera l'eroe eponimo, che assiste dopo essersi rivelato suo padre.[36] L'eroe Dietrich von Bern affronta il re dei nani Laurin nel suo roseto incantato, secondo uno schema che ricorre anche nel poemetto frammentario Goldemar.[37] Nella leggenda eroica tedesca i nani maschi sono spesso rappresentati come desiderosi delle donne umane, e reciprocamente le nane aspirano a possedere l'eroe.[38]

Età moderna
[modifica | modifica wikitesto]I nani compaiono nel folclore moderno delle regioni germanofone, come nel caso dei nani di Simonside, nel Northumberland, ai quali si attribuisce l'uso di luci per sviare i viandanti dai sentieri.[26] Lotte Motz ha ricondotto una parte di queste figure a un più ampio gruppo di esseri fabbri che dimorano entro monti cavi o caverne, designati talvolta esplicitamente come nani e talaltra con termini funzionali, come lo svedese bergsmed («fabbro della montagna») o i danesi smedsberg e smedshøje («monte» e «tumulo del fabbro»); il folclore anglico riferisce che da certi tumuli si oda il rumore di una fucina e si avverta sotto terra il calore dei forni, attribuito in Svizzera alle cucine sotterranee dei nani.[39]
Caratteristiche e temi
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Aspetto e statura
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Piuttosto che a una natura unitaria del nano, le fonti rinviano a caratteristiche variabili non solo nel tempo e nello spazio, ma anche fra individui del medesimo contesto culturale: Ármann Jakobsson ha proposto che ciò che li distingue sia proprio la loro resistenza alla definizione, riconducibile alla natura intrinsecamente nascosta di un'alterità che si contrappone all'umano.[40] Sulla base dell'etimologia si è ipotizzato che la concezione più antica fosse quella di uno spirito privo di forma, ipotesi però priva di riscontro nelle attestazioni manoscritte più antiche, dove i nani appaiono già come esseri di forma umana;[41] numerosi nomi eddici rimandano d'altra parte alla luce, come Dellingr («lo splendente») e Glóinn («ardente»), mentre Snorri descrive i dökkálfar come «più neri della pece».[42] Nella poesia eroica in medio alto tedesco la maggior parte dei nani porta una lunga barba, ma alcuni hanno aspetto fanciullesco.[43]
Quanto alla statura, nelle fonti norrene antiche i nani sono descritti in modo vago e senza riferimento a dimensioni ridotte: è nelle saghe leggendarie e nel folclore posteriore che vengono di norma presentati come piccoli.[2] I quattro nani che sorreggono gli angoli del cielo hanno anzi indotto a ipotizzare esseri di grande statura, con funzione analoga a quella del titano Atlante, e Regin ha dimensioni analoghe a quelle di Sigfrido nell'incisione di Ramsund e nei rilievi della stavkirke di Hylestad; i singoli individui possono inoltre mutare forma, come Andvari che vive da luccio per effetto di una maledizione.[44] Anatoly Liberman ha ipotizzato che i nani fossero originariamente concepiti come esseri soprannaturali «minori» e che tale minorità si sia tradotta in piccolezza fisica soltanto dopo la cristianizzazione.[45]
Genere e gruppi familiari
[modifica | modifica wikitesto]Nelle fonti eddiche e scaldiche i nani sono quasi esclusivamente maschi, e nel Dvergatal tutti i nomi elencati lo sono. Alcuni studiosi ne hanno dedotto che non si credesse all'esistenza di nani femmine, che risultano però verosimilmente attestate in incantesimi altomedievali — l'iscrizione del frammento cranico di Ribe è stata letta come riferimento a una dvergynja («nana») — e sono esplicitamente descritte nella letteratura sagastica tarda; le stesse fonti attribuiscono ampiamente ai nani relazioni di parentela, anziché una generazione diretta dalla terra.[46][47] È stato osservato che l'assenza di nane nelle narrazioni più antiche riflette forse non una lacuna della credenza, ma la selezione dei testi conservati, incentrati sugli dèi, il cui interesse per i nani si limita all'ottenimento di manufatti e prescinde dal genere.[48] Nelle saghe compaiono anche bambini nani, soccorsi dai protagonisti e ricompensati dai padri con tesori: episodi che suggeriscono come gli autori attribuissero ai nani affetto e protezione verso i figli.[49]
Artigianato e tesori
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Alle fonti eddiche i nani devono la fama di artefici dei tesori magici degli dèi — Mjöllnir, la chioma di Sif, Draupnir, Gullinbursti, Skíðblaðnir, Gleipnir e Gungnir — cui si aggiunge, nel Sǫrla þáttr, il monile Brísingamen di Freyja, oltre all'idromele della poesia, per cui la poesia può essere designata con kenning quali «bevanda dei nani».[50]
In queste fonti gli oggetti di valore non sono scambiati, bensì passano dai nani ad altri per lo più mediante estorsione, come nel caso di Andvaranautr e di Tyrfing: ciò è stato indicato come discrimine essenziale rispetto agli elfi nella religione germanica precristiana, che intrattengono con dèi e uomini rapporti reciproci e positivi, mentre dei nani non si conserva alcuna testimonianza di culto.[16] Nelle saghe tarde combattere un nano è di norma disonorevole, mentre riceverne aiuto non lo è: si è proposto che per gli autori l'eroe non fosse definito soltanto dalle imprese compiute, ma dalla capacità di dare e insieme di accettare aiuto.[51]
Pietre, monti e malattia
[modifica | modifica wikitesto]Nelle fonti norrene antiche non è sempre chiaro se i nani dimorino entro le rocce o se siano essi stessi pietra: nella Vǫluspá sono detti «signori delle rocce» (veggbergs vísir), fra i kenning scaldici per «pietra» figura dvergrann («casa del nano»), e nella Saga degli Ynglingar un nano attira il re Sveigðir dentro una pietra che si richiude alle sue spalle.[40] Tale rappresentazione è proseguita nel folclore moderno legato a specifici elementi del paesaggio, quali il Dwarfie Stane sull'isola di Hoy, nelle Orcadi, e il Dvergasteinn di Seyðisfjörður, in Islanda;[52] secondo Lotte Motz l'associazione dei nani con monti, pietre e tumuli potrebbe derivare da un più antico legame con i morti, frequentemente sepolti in tumuli e presso megaliti.[53]
Nei testi in inglese antico il termine dweorg può designare una malattia, ed è impiegato con particolare frequenza nei trattati medici per rendere sintomi come la febbre: è stato sostenuto che la distinzione fra «nano» e «febbre» potesse non essere operante presso i popoli germanici dell'alto medioevo, data la stretta associazione fra queste creature e la malattia negli incantesimi terapeutici.[54] Lo attestano il frammento cranico di Ribe, che invoca l'aiuto di tre entità fra cui Odino contro nani nocivi, la placchetta di piombo di Fakenham, nel Norfolk, con la formula dead is dwerg («morto è il nano»),[1] e l'incantesimo anglosassone Wið Dweorh XCIIIb, che descrive la malattia come un dweorg il quale cavalca l'ammalato come si cavalca un cavallo.[47] L'associazione prosegue in età moderna nei termini norvegesi dvergskot e dvergskott, che designano una malattia del bestiame e valgono letteralmente «colpo di nano».[26]
Influenza culturale
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Il Medioevo romanzo
[modifica | modifica wikitesto]Accanto alla tradizione germanica e scandinava si sviluppa nel Medioevo una linea distinta, propria del mondo romanzo e in particolare del ciclo arturiano, nella quale i nani non hanno pressoché nulla in comune con le creature delle fonti eddiche, dato che questi racconti non forniscono alcuna indicazione sulla loro origine.[55] Secondo Claude Lecouteux la prima menzione letteraria di un nano nell'area di lingua tedesca risale agli anni 1023-1050, benché fonti non letterarie ne attestino la notorietà assai prima;[56] il più antico testo tedesco con un nano chiaramente identificabile è il Ruodlieb, databile fra il 1060 e il 1090.[57]
Nati da un amalgama di credenze celtiche e germaniche, i nani dei romanzi arturiani restano figure poco differenziate, dannose senza ragione e di cattivo umore verso gli uomini.[58] Presentati come figli o cugini di fate, hanno per funzione più frequente la custodia della porta di un castello o l'accompagnamento di un cavaliere; molti sono servitori anonimi che sbrigano di notte le faccende domestiche senza mai dormire, e conservano uno stretto rapporto con i morti come carcerieri e boia, per poi perdere con il tempo i tratti mitici e passare al servizio dei nobili.[59] Lecouteux osserva che i termini germanici per «nano» funzionavano come parole composite, capaci di designare creature eterogenee della mitologia popolare — elfi inclusi, ma anche incubi, fauni, orchi e folletti domestici — e che a distinguere i «veri nani» dagli elfi è piuttosto l'indole scaltra e maligna.[56][60] In questa prospettiva il più noto dei nani francesi, Aubéron — il «re della fatagione» che alla fine del XVI secolo ispirerà Shakespeare, designato come «nano gobbo» (nain boceré) nell'Huon de Bordeaux — è stato letto, al pari di Alberich da cui deriva, come una delle ultime incarnazioni della figura dell'elfo.[61]
Dal Rinascimento all'Ottocento
[modifica | modifica wikitesto]Statue di nani compaiono nei giardini a partire dal Rinascimento, dapprima in Italia con i gobbi, tradizione cui si riconnette la Villa Valmarana "Ai Nani" di Vicenza, il cui muro di cinta è coronato da statue di nani a cui la tradizione locale associa una leggenda eziologica.[62] Nel corso dell'Ottocento la Germania avvia una produzione su larga scala di nani ornamentali in terracotta (Gartenzwerge), fondata sulle credenze locali relative ai piccoli esseri che si occupano del giardino dopo il calare della notte, e all'inizio del Novecento il manufatto si diffonde in Francia e soprattutto in Inghilterra.[63] Il nano da giardino ha mutuato il berretto rosso dai folletti e la lanterna dagli spiriti delle miniere, mentre la barba ne segnala l'età veneranda e la pipa è un'aggiunta ottocentesca; sotto l'aspetto ornamentale, secondo Lecouteux, esso conserva la memoria della divinità domestica che vegliava sulla casa in cambio di rispetto e di offerte regolari di cibo.[60]

Il lavoro dei fratelli Grimm influenza durevolmente la percezione occidentale dei nani: fra i racconti popolari da essi raccolti e pubblicati a partire dal 1812 nelle Kinder- und Hausmärchen, dodici mettono in scena il «piccolo popolo», fra cui Biancaneve, Biancaneve e Rosarossa e Tremotino.[64][65] In queste fiabe chi tratta i nani con rispetto è ricompensato con doni, mentre chi tenta di ingannarli è punito: vi si è riconosciuta l'eco di una tradizione orale nostalgica, rivolta a un passato felice.[64] Alla medesima stagione appartiene la Deutsche Mythologie di Jacob Grimm, la cui ricostruzione ha condizionato in profondità, e non senza forzature, l'immagine erudita del nano affermatasi fra Otto e Novecento.[66] Sull'onda del medesimo interesse per la materia germanica, Richard Wagner compone fra il 1849 e il 1876 L'anello del Nibelungo, dove Alberich è signore dei Nibelunghi e custode del tesoro del Reno come nella Canzone medievale, ma assume al tempo stesso i tratti del norreno Andvari, di cui riprende la forgiatura dell'anello maledetto.[24]
Il Novecento
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La fiaba dei Grimm è adattata dagli studi Walt Disney nel film d'animazione Biancaneve e i sette nani del 1937, il cui successo mondiale fissa durevolmente l'immagine dei nani come piccoli personaggi comici di professione minatori: nella redazione dei Grimm essi non hanno né nome né personalità distinta, mentre il film attribuisce a ciascuno un nome e un carattere corrispondente.[65]
J. R. R. Tolkien trasse dal Dvergatal i nomi dei tredici nani che fanno visita a Bilbo Baggins all'inizio de Lo Hobbit: Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Glóin, Bifur, Bofur, Bombur e Thorin corrispondono ai norreni Dvalinn, Kíli, Fíli, Dóri, Nóri, Óri, Óinn, Glóinn, Bífurr, Báfurr, Bǫmburr e Þorinn, mentre il solo Balin non ha riscontro nel catalogo; l'epiteto di Thorin, «Scudodiquercia», traduce il nome eddico Eikinskjaldi, e anche Gandalf deriva il proprio nome da quello del nano Gandálfr.[67] Dalla tradizione nordica Tolkien riprende inoltre il tema del regno sotterraneo ricolmo di oro e di pietre preziose, benché i suoi personaggi risultino nel complesso più benevoli dei loro antenati mitologici;[68] a lui si deve anche la diffusione della grafia plurale inglese dwarves in luogo del regolare dwarfs.[69] La sua rappresentazione, che distingue nettamente i nani dagli elfi, è divenuta il modello di riferimento della successiva narrativa fantastica.[67]
Pochi anni dopo, e sulla scia dell'amico, C. S. Lewis introduce i nani nel mondo di Narnia, dove sono designati come «figli della terra» e caratterizzati per l'abilità nella lavorazione dei metalli: ne Il nipote del mago forgiano le corone dei primi sovrani, durante il regno della Strega Bianca i nani neri si schierano con lei, mentre ne L'ultima battaglia scelgono di dissociarsi dagli altri narniani.[70]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ L'ipotesi è formulata sul sito divulgativo Bifrost e non risulta accolta nella letteratura specialistica di riferimento; è riportata qui a titolo di segnalazione.
- ↑ Entrambi gli epiteti, Brimir e Bláinn, sono generalmente riferiti a Ymir.
- ↑ Il tramutarsi in pietra all'esposizione alla luce solare è tratto condiviso con i troll, creature affini ai nani per il legame con la terra.
Fonti
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Fonti primarie
[modifica | modifica wikitesto]- Gylfaginning, su Bifrost, 23 aprile 2015. URL consultato il 30 luglio 2026.
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Fonti secondarie
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) dwarf, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Nano, su Comic Vine, Fandom.
- Nani, dalla terra – Nascita del popolo del sottosuolo, su Bifrost. URL consultato il 30 luglio 2026.
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