Altruismo

Il termine altruismo (dal latino alter «altro») designa l'atteggiamento e il comportamento di chi ha la qualità morale di interessarsi al benessere dei propri simili. Il concetto è studiato in diversi ambiti, tra cui biologia, psicologia, sociologia, antropologia e filosofia. Il concetto logicamente opposto è l'egoismo. In senso generale, il termine indica l'interesse per il benessere dei membri della propria specie, o anche di altre specie o dell'ambiente in generale. In ambito filosofico e morale il termine assume anche un significato etico.[1]
In generale l'altruismo viene considerato una qualità positiva, in quanto i comportamenti rivolti al benessere altrui possono contribuire anche alla cooperazione e alla sopravvivenza del gruppo. L'altruismo può esistere tra pari, sotto forma di collaborazione per un mutuo vantaggio, ad esempio nella caccia, oppure assumere una forma gerarchica simile al paternalismo, come nel caso dei genitori che nutrono e crescono i figli.
Spesso viene considerato vero altruismo soprattutto quello disinteressato, che non si basa sul principio del cosiddetto do ut des («do affinché tu mi ricambi»). Applicato agli esseri umani in un contesto morale, il termine viene quindi utilizzato soprattutto in questo senso. Gli aiuti umanitari, ad esempio, costituiscono una forma sociale di altruismo.
Il problema del rapporto tra altruismo e interesse personale è stato affrontato sia dalla filosofia sia dalle scienze sociali. Secondo alcune prospettive, non è possibile escludere che anche un comportamento rivolto al bene altrui procuri un beneficio non materiale a chi lo compie, sotto forma di gratificazione, autorealizzazione o appagamento del senso di giustizia. In questo senso un atto altruistico può produrre un beneficio sia per la collettività sia per il soggetto altruista, senza per questo coincidere necessariamente con un comportamento egoistico. La filosofia contemporanea distingue infatti tra l'altruismo inteso come comportamento motivato dal desiderio di beneficiare un'altra persona per il suo bene e le azioni che, pur producendo un beneficio per altri, sono motivate principalmente dall'interesse personale.[2]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il termine altruismo, formato sul francese altruisme fu coniato dal filosofo francese Auguste Comte derivandolo dall'italiano altrui, contrapponendolo esplicitamente al termine egoismo.[3]
Nelle tradizioni religiose
[modifica | modifica wikitesto]L'idea di un servizio disinteressato agli altri è presente in diverse tradizioni religiose. Nell'Induismo, il termine sanscrito sevā (सेवा, sevā, «servizio», «assistenza», anche «venerazione») definisce appunto il servizio offerto agli altri senza alcuna aspettativa di ricompensa personale, e costituisce una pratica di rilievo in diverse correnti religiose indiane (si veda Karma yoga).[4] Nell'induismo il servizio disinteressato è inoltre collegato al karma yoga, lo «yoga dell'azione», nel quale l'azione viene compiuta senza attaccamento ai suoi frutti.
Il concetto di sevā assume un ruolo centrale anche nel Sikhismo, dove indica il servizio volontario e disinteressato reso agli altri e alla comunità. Il Concise Oxford Dictionary of World Religions lo definisce come un ideale sikh di servizio compiuto secondo la volontà divina e senza aspettativa di ricompensa.[5] Nella tradizione sikh il servizio agli altri è pertanto collegato sia alla pratica religiosa sia alla vita comunitaria.
È una delle tre pratiche principali del Surat Shabd Yoga[6].
In filosofia
[modifica | modifica wikitesto]Dante Alighieri
[modifica | modifica wikitesto]Nella tradizione italiana medievale, Dante Alighieri sviluppò una concezione della gentilezza non fondata sulla nascita o la ricchezza, ma sulle qualità morali dell'individuo: il termine «gentile», derivato dal latino gentilis e in origine riferito all'appartenenza a una gens, aveva già assunto il significato di «nobile»; in Dante la gentilezza viene identificata con la nobiltà e comprende virtù quali la bontà, la pietà, la benignità e la simpatia.[7] Nella Vita nuova e nel Convivio Dante sottolinea inoltre gli effetti della virtù della persona sugli altri, descrivendo la bontà e la virtù dell'anima come «buona e utile» per gli altri e, più ampiamente, per «tutte le genti».[8] Il concetto non coincide con quello moderno di altruismo, ma costituisce uno degli antecedenti del lessico relativo alla benevolenza e alla virtù rivolta agli altri.
Auguste Comte
[modifica | modifica wikitesto]Auguste Comte, con un pensiero comune a tutta la corrente positivistica, teorizzò che l'altruismo umano è un istinto naturale del tutto simile all'egoismo: mentre quest'ultimo tende infatti alla conservazione del singolo individuo, l'altruismo è fondamentale per la conservazione della specie (il filosofo pone l'esempio dei genitori che possono arrivare a sacrificarsi per proteggere la prole) e persino, nelle forme più evolute, si può dire - sempre con Comte - che l'altruismo abbia giocato un ruolo rilevante nel mantenimento e nello sviluppo sociale del genere umano.[9]
Giacomo Leopardi
[modifica | modifica wikitesto]In Italia, un rapporto tra altruismo, amor proprio e virtù è presente anche nella riflessione di Giacomo Leopardi. Nello Zibaldone, Leopardi contrappone in più occasioni l'individualismo moderno alle forme di virtù e di partecipazione alla vita collettiva che attribuisce agli antichi, arrivando a definire l'egoismo moderno come ciò che «un tempo fu eroismo». L'«eroismo» leopardiano non coincide quindi propriamente con l'altruismo, ma indica una forma di amor proprio indirizzata anche verso la comunità, nella quale il bene individuale e quello collettivo potevano risultare maggiormente congiunti.[10][11]
Studi contemporanei
[modifica | modifica wikitesto]Il rapporto tra comportamenti rivolti al beneficio degli altri e benessere personale è stato studiato dalla psicologia sociale e dalle scienze comportamentali, in particolare nell'ambito dell'altruismo, del comportamento prosociale e del volontariato. Una revisione sistematica e meta-analisi di 27 studi sperimentali, per un totale di 4045 partecipanti, ha rilevato che gli atti di gentilezza producono, in media, un effetto positivo di entità piccola o moderata sul benessere soggettivo di chi li compie.[12] Una revisione della letteratura pubblicata nel 2024 ha inoltre riscontrato una relazione positiva tra comportamento prosociale e benessere psicologico, esaminando in particolare il ruolo della soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali di autonomia, competenza e relazione.[13]
Anche il rapporto tra sevā e benessere è stato oggetto di studi empirici. Una ricerca condotta su 156 membri della comunità sikh ha rilevato che una maggiore frequenza di partecipazione a pratiche rituali, tra cui la sevā, era associata a un maggiore benessere sociale e a un più forte senso di comunità; lo studio ha inoltre individuato nel senso di comunità un possibile fattore di mediazione di tale relazione.[14] Tali risultati riguardano principalmente il benessere soggettivo e sociale e non dimostrano che il servizio agli altri produca necessariamente, in ogni circostanza, un miglioramento della salute fisica.
Basi biologiche
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Comportamenti collaborativi a volte molto complessi che potrebbero essere interpretati come altruistici sono osservabili in molte specie animali, fatto che potrebbe sembrare in contrasto con la teoria evolutiva, basata sul concetto della sopravvivenza dell'individuo più adatto, quindi più portata a premiare strategie egoistiche.
La moderna biologia evolutiva, individuando nel gene il soggetto di base dell'evoluzione, utilizzando modelli matematici presi dalla teoria dei giochi, e sviluppando concetti come le strategie evolutivamente stabili, ha però messo in luce come i comportamenti apparentemente altruistici che si ritrovano in natura possano essere spiegati attraverso meccanismi evolutivi che comportano vantaggi per l'individuo o per la sua linea genetica.[15]
Ciò può avvenire secondo la cosiddetta selezione parentale, anticipata da Ronald Fisher e J. B. S. Haldane e formalizzata rigorosamente da William Donald Hamilton nel 1964, o, nel caso manchi la parentela diretta, secondo il meccanismo dell'altruismo reciproco proposto da Robert Trivers nel 1971.[16] In molti casi peraltro in natura risulta difficile separare questi modelli, probabilmente perché spesso sovrapposti tra loro. L'utilizzo di simulazioni eseguite con i computer o, più recentemente, di robot programmati appositamente per interagire in ambienti controllati, ha fornito ulteriore conferma a queste teorie.[17][18]
Le teorie basate invece su una presunta selezione di gruppo non riscuotono invece più molto credito nell'ambiente evoluzionistico, in quanto non sono risultate sostenibili con modelli rigorosi.[19]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Altruismo, su Enciclopedia delle scienze sociali, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Altruism, su Stanford Encyclopedia of Philosophy, Metaphysics Research Lab, Stanford University, 26 febbraio 2025.
- ↑ Altruismo, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Ronki Ram, Serving for the ‘spark of the ‘divine’: Conceptualizing seva in Sikhism, in Sikh Formations, 2026, DOI:10.1080/17448727.2026.2694169.
- ↑ Sevā, su The Concise Oxford Dictionary of World Religions, Oxford University Press.
- ↑ Come si può leggere negli scritti di Kirpal Singh qui disponibili
- ↑ Gioacchino Paparelli, Gentile, su Enciclopedia Dantesca, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Convivio, III, vii, su Princeton Dante Project, Princeton University.
- ↑ Altruismo, su Enciclopedia delle scienze sociali, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, pp. 878-879.
- ↑ Leopardi, Giacomo, su Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Oliver Scott Curry, Lee A. Rowland, Caspar J. Van Lissa, Sally Zlotowitz, John McAlaney, Harvey Whitehouse, Happy to help? A systematic review and meta-analysis of the effects of performing acts of kindness on the well-being of the actor, in Journal of Experimental Social Psychology, vol. 76, 2018, pp. 320-329, DOI:10.1016/j.jesp.2018.02.014.
- ↑ Yunxiang Chen, Prosocial Behavior and Well-Being: An Empirical Review of the Role of Basic Psychological Need Satisfaction, in The Journal of Psychology, vol. 158, n. 5, 2024, pp. 325-346, DOI:10.1080/00223980.2024.2307377.
- ↑ Khushbeen Kaur Sohi, Purnima Singh, Krutika Bopanna, Ritual Participation, Sense of Community, and Social Well-Being: A Study of Seva in the Sikh Community, in Journal of Religion and Health, vol. 57, n. 6, 2018, pp. 2066-2078, DOI:10.1007/s10943-017-0424-y.
- ↑ Edward O. Wilson, The Evolution of Social Behavior by Kin Selection, in The Quarterly Review of Biology, vol. 50, n. 1, 1975, pp. 3-17, DOI:10.1086/408298.
- ↑ Dawkins, op. cit.
- ↑ L'altruismo spiegato ai robot (PDF), in L'Espresso, 9 febbraio 2012, 92-93.
- ↑ Stefano Dalla Casa, Robot altruisti, su oggiscienza.wordpress.com, Oggiscienza, 10 maggio 2011. URL consultato il 14 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 28 marzo 2013).
- ↑ Dawkins, op. cit., pag. 9-11
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Richard Dawkins, Il gene egoista, traduzione di Giorgio Corte e Adriana Serra, I edizione collana Oscar saggi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1995, ISBN 88-04-39318-1.
- Bruno E.G. Fuoco, Le nostre scelte nella Rete della Vita.I vantaggi della vita empatica, cooperativa e fraterna, Youcanprint, 2014, ISBN 978-88-911-5949-6.
- Renato Vignati Lo sguardo sull'altro. L'indagine psicologica sui fattori di aiuto, PsicoIn, anno X, n.1, nov. 2014, Issn: 2039-4101
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) altruism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Altruismo, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls.
- (EN) Richard Kraut, Altruism, su Stanford Encyclopedia of Philosophy, 25 agosto 2016.
- (EN) Altruismo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
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