Da oggi questa newsletter si chiama Punto di non ritorno.
Grazie a chi è qui dall’inizio, e a chi si è appena aggiunto.
Cosa è la vita? Una di quelle domande che da sempre attanaglia l’essere umano (e forse altri animali). Le vie per rispondere a questa domanda sono molteplici: si può seguire la filosofia, la religione, la scienza o anche delle credenze personali ma in qualche modo cercheremo di dare un significato, e così un senso, alla nostra esperienza terrena.
Non sono qua per dare risposte ma per cercare di ampliare il significato di quello che noi consideriamo “vivo”, andando oltre la prigione antropocentrica che per molto tempo ha considerato le nostre condizioni fisiologiche come le uniche che permettessero l’esistenza.
Io come sempre over-stimolata dalla vita
In questo periodo sono stati molti gli stimoli che mi hanno spinta ad addentrarmi in questo argomento.
Un mese fa ho partecipato al webinar dal titolo “Ipotesi chimica sull’origine della vita” dove il chimico Piero Ugliengo (autore de La vita inizia qui) ha esplorato l’origine degli elementi chimici cercando di dare una risposta completa ed esauriente alla grande domanda con cui ho aperto la newsletter di oggi.
La tavola periodica qui riportata è codificata con colori diversi per indicare le ipotesi più plausibili riguardo all’origine nucleare di tutti gli elementi conosciuti (nucleosintesi).

Negli stessi giorni, ascoltando Scientificast, ho risentito la voce di Donato Giovannelli, professore ordinario di microbiologia presso la Federico II di Napoli. Conobbi le sue ricerche nella serie podcast Abissi su Rai Play Sound in cui viene seguita una missione scientifica del microbiologo e il suo team a 2500 metri di profondità per studiare i microrganismi che vivono laggiù.
Qualche settimana fa, a casa per un brutto raffreddore, non sapevo cosa guardare. Come spesso accade, abbiamo tutte le piattaforme possibili e immaginabili ma noi niente restiamo inermi di fronte alle infinite possibilità. Così, a caso o per serendipità, mi sono imbattuta in una docu-serie di National Geographic “Artic Ascent” che segue il grande scalatore Alex Honnold (potresti averlo visto in Free Solo sempre su Disney plus) in una spedizione per scalare una delle pareti rocciose più alte mai scalate della Groenlandia. A questa impresa ambiziosa si affianca un altro obiettivo altrettanto significativo: la glaciologa Heidi Silvestre è con il team di scalatori, esploratori e guide per condurre una ricerca scientifica senza precedenti in una delle zone più remote e meno studiate dell’Artico.
Alla ricerca della vita dove sembra impossibile immaginarla
Tutto questo si riconnette all’incipit di oggi quando parliamo di forme di vita capaci di prosperare in condizioni che per noi sarebbero proibitive: gli organismi estremofili.
Il termine estremofilo venne coniato nel 1974 dal biologo americano Robert D. MacElroy, nell’articolo pubblicato su Biosystems dal titolo “Some microorganisms thrive under extreme environmental conditions”, segnando una rivoluzione che ha trasformato la microbiologia e l'astrobiologia.
Some microorganisms thrive under extreme environmental conditions.
MacElroy RD. Some comments on the evolution of extremophiles. Biosystems. 1974;6:74–75. doi: 10.1016/0303-2647(74)90026-4.
Tassonomia degli adattamenti
L'esistenza di organismi che prosperano in condizioni estreme non è una mera curiosità, ma la prova che la vita è una forza intrinsecamente adattiva. Studiandoli, si è compreso che la biosfera non è un fragile strato superficiale, ma una rete resiliente che sfida costantemente i limiti della chimica e della fisica.
A oggi ne sono stati classificati moltissimi, che fanno parte dei tre domini della vita che conosciamo (batteri, archea ed eucarioti).
Solo per citarne alcuni:
Termofili: tutti quegli organismi che, grazie alla presenza di particolari enzimi, riescono a sopravvivere ad alte temperature (come sorgenti termali e camini idrotermali) cibandosi di sostanze inorganiche;
Barofili: organismi che abitano le profondità della terra e degli oceani, sopportando pressioni superiori a 100MPa;
Psicrofili: organismi che utilizzano proteine antigelo per dominare i ghiacci perenni;
Tardigradi: sono dei poliestremofili che riescono a sopravvivere al vuoto cosmico e a radiazioni estreme. Prendono anche il nome di orsi d’acqua per la capacità di chiudersi in uno stato a barile che gli permette di abbassare il loro tasso metabolico e di vivere in anidrobiosi per decadi.
Eonofili, maestri del tempo
La sopravvivenza estrema richiede una riprogettazione fondamentale della materia vivente ma anche del ciclo di vita.
Da molti vengono spesso considerati immortali ma è recentemente comparso un termine che rende maggiore giustizia alla complessità di questi organismi.
I biogeochimici Karen G. Lloyd e Andrew D. Steen del dipartimento di microbiologia del Tennesse, in un articolo del 2025 su Nature Microbiology propongono il termine aeonophiles (eonofili) per descrivere organismi estremofili con tempi di vita non conformi alle scale temporali umane.
dal greco aeon (eone, un’era immensamente lunga) e philos (che ama)
La giornata dell’eonofilo
Per capire davvero il punto di vista di un eonofilo, proviamo questo esperimento mentale che viene proposto nell’articolo L’eterno riposo degli eonofili di Karen G. Lloyd presente nel Numero 1651 del 6 febbraio 2026 di Internazionale.
Proviamo a fare un esperimento mentale per superare i nostri preconcetti sulla durata della vita. Immaginiamo che la vita umana duri solo 24 ore. Nasciamo a mezzanotte, a colazione ci ribelliamo ai nostri genitori, poco prima di pranzo ci sistemiamo e facciamo dei figli, e verso l’ora di cena andiamo in pensione per dedicarci alla pesca. A mezzanotte, i nostri cari (nati poche ore prima) si stringono intorno a noi, tenendoci la mano mentre ci spegniamo serenamente alla veneranda età di un giorno. Se tutti vivessero così, centinaia di generazioni umane si succederebbero nel corso di un solo inverno. In quel lasso di tempo, che rappresenterebbe una fetta significativa della storia umana, gli alberi decidui resterebbero spogli e apparentemente morti. La loro “morte permanente” sarebbe considerata un fatto indiscutibile, e gli scienziati cercherebbero di capire se gli alberi sono davvero vivi, dato che non crescono e non si riproducono. Certo, andando molto indietro nelle generazioni, questi ipotetici esseri umani avrebbero assistito all’autunno o perfino all’estate, ma sarebbe un evento talmente remoto che forse se ne sarebbe persa la memoria. Noi umani che viviamo decenni sappiamo che gli alberi stanno aspettando l’estate. Ma gli umani che vivono solo un giorno resterebbero del tutto spiazzati.
Agli occhi degli eonofili noi siamo come gli umani e loro come gli alberi di questa metafora. Le nostre vite scorrono troppo velocemente per cogliere i segnali di un loro possibile risveglio.
Con il loro ritmo di vita lentissimo, gli eonofili ci costringono a ripensare il confine tra ciò che è vivo e ciò che non lo è. Come possiamo distinguerli in modo scientifico? Per trovare una risposta, dobbiamo pensare alla vita come a un fenomeno energetico, guardando attraverso la lente della termodinamica.
L’esistenza degli eonofili amplia enormemente la finestra temporale entro cui possiamo cercare tracce di vita nell’universo e anche per questo vengono chiamati anche organismi intraterrestri. Se la vita su altri pianeti procedesse con una lentezza estrema, potrebbe risultare quasi invisibile ai nostri strumenti.
C’è vita su Marte?
Quando osserviamo altri corpi celesti, cerchiamo cambiamenti che indichino attività biologica. Ma se quella vita si muove su scale temporali immensamente più lunghe delle nostre, potremmo non accorgerci di nulla, semplicemente perché non cambia abbastanza mentre la guardiamo.
Non è affatto escluso che sotto la superficie di Marte o nelle profondità oceaniche di Europa (luna di Giove) esistano forme di vita attive, ma con un ciclo vitale troppo lento rispetto a quello a cui siamo abituati.
Una visione sistemica
Torniamo dove abbiamo iniziato: Cosa è la vita?
Da un punto di vista biochimico possiamo attingere alla definizione operazionale di vita fornita dai neurofisiologi cileni Humberto R. Maturana e Francisco J.Varela nel libro Autopoiesi e cognizione, che può essere riassunta così:
Un sistema è vivo se è capace di servirsi del flusso esterno di materia/energia per la rete di processi interni di automantenimento (omeostasi) e produzione dei suoi propri componenti (autopoiesi).
Sempre vedendo ogni sistema vivente come interagente, in qualche forma, con il pianeta. Prendendo le parole di Giovannelli in un’intervista su Repubblica:
L'interazione tra la vita e il nostro pianeta è una strada a due vie, dove il pianeta costringe la vita ad adattarsi e la vita modifica il pianeta, in una specie di danza a due, un ballo intrigante in cui ad ogni cambiamento dell'uno corrisponde una variazione dell'altro.
C’è vita sopra i 3000 kelvin
Per ora, prendendo le parole della biogeochimica Lloyd per Quanta Magazine, “Non abbiamo ancora trovato una profondità alla quale la vita cessi di esistere”.
“We have not yet encountered a depth at which life ceases to exist”
Per concludere, possiamo quindi dire a gran voce che Giorgio Poi si sbaglia quando dice che non c’è vita sopra i 3000 kelvin (altra fissa del mese che mi ha accompagnata nella scrittura di questo pezzo).
Un ringraziamento speciale a voi per avermi letto anche questa volta, a Fabio Quartieri per il lavoro di editing e a Simone Ramello per il nuovo logo✨
Punto di non ritorno è il mio nuovo progetto: se vi piace quello che sta diventando e vorreste vedermi crescere, offritemi un caffè☕
Potete trovarmi anche su Instagram: se ti va seguimi e fammi sapere che ne pensi
Riferimenti:
Rekadwad BN, Li WJ, Gonzalez JM, Punchappady Devasya R, Ananthapadmanabha Bhagwath A, Urana R, Parwez K. Extremophiles: the species that evolve and survive under hostile conditions. 3 Biotech. 2023 Sep;13(9):316. doi: 10.1007/s13205-023-03733-6. Epub 2023 Aug 25. PMID: 37637002; PMCID: PMC10457277.
Lloyd, Karen & Steen, Andrew. (2025). Defining ultra-slow-growing extremophilic microorganisms as aeonophiles. Nature Microbiology. 10. 10.1038/s41564-025-02048-x.
Cowan, D.A., Albers, S.V., Antranikian, G. et al. Extremophiles in a changing world. Extremophiles 28, 26 (2024). https://doi.org/10.1007/s00792-024-01341-7
Rampelotto, P.H. Extremophiles and Extreme Environments: A Decade of Progress and Challenges. Life 2024, 14, 382. https://doi.org/10.3390/life14030382

